Sabato, 24 Novembre 2012 13:00

nuova puntata delle telenovela: l'IMU la pagano davvero tutti?

Si torna ancora a parlare di IMU per la Chiesa e le banche. Insomma, la nuova tassa a pagano anche le cosiddette "categorie protette"? A quanto pare no: a meno che l'ente sia benefico - cioè non percepisca reddito derivante da un'attività commerciale - l'IMU si deve pagare. Quindi banche e immobili affittati dalla chiesa chiaramente sono trattati come i poveri italiani. Questa la teoria: per la pratica aspettiamo nuove puntate.

Tutti gli italiani pagano l'IMU, fin qui è chiaro a tutti. Ma alcune classi di contribuenti - ospedali, scuole ed alberghi gestite da enti cosiddetti "no profit", Chiesa e banche comprese (già, anche le banche!) - in prima ipotesi erano esonerate dalla tassa. Ma un nuovo decreto ad hoc cambia la situazione: il regolamento sull'IMU degli enti no profit (decreto del Ministero dell'Economia e Finanze n.200 del 19 novembre 2012), pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 274 del 23 novembre, corretto a seguito dei rilievi espressi dal Consiglio di Stato, obbliga ogni esercizio commerciale a fare il proprio dovere di contribuente, nessuno escluso. Quindi, sono escluse in linea di principio solo quelle attività propriamente a titolo gratuito (e non la semplice appartenenza ad un'organizzazione no-profit, come la Chiesa) o comunque ove sia previsto un importo assolutamente sotto gli standard di mercato, quale un mero contributo spese.

Quindi, si legge nel testo del decreto, le attività assistenziali e sanitarie erogate da strutture convenzionate si considereranno effettuate con modalità non commerciali quando sono svolte in modo gratuito, "salvo eventuali importi di partecipazione alla spesa previsti dall'ordinamento per la copertura del servizio universale". Oppure, le strutture non convenzionate con Stato, regioni ed enti locali, l'esenzione IMU scatta solo se l'attività è svolta a titolo gratuito o dietro pagamento di un importo simbolico che in ogni caso non potrà superare la metà dei corrispettivi medi previsti per analoghe attività svolte con modalità concorrenziali nello stesso ambito territoriale, tenuto anche conto "dell'assenza di relazione con il costo effettivo del servizio".

Le attività didattiche delle scuole paritarie saranno considerate non commerciali quando - oltre ad assicurare l'accoglienza degli alunni portatori di handicap, l'applicazione della contrattazione collettiva al personale e l'adeguamento delle strutture agli standard previsti - sono svolte a titolo gratuito o dietro pagamento di una cifra simbolica tale "da coprire solamente una frazione del costo effettivo del servizio", tenuto conto, anche in questo caso, "dell'assenza di relazione con lo stesso".

Analogo discorso per gli alberghi e le foresterie: potranno godere dell'agevolazione IMU se la tariffa richiesta è gratuita, simbolica o comunque non superiore alla metà dei prezzi medi di mercato praticati per la stessa attività in un determinato ambito territoriale. Alla stessa regola non sfuggono anche le attività culturali, ricreative e sportive: sono considerate non commerciali solo alle condizioni di cui sopra.

A questo punto verrebbe da pensare che, per cadere nel caso di esenzione IMU, basta dichiarare di percepire un pagamento ridicolo, lasciando quindi "fuori busta" l'importo vero. Ed il gioco è fatto: di nuovo un'altra situazione all'italiana, oppure stavolta l'onestà del contribuente avrà la meglio?

 

FONTE: http://italiaoggi.it

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