Venerdì, 20 Gennaio 2017 15:53

novità sui ricorsi contro gli autovelox

Nuovi aspetti di interesse per gli automobilisti colpiti da sanzioni per eccesso di velocità rilevata da autovelox: l'omologazione del dispositivo di misura non basta perché la multa sia legittima. Vediamo come valorizzare tale aspetto.

In questo articolo avevamo parlato di alcuni elementi che possono rendere efficace il nostro eventuale ricorso di fronte ad una multa da autovelox. Vediamone altri.

Di fronte ad un ricorso, tipicamente davanti ad un giudice di pace, contro una multa da autovelox, l'autorità sanzionatoria - polizia, di solito - si ritiene nel giusto dimonstrando che il modello di autovelox impiegato è perfettamente a norma, dichiarazione che di massima può facilmente produrre la ditta che lo produce.

Ebbene, non basta. Vediamo come, e soprattutto in che modo sfruttare tale importante dettaglio per evitare il pagamento della multa.

Come detto, in sede di ricorso contro una multa rilevata da autovelox non basta provare che il modello in questione sia omologato per concludere la misura di velocità è perfettamente eseguita e quindi la multa è da pagare. D'altronde, quelle in seguito a rilevazione tramite autovelox sono tra le tipologie di multe più frequenti e più contestate: la buona notizia è che tra i motivi cui appigliarsi per rendere efficace il ricorso contro il verbale per eccesso di velocità vi è certamente l'omologazione del dispositivo di autovelox. Aspetto la cui verifica spetta alla Pubblica Amministrazione, a prescindere dal ricorso del cittadino.

Arriviamo quindi al punto: una sentenza emessa dal giudice di pace del tribunale di Treviso, la numero 1007 del 2016, chiarisce come debba essere dimostrato che l'autovelox utilizzato per la sanzione sia correttamente funzionante, e non il generico modello prodotto dal costruttore. Insomma, è troppo generico mostrare l'omologazione del modello fornito alle Forze di Polizia, occorre che la PA dimostri che lo specifico esemplare sia esente da errori invalidanti la multa.

Finale, il giudice di pace di Treviso ha dato ragione al ricorrente, e pertanto quest’ultimo non ha dovuto pagare la multa per eccesso di velocità. A seguire, anche la Suprema Corte di Cassazione ha confermato la sentenza, ossia ha ribadito che doveva essere prodotto in giudizio il certificato di conformità dell'autovelox usato.

 

FONTE: https://www.investireoggi.it

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