Giovedì, 22 Gennaio 2015 13:00

Mario Draghi lancia il QE: cosa ci aspettiamo che succeda in Italia?

Mario Draghi, governatore della BCE, ha annunciato il Quantitative Easing come misura di difesa e stabilizzazione della zona euro. Le borse hanno esultato in un'onda di valori al rialzo. Ma davvero abibamo chiaro cos'è il QE e quali sono gli effetti, soprattutto a medio-lungo termine?

La notizia di oggi è davvero imponente: la Banca Centrale Europea ha intenzione di attuare un piano di acquisto di titoli di Stato da 60 miliardi al mese, quantomeno fino al settembre 2016. Vediamo quindi le possibili conseguenze, altrettanto importanti, sull'economia degli Stati dellEuropa.

Punto primo, il calo dei rendimenti sui titoli di Stato. Infatti, il Quantitative Easing vuol dire semplicemente che la BCE va sul mercato, compra gli stessi titoli di cui sono pieni i bilanci delle banche commerciali e per pagarli conia nuova moneta che quindi immette nel sistema. E quindi, si può prevedere che il prezzo dei titoli di Stato salga in ragione dell'aumento di domanda, mentre il loro rendimento - in altre parole il tasso di interesse che ogni Stato paga per finanziare il proprio debito - scenda. Guarda caso, nell'Eurozona questo è già avvenuto visto che i mercati hanno anticipato la mossa di Draghi e si sono mossi di conseguenza. Tant'è che molti titoli pubblici di Stati europei, tipo quelli tedeschi a breve termine, offrono ormai da qualche mese rendimenti addirittura negativi. Finale, scendono gli interessi sul debito, cioè la zavorra che da anni affossa i bilanci di Paesi come l'Italia impedendone la ricrescita, appunto strozzata dagli interessi.

Punto secondo, scendono anche i tassi di interesse su mutui e prestiti. Tornando al discorso precedente, i bassi tassi sui titoli di Stato provocano il calo anche del rendimento delle altre obbligazioni, come il caso di banche ed aziende. In finale, accade che scendono tutti tassi, compresi quelli a cui sono indicizzati i mutui. Una situazione verso la quale gli strumenti della BCE erano ormai pronti, visto che il tasso principale di rifinanziamento è già al minimo storico - addirittura lo 0,05% - e abbassarlo ulteriormente non avrebbe più alcun effetto. Ne è prova il fatto che il 22 gennaio scorso la BCE lo ha lasciato invariato.

Punto terzo, l'euro perde valore e sale l'inflazione. Il QE, infatti, influenza anche il canale di trasmissione che passa attraverso la valuta. La quale inevitabilmente si deprezza, in quanto ce n'è molta di più in circolazione con la mossa di "Super Mario". E quindi, l'euro dovrebbe perdere terreno rispetto al dollaro e le monete a questa collegate, favorendo nel contempo le esportazioni. Ma, all'interno, l'aumento dell'offerta di moneta crea inevitabilmente inflazione. Che poi è uno degli obiettivi di Draghi, i più informati dicono che il "target" sia l'inflazione vicina al 2%. Proprio l'inflazione che potrebbe combattere la situazione attuale dell'Eurozona, in cui ora i prezzi sono in discesa, e come è noto il calo dei prezzi innesca la spirale negativa per la quale le imprese non investono più, i consumatori non acquistano più e l'economia alla fine ristagna. Morale, moneta debole ed un po' di "sana" inflazione, messe insieme, producono benefici sull'economia reale. E realisticamente anche far crescere l'occupazione.

Punto quarto, cresce il valore delle case. Ciò dipende dall'effetto congiunto della riduzione dei tassi sui mutui e dell'aumento della liquidità sui mercati, che porterebbe ad un aumento del valore delle attività finanziarie e reali, ivi comprese le case. Insomma, i proprietari immobiliari – circa l'80% delle famiglie italiane, che ancora credono nel "mattone" - e coloro che hanno investito i risparmi in azioni o obbligazioni societarie si ritrovano più ricchi. Effetto ulteriore, potrebbero essere indotti a spendere di più.

Punto quinto, le banche, alleggerite dai titoli di Stato, hanno finalmente più liquidità per concedere prestiti o fare investimenti. Anche qui è consequenziale: i bilanci delle banche risultano alleggeriti da un eccesso di titoli di Stato, a tal punto che gli istituti, notando una contestuale ripartenza della domanda, sarebbero incentivati a usare il denaro incamerato per concedere più prestiti, o semplicemente per investire nel mercato immobiliare e azionario.

Il quadro sembra quasi completamente roseo e positivo. Perchè in fondo, la mossa di Mario Draghi è proprio quella di difendere l'euro, cioè l'economia dell'intera Eurozona. Più o meno come ha fatto, con maggior lungimiranza e quindi anticipo rispetto a noi, la FED di Ben Bernanke. Ma in fondo non è una gara a chi comincia prima, l'importante è che la mossa opportuna per salvare la situazione sia lanciata prima che sia troppo tardi. E guardandoci intorno, non sembra che avessimo molto altro tempo per pensarci ancora.

 

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it

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