Giovedì, 13 Aprile 2017 12:00

macroeconomia: consigli per l'uomo comune

Dai notiziari sentiamo di tutto: Trump, la Corea del Nord, la Russia, la Siria, i dazi per le importazioni, la crisi economica globale. In tutta questa confusione di notizie, non si capisce bene come può reagire l'uomo comune che, magari, ha qualche piccolo risparmio e non sa se toglierlo dal materasso e dove spostarlo, non capendo come la situazione macroeconomica possa evolvere. Vediamo di capirci qualcosa e di consigliare di conseguenza.

Dopo il punto di situazione sui bond governativi in questo articolo, passiamo alle notizie di macroeconomia.

Le notizie che vengono diffuse da TV, giornali, internet e via dicendo sono a dir poco disorientanti: problemi, crisi, instabilità sono i messaggi caotici e roboanti che ci giungono all'orecchio. Valutiamo quindi con calma e obiettività a situazione, cercando di cogliere segnali per prospettive a breve e medio termine e quindi sapremo meglio come muoverci per valorizzare al meglio le poche o tante risorse che abbiamo da investire. Intanto un paio di pensieri.

Il primo: tutti parlano di debito (pubblico, nazionale, europeo e va dicendo) ma nessuno parla di credito. Ma riflettiamo sul fatto che il debito esiste perché c'è un corrispondente credito. Ossia, se qualcuno ha contratto un debito per una certa somma, l'ha fatto nei confronti di un altro che, invece, aspetta il saldo della stessa somma.

Secondo, ci sono debiti buoni e debiti meno buoni: un debito contratto per un corso di formazione specialistica, che so per operatore professionale, è un debito buono. Cioè, il bene corrisposto con il debito (il corso) ci aiuta a trovare lavoro di solito altamente qualificato e remunerato, e possiamo prevedere che ciò ci consentirà di avere un reddito che ripagherá ampiamente la spesa effettuata. Tradotto, il ritorno dell’investimento (ROI, in acronimo inglese) é molto alto e quindi il costo iniziale é pienamente giustificato.

Ma se la stessa somma con cui avremmo pagato il corso la chiediamo in prestito per acquistare un cellulare SAMSUNG di ultima generazione, l'effetto non è evidentemente lo stesso. Avremmo in tal modo contribuito al deficit della bilancia commerciale, avremmo arricchito i coreani, che magari con i nostri soldi hanno comprato titoli di Stato anche italiani, mantenendo perciò basso il tasso di interesse. Finale, è bene per il governo italiano (i titoli di Stato), è bene per le esportazioni coreane, ma noi non abbiamo ricavato direttamente nulla: abbiamo contratto un debito con interessi ed il cellulare non ci ripagherà affatto in egual misura.

Terzo, un debito diventa ripagabile se trovi qualcuno disposto a rifinanziartelo ad un tasso piú basso, magari diluendo i pagamenti fino a spostarli alle generazioni future.

Tutto chiaro finora? Sono concetti banali ma occorre averli ben chiari. Bene, allora cominciamo a guardare intorno a noi.

Incominciamo da Donald Trump. Dice che vuole 'azzerare' il deficit commerciale USA. Ma se lo facesse, la Cina - principale esportatore verso gli States, che importa circa 500 miliardi di dollari all'anno - imploderebbe, e l’inflazione schizzerebbe alle stelle: infatti, i prodotti cinesi, complici i dazi, subirebbero aumenti clamorosi e comporteranno un aumento proporzionale di inflazione. La quale porterebbe in alto i tassi di interesse - è un processo automatico: aumenta il costo della vita, i creditori ti chiedono più interesse. Ancora, con i tassi di interesse aumenta il valore del mercato immobiliare, fino a che pochi potranno permettersi una nuova casa  - costo elevato, interessi alti per il mutuo. Quindi meno liquidità al consumo, ed allora crollano i valori delle societá quotate in borsa per minore domanda al dettaglio. Finale, recessione per gli USA, che trascinerebbe in tale palude molti altri, compresi noi.

Ora, Trump è un investitore finissimo, quindi questi conti li avrà già fatti. Ossia, la possibilità che Trump voglia davvero azzerare il deficit commerciale USA per avvantaggiare le proprie eccellenze è fumo negli occhi. Come quando in campagna elettorale era contrario ai bassi tassi di interesse ed alla rielezione di Janet Yellen alla FED: oggi sta agendo esattamente al contrario. Piuttosto, aspettiamoci deflazione, e non inflazione, negli USA come a casa nostra.

Andiamo avani: la deflazione - i tassi di interesse bassissimi, anche sottozero - porta all'esigenza per lo Stato di eliminare ogni vincolo sui requisiti di patrimonio delle banche, abolendo man mano l'uso del contante. Finché non ci saranno più possibilitá per le persone comuni di parcheggiare liquiditá in forma di contanti.

E passiamo al mercato immobiliare: le case aumenteranno di valore, con i tassi bassi, e la gente tornerà a puntare nel mattone come bene primario di investimento. Ecco quindi la prima dritta: contrarre debiti sulla prima casa oggi, non domani, e soprattutto in zone di pregio. Infatti, se la zona non è di pregio, ma è in periferia o quartiere popolare, meglio lasciar perdere e rimanere in affitto. Soprattutto, prima di comprare occhio allo storico delle vendite in zona ed al trend di popolazione immigrata. E usare mutui a tasso fisso: ci proteggono da occasionali, futuri rialzi legati all’incertezza politica in zona Euro.

