Giovedì, 14 Settembre 2017 12:00

Maduro Vs Trump: niente più bond in dollari

Maduro promette che onorerà i debiti in scadenza, ma che d'ora in poi non farà più emettere obbligazioni governative in dollari USA. Ma davvero gli conviene questa misura?

Ennesima puntata, dopo questo articolo, della disfida tra Maduro e Trump.

E' una guerra tutta economica, giocata sui mercati degli investitori internazionali. Conosciamo bene i bond in dollari emessi dal Venezuela, che - assicura Maduro - saranno sempre onorati. Ma non più, come finora successo, in dollari: in futuro, la moneta statunitense verrà bandita dai pagamenti internazionali del Venezuela, giacché il Paese avrebbe in mente di emettere nuovi bond in euro.

Il presidente venezuelano, a dirla tutta, non ha ancora comunicato ufficialmente l'avvio di tale misura, ma ha lasciato trapelare svariati indizi al riguardo, guarda caso subito dopo la decisione del Dipartimento del Tesoro USA di vietare l’acquisto da parte di investitori statunitensi di debito pubblico venezuelano.

il vice presidente del Venezuela Tareck El Aissami ha infatti affermato: "Per combattere l’embargo economico utilizzeremo un paniere di valute che ci libereranno dal dollaro". Paniere valutario che, ha fatto intendere il presidente, comprenderà rublo, yuan e rupia indiana. E l'euro, ovviamente, anche se come seconda scelta.

Addirittura, gli operatori si stanno già dirigendo verso l’euro: la compagnia petrolifera di Stato Petroleos de Venezuela SA (PDVSA) ha fatto sapere agli investitori privati di aprire conti correnti in euro e convertire man mano la liquidità in tale valuta. Ciò al fine di aggirare ed evitare le sanzioni del presidente USA. D'altronde, il Venezuela è sempre più isolato nel mercato finanziario globale, e comunque gode ancora del sostegno di grandi alleati come la Cina e la Russia. Ecco quindi come mai PDVSA, che non può più contare sulle grandi banche, può così ricorrere alla russa Gazprombank e a Citic Bank di Pechino per riuscire a finalizzare i pagamenti derivanti dalla vendita del petrolio.

Secondo gli analisti, però, la realtà è diversa da quello che sembra. Nell'ambito della propaganda nazionale, possono dire ciò che vogliono e in finale far apparire il tutto come una rappresaglia contro gli Stati Uniti. Ma alla lunga questa situazione politica danneggerà solo il Venezuela.

Da un lato, mantenere sicuro il flusso dei ricavi derivanti dal greggio è interesse di Maduro, mentre il Paese affronta un violento calo della produzione petrolifera e dovrà entro l'anno ripagare circa 3,5 miliardi di dollari in titoli del debito pubblico.

Dall'altro, il mercato obbligazionario parla chiaro: le obbligazioni PDVSA 8,50 percento con scadenza 2 novembre 2017 scambiano intorno a 93, ossia il mercato confida nel rimborso regolare dell’ultima tranche del bond da 6,1 miliardi di dollari. Anche perché, stando a fonti non ufficiali, il fondo pensionistico di PDVSA ha acquistato bond in prossimità della scadenza sfruttando il tonfo del titolo fino a quota 75, evento avvenuto il mese scorso, proprio dopo l’annuncio della formazione della famigerata Assemblea Costituente.

Poi, all'orizzonte c'è il rimborso della prima tranche del bond PDVSA 8,50 percento 2020, per 1,12 miliardi di dollari, le cui quotazioni sono aumentate fino a 78 dal minimo relativo di 62 toccato il mese prima.

 

FONTE: https://www.investireoggi.it

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