Venerdì, 04 Marzo 2016 12:00

mutuo a tasso fisso o variabile: come scegliere

In tempi di inflazione zero, come comportarsi nella scelta del tasso da applicare al proprio mutuo? Ecco una guida su come decidere.

Mario Draghi, governatore della BCE, ha più o meno esplicitamente dichiarato all’ultimo board di gennaio scorso che, con la seconda riunione annuale di marzo, la Banca Centrale dovrebbe avviare altri stimoli monetari, con l'intento di ravvivare l’inflazione in Europa, nel frattempo di fatto negativa (dato di febbraio -0,2% dopo 5 mesi. Tradotto, si prevedono nuova liquidità irrorate sui mercati finanziari ed un verosimile taglio dei tassi overnight.

E allora, quali sono gli effetti di tali misure sulle vite ordinarie dei cittadini italiani? E' la domanda di coloro che hanno recentemente acceso un mutuo per l’acquisto di una casa o che si accingono adesso a farlo. E quindi, potrebbero trovarsi disorientati rispetto alla scelta tra l’opzione a tasso fisso e quella a tasso variabile.

Partiamo col ricordare che i mutui a tasso fisso sono quelli il cui importo della rata non varia al variare dei tassi di mercato. Sono da un certo punto di vista sicuri - nel senso che indipendentemente dal mercato si sa quanto costano - ma allo stesso tempo privano il beneficiario della possibilità di sfruttare eventuali fasi di discesa dei tassi.

Generalmente i mutui a tasso fisso sono agganciati all’EURIRS (Euro Interest Rate Swap), cioè al tasso medio swap di riferimento dell’Eurozona per una data scadenza.

Facciamo un esempio: un mutuo ventennale è legato all’EURIRS a 20 anni, al quale la banca erogante il mutuo aggiunge uno spread. E quindi, oggi l’EURIRS a 20 anni è poco sopra l’1% - pensate, prima dello scoppio della crisi finanziaria del 2008 valeva mediamente il 4,70%.

Di conseguenza, attualmente è indubbiamente conveniente per un cliente acquistare casa con un mutuo a tasso fisso, anche se le prospettive offerte dal tasso variabile sono altrettanto allettanti. Perché il tasso variabile è agganciato all’EURIBOR, tipicamente con scadenza a 1 o 3 mesi.

Pensate, l'EURIBOR a un mese oggi è a valori negativi (-0,28%) ed in calo rispetto all’inizio dell’anno. Prima della crisi, era intorno al 4%. Quindi, anche la scelta del tasso variabile è indubbiamente conveniente rispetto ai mesi passati. Ma attenzione, a noi interessa la prospettiva per il futuro e non il passato: pensando ad un mutuo ventennale, ai fini del calcolo degli interessi corrisposti alla banca sono fondamentali i primi 5-10 anni. E quindi ci chiediamo: come sarà l'EURIBOR nei prossimi 5-10 anni? Rimarrà come oggi o aumenterà tornando ai valori pre-crisi?

Per capire cosa ci dobbiamo attendere nei prossimi anni, occorre gaurdare alle aspettative del mercato per l’inflazione, che è proprio il target a cui punta la BCE. Prendendo per attendibile la differenza tra i rendimenti dei BTP a cedola fissa e quelli dei BTP legati all’inflazione, entrambi con scadenza nel 2023, abbiamo che gli investitori oggi prevedono un’inflazione intorno all’1,2% per i prossimi 8 anni, ossia ben al di sotto dell’obiettivo di quasi il 2% della BCE. Ovvero, l'inflazione è estremamente improbabile che ritorni nel medio periodo ai valori pre-crisi.

Andando avani nell'analisi, sembra che il clima sui mercati sia incline a favorire bassi tassi ancora per lungo periodo, viste la scarsa fiducia sulla crescita dei prezzi. Se lo scenario venisse confermato, chi oggi accende un mutuo a tasso variabile guarderà con un certo ottimismo all’andamento del mercato negli anni di maggiore impatto per la rata periodica sostenuta (come detto, i primi 5-10 anni). Infatti, ipotizzando che l’inflazione resti al di sotto del target della BCE nei prossimi 5-10 anni per poi risalire progressivamente, ci sarebbe tempo per sfruttare la fase dei bassi tassi e quindi godere di una rata più bassa di quella che si sosterrebbe con un mutuo a tasso fisso (che già oggi è conveniente).

E' chiaro che arriverà il momento in cui il tasso variabile diverrà meno conveniente del fisso, ma, gaurdando allo sviluppo del mutuo per tutta la sua durata, l’impatto sulle rate residue sarebbe contenuto e non tale da annullare il beneficio goduto nei primi anni.

Ricordiamolo, però: tutto ciò è una previsione, pur ragionata e basata su solide basi, ma comunque non una certezza: se contro ogni pronostico l’inflazione risalisse velocemente, indurrebbe la BCE a reagire con una stretta monetaria meno graduale delle attese, ed in finale lo scenario muterebbe in senso inatteso, rendendo la scelta del tasso variabile sconveniente.

Anche per questo motivo, il mercato offre soluzioni equilibrate, come il mutuo a tasso variabile con cap, che quindi fissa un limite massimo agli interessi applicati. O, ancora, il mutuo a tasso variabile con rata costante, in cui muta il periodo dell’ammortamento (cioè la durata). Infine, alcune banche offrono anche la possibilità di passare dall’uno all’altro tipo di mutuo nel corso dell’ammortamento, adattandosi convenientemente alle variazioni del mercato.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

Letto 492 volte