Venerdì, 09 Dicembre 2016 18:19

mutui casa: la situazione, come scegliere e cosa c'entra la BCE

La crisi imperversa e le famiglie italiane hanno sempre meno risorse per l'acquisto della casa. E allora facciamo attenzione: a seguito delle politiche e misure economiche varate dalla BCE, il consiglio per chi deve scegliere la forma più opportuna per accedere al mutuo casa è di orientarsi verso un tasso variabile. Vediamo come e perché.

Secondo i dati dell'osservatorio del CRIF (Centrale RIschi Finanziari), nell'anno in corso si è misurato un aumento delle richieste di mutui per l'acquisto di immobili del 12,7% rispetto allo stesso periodo del 2015. In particolare, a novembre le richieste di mutuo sono cresciute del 13,2% su base annua - surroghe incluse. Apriamo la parentesi per chi si chiede cosa siano le surroghe: altrimenti detta 'portabilità', è la procedura introdotta dal decreto 40/2007, la cosiddetta legge Bersani, per trasferire il proprio mutuo a costo zero dalla banca con cui il contratto di mutuo è in essere ad un altro istituto dove le condizioni sono più convenienti.

Coerentemente con tali dati, anche l'importo medio delle somme richieste per comprare un immobile attraverso il prestito della banca è in crescita: circa 126 mila euro misurati nell'ultimo mese, in netto rialzo dai 121 mila dello stesso mese del 2015. Fuori tutto, il valore medio nei primi 11 mesi del 2016 è stato di 123 mila euro. Insomma, la gente accede maggiormente ai mutui casa. E guardando la fascia di età, scopriamo che le maggiori richieste di mutuo sono pervenute dalla fascia 35 - 44 anni, con una durata tipica tra i 16 ed i 20 anni. Tradotto in utente tipo, mediamente in Italia un quarantenne chiede in banca 126 mila euro per 18 anni, quindi finirà di pagarlo a 58 anni, ossia almeno 5 anni prima della pensione.

Fine delle buone notizie. E' vero che si chiedono più mutui, ma questo non vuol dire che la gente sia parimenti più ricca. un'indagine ISTAT volta a verificare le condizioni di vita degli italiani ha riscontrato che il 5,4% delle famiglie nel Belpaese già nel 2015 era indietro sui pagamenti dei mutui e degli affitti: si tratta del numero più alto mai riscontrato da undici anni di rilevazioni dell'ente di statistica. Andando a distinguere regione per regione, nel nord - est il 4,7% dei cittadini risulta in difficoltà con la tempistica degli impegni sui pagamenti di casa. Mentre come al solito la situazione al sud peggiora: la percentuale sale al 6,9%. Guardando alle fasce di età, ecco che sotto i 35 anni il dato cresce al 12%, diversamente dagli anziani: oltre i 65 anni la stessa misura è pari al solo 1,5%. Leggiamo quindi un dato purtroppo non nuovo: le difficoltà economiche sono soprattutto al sud, e soprattutto tra i giovani nella fascia di età realisticamente con difficoltà lavorative.

Ancora dati drammatici: sempre secondo l'ISTAT, tre famiglie su quattro non risultano in grado di mettere da parte alcunché a fine mese: addirittura il 71,6% del campione non dimostra alcuna capacità di risparmio: a fine mese la bilancia di ingressi ed uscite va in pareggio.

Di fronte a questo scenario è fondamentale scegliere bene la forma di mutuo, in modo da non ipotecare il proprio futuro di qui a vent'anni in modo poco oculato. Ossia, le ristrettezze economiche impongono alle famiglie italiane di scegliere il mutuo casa con il tasso più conveniente. E quindi arriviamo al solito dilemma: mutuo a tasso fisso o variabile?

Dopo mesi in cui la scelta sarebbe necessariamente ricaduta sui mutui a tasso fisso, in virtù del fatto che le condizioni favorevoli di mercato sembravano difficilmente ripetibili nel futuro e quindi era saggio 'bloccare' il tasso a scanso di futuri aumenti, oggi la situazione è diversa. I mutui a tasso variabile sono da considerarsi più convenienti.

Infatti, le stime parlano di una la risalita dei tassi di mercato solo per quel che riguarda la curva a medio - lunga scadenza: il surriscaldamento delle aspettative d'inflazione non è d'altronde prevista a breve termine, ma più verosimilmente si verificherà nel corso dei prossimi anni. Pertanto, visto che la quota di interessi del mutuo si paga nei primissimi anni, ecco che non è conveniente andare su mutui a tasso fisso: i mutui a tasso variabile sono invece agganciati all’EURIBOR da 1 a 12 mesi, come dire che rispecchiano l'andamento dei tassi medi di mercato a breve termine, i quali appunto non sono ancora affetti dal rialzo dei rendimenti dei titoli di stato e delle obbligazioni private (tuttavia il rialzo è in corso, iniziato da agosto scorso ed in accelerazione nell’ultimo mese).

Il quadro è stato d'altronde reso ancora più chiaro dalla BCE, che proprio ieri ha confermato l'intento ad acquistare bond a partire dalle scadenze residue di un anno, compresi quelli con rendimenti inferiori al -0,4% (finora era questo il limite negativo fissato). Che vuol dire? Significa che ciò provocherà un aumento degli acquisti di titoli a breve scadenza, che si dovrebbe tradurre in una curva dei rendimenti più ripida, e nel 2017 dovrebbe portare a un ulteriore calo dei tassi a breve termine ed una contestuale risalita di quelli a lungo termine. Finale, coloro che avranno sottoscritto mutui a tasso variabile ne beneficeranno, mentre saranno meno convenienti i mutui di nuova stipula a tasso fisso.

 

FONTE: https://www.investireoggi.it

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