Venerdì, 25 Gennaio 2013 13:00

MPS in crisi. chi deve temere?

Da quando è iniziata la crisi, intorno al 2008-2009, ogni volta che qualche gruppo bancario o affini minaccia crisi ognuno si guarda in tasca temendo ricadute su se stesso. In questo caso, i correntisti stiano tranquilli visto che la crisi del gruppo senese non riguarda la sua solvibilità. Invece, gli azionisti dovrebbero dormire sonni meno tranquilli. Vediamo i dettagli.

Monte dei Paschi di Siena è in crisi. Ma che tipo di crisi? I correntisti devono correre allo sportello e ritirare tutto? Facciamo un po' di pulizia di idee.

MPS ha delle difficoltà, ma il gruppo sta tranquillo forte di una promessa di 3,9 miliardi di euro di liquidità prestata dallo Stato. Cioè, una volta e mezza il suo valore in borso.  In ogni caso, i suoi problemi non sono certo di solvibilità e men che mai di liquidità. Insomma, i soldi per coprire il prelievo dai conti oggi li ha, e non c'è alcun motivo di pensare che domani non li avrà. Se proprio volete i tecnicismi, il punto è che MPS oggi non ha i requisiti minimi (parametri di performance) imposti dall’EBA (European Banking Authority) che prevedono da un anno a questa parte criteri patrimoniali più stringenti, come il Core Tier1 minimo del 9%: fino a pochi mesi fa era al 5,5%.

Oltretutto, semmai MPS andasse in crisi anche di solvibilità, interverrebbe il fondo interbancario di tutela dei depositi, una sorta di assicurazione trasparente ai comuni correntisti che prevede la copertura fino a 100 mila euro per ciascun titolare (non ciascun conto conto corrente, attenzione). Fino a tale cifra, quindi, i risparmi del correntista non possono essere toccati dalla banca, nemmeno se questa dovesse chiudere battenti. E il rimborso avverrebbe entro 20 giorni lavorativi, più altri dieci in caso di proroga da parte della Banca d’Italia. In un mese al massimo, insomma, ciascuno sarebbe in pieno possesso della somma depositata (sempre fino al tetto citato: oltre ciò le cose potrebbero "complicarsi"). Oltretutto, in caso di conti cointestati, ciascun cointestatario avrebbe diritto fino a 100 mila euro di rimborso.

Va bene. Allora, chi rischia - visto che dalle cronache pare che anche la dirigenza MPS non stia piangendo miseria nonostante gli esiti fallimentari della propria impresa?

Allora, nel caso di depositi di azioni, titoli di stato, oro e obbligazioni il problema non sussiste: se la banca fallisce, tornano al legittimo proprietario. Ma non è così se si parla di azioni o comunque titoli MPS: qui il rischio esista, eccome, pur con alcuni gradi di copertura dal rischio. Tanto per fare un esempio, non sarebbe buona tattica ritirare subito le obbligazioni MPS; quindi prima della scadenza, in quanto il rischio di mancato rimborso alla scadenza è minimo, mentre in queste sedute i titoli potrebbero anche sprofondare per l’effetto psicologico degli scandali, causando perdite anche rilevanti di capitale. Per quanto concerne invece le azioni, gli analisti prevedono un prezzo obiettivo grosso modo simile ai valori attuali, avendo anche scontato le perdite prima nascoste dai dati ufficiali.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

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