Domenica, 19 Marzo 2017 10:44

Minzolini sì, Berlusconi no: la legge NON è uguale per tutti

La legge non è uguale per tutti: spiace tantissimo dirlo ma è così. O almeno così appare chiaro dopo aver visto il condannato Minzolini salvato per la carica di senatore, mentre nel 2013 Berlusconi fu cacciato a pedate nel sedere. La norma di riferimento era ed è ancora la stessa, la legge Severino, e non ammette casi particolari o deroghe. Ma la casta la applica ad personam.

Dopo aver letto in questo articolo la versione di Razzi sulla politica italiana ed i privilegi incrollabili della casta, vediamo oggi un altro triste episodio per l'opinione degli elettori verso chi li rappresenta.

Come abbiamo letto da più parti, il Movimento 5 Stelle grida all'incostituzionalità: un giorno Forza Italia ha salvato Lotti dalla mozione grillina di sfiducia per i noti fatti CONSIP, il giorno dopo viene votata la decadenza da senatore di Augusto Minzolini, condannato a più di due anni in via definitiva per illeciti, ed ovviamente grazie al PD viene salvato. Che sia chiamato voto di scambio o reciproco favore fate voi, fatto sta che una mano ha palesemente lavato l'altra (e tutte e due continuano impunite a fare quello che facevano prima).

Concentriamoci su Minzolini: 57 senatori democratici su 99, un po' di tutte le correnti, giovedì scorso hanno partecipato con voto a favore, si sono astenuti piuttosto che si sono dati per assenti partecipando così tutti al salvataggio della sua poltrona in Senato. Rifiutandosi, nei fatti, di applicare una legge dello Stato, la legge Severino, la quale prevede senza alcun giudizio ulteriore la decadenza per chi venga condannato definitivamente per alcuni reati a pene superiori ai due anni. E, beninteso, è il caso del 'Direttorissimo', che aveva collezionato una condanna passata in definitivo per due anni e sei mesi a fronte di un accertato peculato, con pena accessoria addirittura di interdizione dai pubblici uffici. Come se il Senato fosse  invece un circolo privato di bocciofila. 

Usiamo un attimo la macchina del tempo e torniamo al 2013, quando di dubbi non ce ne furono molti nel decidere come votare la decadenza dalla stessa poltrona di Silvio Berlusconi, dopo la condanna per frode fiscale. Allora il PD gridava all'unisono che la legge era chiara e andava solo applicata.

Ebbene, ricordiamo cosa dissero i tanti giudici solenni di allora, ed oggi salvatori di un pari caso.

"Il voto sulla decadenza è un nostro dovere nei confronti della legalità. È la prima volta che sento definire ‘colpo di Stato’ la rigorosa applicazione delle legge. Per il PD non bisogna far altro che prendere atto della sentenza della Cassazione”. Luigi Zanda - capogruppo del PD in senato, che giovedì ha lasciato libertà di coscienza ai propri senatori.

“Il giudizio sulle procedure seguite dalla giunta che hanno determinato la decadenza di Berlusconi lo potrei condensare in un aggettivo: ineccepibile”. Anna Finocchiaro, assente al voto di giovedì.

“La legalità deve prevalere sulle ragioni della politica politicante. Una volta riconosciuto a Berlusconi il diritto alla difesa, cioè a manifestare il proprio punto di vista, si voterà. Non bisogna usare il diritto politico alla difesa come il quarto grado di giudizio”. Massimo Mucchetti - ha votato contro la decadenza di Minzolini.

“La decadenza è un atto scontato, determinato dalla condanna in terzo grado e dall’applicazione della Severino”. Andrea Marcucci - astenuto.

“Tutte le evidenze spingono nella direzione del sì alla decadenza, ma il PD esaminerà il caso in punto di diritto, con attenzione e serietà. L’unica cosa che possono chiederci è un giudizio attento e scrupoloso”. Giorgio Tonini - altro salvatore di Minzolini.

“La decadenza di Silvio Berlusconi è la normale conseguenza dell’applicazione della legge Severino, voluta e votata dallo stesso centrodestra. Si riconosce che la legge è uguale per tutti. Dopo tre gradi di giudizio correttezza avrebbe voluto che fosse lo stesso Berlusconi a fare un passo indietro”. Rosa Maria Di Giorgi - altra salvatrice di Minzolini.

“L’applicazione della legge Severino contro la corruzione negli organi legislativi e amministrativi contribuisce a ridare al nostro Paese almeno in parte, agli occhi della comunità internazionale, una credibilità come Stato di diritto”. Pietro Ichino - altro salvatore di Minzolini.

“La decadenza dalla carica non è una sanzione penale né amministrativa, ma una semplice conseguenza del verificarsi di un fatto da cui la legge fa dipendere la preclusione a mantenere cariche elettive: la condanna definitiva per alcuni reati. Votare la decadenza è un atto dovuto”. Francesco Scalia - altro salvatore di Minzolini.

“Credo che Berlusconi stia facendo una battaglia tecnica e giuridica riuscendo a trasformare con un’abile mossa semplice una presa d’atto da parte del Senato in una battaglia politica, dove sembra che sia il Senato a dare la sentenza. Ricordo che la sentenza è già stata emessa da un tribunale, non dal Parlamento”. Matteo Renzi - non vota in Senato, ma certamente ha dettato la linea da seguire ai suoi colleghi di fronda.

“Nella giunta delle elezioni del Senato c’è un pezzo di Friuli Venezia Giulia con la senatrice Isabella De Monte, la quale ha le idee chiare ed ha già detto che non si contratta il rispetto della legge con la stabilità. La legalità è un principio fondante, siamo qui anche per questo”. Debora Serracchiani - stesso discorso di Renzi.

“Nessun baratto è possibile tra principi dello Stato di diritto e un governo”. Dario Franceschini - oggi al governo come Ministro delle Attività Culturali e del Turismo.

La domanda ce la possiamo porre, anche se l'idea ce la siamo già fatta su come funziona la giustizia all'interno della casta: ma tutta questa gente cambia idea così facilmente?

 

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it

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