Venerdì, 30 Marzo 2018 12:00

M5S scuote la casta di Montecitorio

Torniamo a parlare di vitalizi e di costi della politica. Ora che i grillini hanno conquistato la Camera, apparentemente hanno le carte in regola per attuare la loro crociata contro i favolosi appannaggi di Montecitorio. Lo possono fare davvero?

Riprendiamo a parlare di vitalizi della casta, dopo questo articolo.

Tuona ancora Luigi Di Maio: "ora gli assegni pensionistici non hanno scampo". Ed è vero, o almeno è possibile che ciò avvenga: è sufficiente una modifica dei regolamenti interni - tramite una semplice delibera degli organi di vertice - ed ecco ridefiniti i termini dei tagli alla spesa. Come possibile è "riesumare" il tetto dei 240 mila euro allo stipendio annuo dei dirigenti.

E' il risultato della massiccia presenza, stavolta, dei grillini negli Uffici di presidenza di Montecitorio e, analogamente, di Palazzo Madama. Una volta erano una sparuta minoranza, ora sono maggioranza relativa molto vicina a maggioranza assoluta: ieri uno, oggi sei su sedici membri nel Consiglio di presidenza del Senato, e da tre a sette su sedici nell'Ufficio di presidenza della Camera.

A dirla tutta, ancora M5S non ha una linea d'azione, fatto sta che gli assegni pensionistici degli ex deputati e senatori restano in cima alla lista delle loro priorità. E, come detto, stavolta dispongono dei numeri giusti negli organi di vertice per giocare la partita fino in fondo e da una posizione di forza. Infatti, ogni decisione sulle spese parlamentari passa dagli Uffici di presidenza, organo che ogni anno approva il bilancio di previsione e il rendiconto. Onere assegnato ai collegi dei questori, ove troviamo per il Movimento 5 Stelle al Senato la riconfermata Laura Bottici ed alla Camera Riccardo Fraccaro, precedentemente segretario. Insomma, basta una modifica dei regolamenti interni, addirittura una semplice delibera degli organi di vertice, e via a ridefinire in autonomia - potere riconosciuto a Palazzo Madama e Montecitorio a garanzia della propria autonomia rispetto alle ingerenze dei poteri esterni - come spendere i denari pubblici.

E' chiaro il pensiero dei grillini: ricalcolo contributivo di tutti gli assegni già in essere percepiti dagli ex parlamentari, innalzamento dell'età pensionabile per tutti, per allinearla a quella dei comuni cittadini, e quindi abolizione dei privilegi oggi validi (vitalizio a 65 anni di età con un mandato alle spalle, 60 anni con almeno due mandati).

E non è finita: allo scadere della passata legislatura, M5S non ha gradito la decisione di lasciar scadere la delibera con la quale, nel 2014, era stato introdotto, con una decisione all'unisono degli Uffici di presidenza di Camera e Senato, il tetto dei 240 mila euro ed una sforbiciata alle indennità di funzione dei dirigenti parlamentari. Allora, si disse che era un bel segnale, in realtà al 2017 tale norma scadeva, ed a Capodanno del 2018 tutto è tornato come prim: gli stipendi sono tornati a lievitare ai livelli prima del taglio. Oltretutto, sul ripristino dei tetti è intervenuta una sentenza del Collegio d'appello della Camera - che ha stabilito la provvisorietà della misura - ed un ricorso alla Cassazione promosso da un gruppo di dipendenti. Tanto per non rinunciare a nulla.

In tutti i casi, è probabile che i grillini possano tentare di reintrodurre la misura in questione attraverso una nuova delibera che, stavolta, poggi su motivazioni diverse rispetto a quella oramai scaduta. E per farlo servirà una solida maggioranza: due voti  nell’Ufficio di presidenza della Camera e tre nel Consiglio di presidenza del Senato. Tutto possibile, considerate le aperture della Lega sul taglio dei vitalizi.

 

FONTE: https://www.ilfattoquotidiano.it

Letto 93 volte