Ed ora parliamo di lavoro. Argomento tranquillo se siete dipendenti pubblici, certo: niente aumenti di stipendio, stipendi congelati e soprattutto tutto quieto finché il debito pubblico é comprato da qualcuno. Perché i veri problemi sono per tutti gli altri, i lavoratori veri, quelli che producono ricchezza a suon di partite IVA, quelli del settore privato nei paesi importatori come l'Italia: tempi durissimi li attendono. La ricchezza man mano passerà dal privato al pubblico, e dal pubblico ai paesi dell’Europa Centrale come Germania e Olanda. Mentre nel Belpaese incombe l’incompetenza politica ed un un meridione da 150 anni annichilito.

La BCE continua, e continuerà, ad acquistare titoli di Stato dei paesi periferici per tenere bassi i tassi di interesse e tenere, in finale, galleggiante la propria moneta. Altrimenti, l’Europa che oggi conosciamo si dissolve in un attimo. Già, perché l'Euro non riesce ad unire economie di Paesi così diversi e quindi funziona davvero male per ciascun popolo e, al contrario, benissimo per banchieri e politici di Bruxelles. Ma la verità è che un tedesco e un italiano non possono avere lo stesso rischio Paese, la stessa moneta e la stessa spesa pubblica in proporzione al PIL: questi squilibri prima o poi devono essere compensati oppure il banco salta.

La pensione, poi, è un altro problema cui oggi è meglio che i giovani non pensino - pena rattristarsi. come tutelarsi una volta che le forze ci abbandoneranno e non potremo più lavorare e produrre reddito? Ma la pensione che ci aspetta sarà ridicola, insufficiente per i nostri bisogni. Evitiamo quindi investimenti sbagliati, come le seconde case in zone non di pregio da dare in affitto: poco controllabili e soggette a problemi anche per i tipici inquilini che le albergano, inaffidabili e fonte solo di danni e mancati pagamenti.

Il reddito, insomma, finisce per essere polarizzato verso lo Stato, con il contante abolito ed ogni flusso di credito controllato attraverso le tecnologie informatiche. E per evitare nuove versioni della rivolta dei forconi, lo Stato potrebbe pensare a ricorrere ad una forma di reddito universale, il cosiddetto reddito di cittadinanza insomma. Anche perché di lavoro ce ne sarà sempre meno: grazie alla robotica la produttivitá decolla, ossia sempre meno persone occorrono per svolgere lavori nel manufatturiero, quindi le produzioni verranno inevitabilmente delocalizzate. Assieme ai servizi: taxi, trasporto pubblico, raccolta e smaltimento rifiuti, banche, assicurazioni verranno decisamente ridimensionati. In altre parole, di lavoro ce ne sarà sempre di meno, almeno e parliamo dei lavori 'classici' da operaio o impiegato.

Unica buona notizia, la cultura che una volta era appannaggio di pochi oggi è accessibile a tutti: con l'on line learning, farsi una cultura è possibile per tutti coloro che lo vogliono davvero. Senza aspettare il calendario scolastico a settembre, senza pagare tasse scolastiche: soluzioni individuali ed estremamente pragmatiche, proiettate nel mondo del lavoro.

Arriviamo alle conclusioni. Premesso che nessuno di noi ha la sfera di cristallo, e che quindi il futuro è prevedibile solo fino ad un certo punto - guerre tra Nazioni, guerre civili ed epidemie sono decisamente imprevedibili - possiamo e dobbiamo comunque tentare un pronostico. E allora, conviene cercare di avere una casa di proprietá in zona di pregio, è bene poi investire nel sapere, in particolare imparare almeno altre due lingue. E, soprattutto, dimenticarsi di appartenere ad un Paese: internet, spiace dirlo ma è così, ha eliminato il concetto di appartenenza ad una Nazione.

Chi ancora farnetica pensieri nazionalistici è rigurgito antico, come la francese Marine Le Pen: la verità è che politici di quel calibro campano solo con lo Stato, e ci rimettono nel considerarsi cittadini del mondo.

Poi, prepariamoci a tassi di interesse sottozero, a deflazione, a concentrazione della ricchezza, a reddito universale in un mondo multipolare. Di fronte a tutto ciò, è meglio investire in un sapere rivedibile e tecnico, specialistico: medicina, ingegneria, statistica, matematica, informatica. Il tutto acquisito a basso costo con i mezzi moderni (un economico 'on line learning') unito ad un apprendistato vero.

Dimentichiamoci gli aiuti dello Stato, soprattutto a livello previdenziale: lo Stato aiuta chi sta nelle fasce piú basse - per populismo elettorale - ed ovviamente i pochi ma potenti privilegiati che albergano nelle fasce piú alte. Il problema è per quelli delle fasce di mezzo. Senza la lungimiranza di capire che, con questi problemi e questo disinteresse, avverrà lo scivolo della fascia media verso quella in basso. Pian piano ma inesorabilmente, generazione dopo generazione.

 

FONTE: https://www.rischiocalcolato.it

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