Domenica, 28 Luglio 2013 20:40

meno gente in pensione. INPS, obiettivo raggiunto

I numeri parlano chiaro: lo Stato eroga sempre meno pensioni. Il che vuol dire, per l'INPS, tanti problemi in meno e per lo Stato tanti soldi risparmiati. Il problema è che l'età media degli italiani non si è abbassata, quindi evidentemente l'ente di previdenza è riuscito in un compito difficilisimo: pagar sempre meno pensioni nonostante che gli aventi diritto siano sempre più. Ottimo lavoro, dirà qualcuno.

Negli ultimi mesi si è registrato un vero e proprio crollo del numero di pensioni liquidate. Un fenomeno che sembra essere un effetto diretto della riforma sulle pensioni varata dal ministro Fornero. Di fatto, raggiungere la pensione sta diventando un vero e proprio calvario: i requisiti di età sono aumentati, ad esempio per la forte stretta che c'è stata sulle pensioni di anzianità.

DIamo un'occhiata ai dati diramati dall'INPS, che riguardano sia il settore pubblico che quello privato. Ma guardiamo quest'ultimo, quello che dovrebbe maNel settore privato, dal 2005 al 2011 le pensioni liquidate ogni anno sono passate da 245 mila a 399 mila, una chiara tendenza all'aumento. Poi, nel 2012 si è passati a 228 mila e nei primi mesi del 2013 il crollo: 96 mila. Ovviamente, non è che dal 2005 ad oggi gli aventi diritto sono "evaporati", e si spera per loro non siano passati a miglior vita. Semplicemente, sono drasticamente evaporati i loro diritti a percepire la pensione. La quale, è bene ricordarlo, nasce come un diritto del lavoratore maturato a seguito della contribuzione obbligatoria attuata negli anni di lavoro, e non è un "regalo" che lo Stato ci faceva ed ora ci toglie. Beninteso, possiamo discutere sugli importi di alcune di esse, ma il concetto su cui si basa la pensione - con i debiti distinguo - è quello appena rammentato.

Al contrario, le ultime leggi in materia hanno messo in evidenza una diversa filosofia dello stato di pensionato: una sorta di parassita alle spalle degli attuali lavoratori, che riceve immeritatamente un regalo mensile - alla faccia di chi contemporaneamente lavora - in cambio della nullafacenza. Un peso per lo Stato, insomma, o più precisamente per chi paga attivamente le tasse. Buffo notare che in questa casistica non ricadano persone che percepiscono le cosiddette pensioni d'oro - sappiamo bene che a loro non toccano contributi di solidarietà o limiti dettati dalla crisi contingente, per loro nulla è cambiato dai tempi d'oro antecrisi - piuttosto che - il nome ditelo voi - quelli che non hanno mai lavorato, hanno tutte le possibilità fisiche e mentali di farlo e percepiscono, verrebbe da dire immotivatamente, un sussidio mensile dallo Stato che in alcuni casi neanche li ingloba come connazionali.

Parallelemente, si sente dire dallo Stato che taluni godono di una pensione o di una prestazione assistenziale grazie ad una truffa (finti invalidi, ad esempio) perpetrata ai danni delle Stato e giustamente da condannare duramente, un po' come l'evasione fiscale. Beh, costoro sono - si spera senza dubbio - parassiti alle spalle dello Stato. Ma davvero è solo per colpa di costoro che le pensioni degli aventi diritto diminuiscono come importo e come numero? O, come altrove si dici, che l'età media è aumentata e quindi sono troppe bocche da sfamare e non c'è più "trippa per gatti"?

Ognuno faccia i propri conti e si faccia la sua idea, fatto sta che il meccanismo infernale fatto da innalzamenti delle età pensionabili, dalla continua revisione dei parametri inerenti le aspettative di vita - numeri assolutamente non reali ma previsioni, stime e quindi assolutamente manipolabili secondo convenienza di chi fa i conti - ha un unico scopo, ovvero quello di diminuire l'esborso da parte della previdenza sociale di pensioni tramite la scomparsa formale e/o fisica dell'avente diritto prima che questi possa godere dell'agognato assegno.

E certo: per rimettere in sesto le casse dell'INPS, dove più realisticamente la "trippa" magari ci sarebbe per gli aventi diritto ma non c'è più per la sommatoria di aventi diritto e non, vi erano solo due strade.

La prima, quella lineare, prevederebbe di ridistribuire meglio l'assegno, con tetti massimi adeguati ad un regime di vita "dignitoso", senza però procrastinare l'età pensionabile. Troppo facile, vero?

E la seconda, evidentemente più appetibile dai gestori della previdenza, e soprattutto tale da garantire lo "status quo" a chi riceve una pensione d'oro addirittura in età lavorativa (un esempioper tutti, i politici), è quella di costruire un meccanismo non controllabile, diciamo pure autoreferenziato, che desse la possibilità di ridurre drasticamente, se non eliminare gli aventi diritto all'assegno pensionistico prima che questo diritto maturasse per loro.

Con i risultati che sappiamo: pensioni per invalidità totale ridotte a 270 euro mensili, erogate con l'accorpamento dei redditi famigliari - ditemi voi come può campare così un invalido, che per l'appunto ha bisogno di più risorse rispetto ad una persona in piena efficienza - piuttosto che milioni di lettere dell'ente di previdenza inviate di accertamento dei requisiti per le prestazioni sociali, fino alla richiesta ai pensionati di dichiarare i propri redditi: tutto un meccanismo farraginoso che in teoria vorrebbe metter chiarezza e mettere alla porta i "furbetti", in pratica allontana gli aventi diritto con la terribile arma della burocrazia.

E che dire dell'informazione emanata dai mezzi di emissione pubblici, che sbandiera le cifre del denaro che verrà risparmiato grazie a queste fantastiche manovre: da quando non dare un assegno ad un pensionato - avente diritto, maturato a suon di pesanti contributi - è sinonimo di risparmio ed efficienza sociale di uno Stato? Anche perchè, se da un lato lo Stato può decidere, anche contribuzione durante, le regole del gioco con una marcata tendenza a complicare la vita del pensionato meritevole, perchè il lavoratore non può scegliere se contribuire all'INPS o semplicemente mettere da parte lo stipendio lordo - ovviamente pagando le tasse - conservando in busta la quota dei contributi, magari per costruirsi un piano di investimento personale, più sicuro e controllabile direttamente dall'interessato?

Già, che domanda stupida: senza i "veri" contribuenti obbligati a farlo, poi chi li paga i contributi per le pensioni d'oro, dove compaiono importi stellari a fronte di un numero ridicolo di anni di teorica contribuzione? Beni

 

FONTE:  http://www.investireoggi.it

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