Venerdì, 18 Aprile 2014 17:01

lotta ai falsi invalidi: tutto inutile?

Il commissario per la Spending Review, Cottarelli, insiste sulla battaglia contro le truffe dei falsi invalidi all'INPS. Ma finora i risultati e soprattutto gli utili recuperati, dice lo stesso INPS, sono stati a dir poco ridicoli. Tutto inutile, allora?

Secondo il commissario Carlo Cottarelli, non ci sono dubbi: dalla battaglia contro questo genere di truffe si possono ottenere davvero importanti risparmi, almeno 400 milioni nel giro di due anni. Lo dimostra con un allegato alla relazione sulla spending review. In cui figura che i beneficiari delle prestazioni assistenziali da parte dell'istituto sono addirittura 2,7 milioni di persone, per i quali una prestazione su otto è di invalidità. Gli assegni staccati valgono 16,6 miliardi di euro, oltre il 6% dell'intera spesa pensionistica italiana. L'equivalente di una manovra finanziaria, insomma. Numeri di capogiro.

Sempre secondo i dati in possesso di Cottarelli, è evidente una "distribuzione territoriale squilibrata che suggerisce abusi". In parole più dirette: Sardegna,Calabria e Campania registrano il doppio delle erogazioni rispetto a Piemonte e Veneto. O in quelle regioni sono tutti malaticci, o da quelle parti ci sono più furbetti.

Ovviamente, nessuno è in grado di quantificare esattamente i "falsi invalidi" o di prevedere i risparmi conseguenti alla revoca e alla restituzione delle somme indebitamente percepite. Si possono solo fare stime in base a pure illazioni. Neppure lo stesso INPS, che pure eroga le pensioni e da sei anni procede alla verifica dei requisiti, sembra avere questi numeri. Come ammette il commissario straordinario dell'istituto, Vittorio Conti, intervenendo di fronte alla commissione parlamentare di vigilanza sugli enti previdenziali in un modo che a dir poco ridimensiona la portata del piano e le aspettative, fin troppo entusiastiche, del governo: "Non contate troppo sulle pensioni di invalidità e neppure sulla possibilità di legare l'assegno di accompagnamento al reddito. In entrambi i casi i risparmi sarebbero marginali, per non dire virtuali".

I motivi sono i seguenti: dal 2008 al 2013, su impulso del Parlamento, l'INPS ha effettuato campagne straordinarie di controllo serrato su quasi un milione di posizioni, più di un terzo degli assegnatari. Riuscendo a giustificare la revoca di quasi 100 mila prestazioni, cioè una su otto.

Non tutti falsi invalidi, però: le invalidità revocate sono per lo più per aggiornamento o perdita dei requisiti, pari al 74% di invalidità. Le truffe sono quindi una piccola parte.

Oltretutto, si rischia anche di prendere un granchio: nel 2009, a fronte di roboanti risultati presentati dall'allora ministro Tremonti, l'INPS dichiarò che le cifre erano state gonfiate per alcune regioni, come ad esempio la Sardegna. Oltretutto, la Corte dei Conti sullo stesso argomento ammise che su 17 mila prestazioni revocate (l'11% del totale), circa 6 mila riguardavano persone che semplicemente non si erano presentate alla visita. Ad esempio perchè, nel frattempo, putroppo decedute.

Si aggiunge anche la voce delle Fiamme Gialle: dall'inizio del 2010 al giugno 2013 i soggetti indagati per false invalidità sono 1.439, quelli arrestati per truffa 301. Se rapportati alla platea degli assistiti, sono lo 0,06%.

I risparmi conseguenti, allora? Sempre secondo la Guardia di Finanza, si stima un danno per l'INPS pari a 23 milioni di euro, in generale per le due grandi categorie: falsi poveri e falsi invalidi. Mentre la Corte dei Conti calcola che nel 2012 dalla revoca di 39 mila invalidità sono stati ottenuti 170 milioni di euro di risparmi. Non tutti netti però: la caccia ai furbi ha anche un costo.

Infatti, per far fronte ai piani straordinari di controllo i 500 medici in forza all'istituto non sono bastati, così ha dovuto impiegare risorse straordinarie. Oltre un migliaio di ausiliari convenzionati, che costano allo Stato 110 milioni di euro in quattro anni. Alla fine, l'utile netto della guerra alla truffa è risicato. In più, secondo l'ultima relazione della Corte dei Conti nel 2012 l'istituto è stato soccombente nel 60% delle controversie sulle invalidità revocate, e quindi ha dovuto pagare anche i danni alle parti sospettate di truffa.

Stando ai conti di Cottarelli 1,5 miliardi di euro sono i risparmi che si potrebbero ottenere nel giro di tre anni da una stretta sulla spesa previdenziale e assistenziale.

Il risparmio da lui previsto derivante dalla lotta alle truffe all'INPS, alle categorie "prova reddito per indennità accompagno" e "abusi pensioni di invalidità", è pari a zero per il 2014 mentre per il 2015 e il 2016 si prevede un rientro di 0,1 e 0,2 miliardi, cioè 0,6 miliardi in due anni. Invece, alla categoria "revisione pensioni di guerra" si stimano risparmi per 0,2 miliardi già nel 2014 e di 0,3 nel 2015 e 2016. Poi, per la categoria "pensioni reversibilità" nessun risparmio nel 2014 e 2015 ma un rientro di 0,1 miliari nel 2016.

In finale, Complessivamente, quindi, si parla di un rientro di 1,5 miliardi di euro tra invalidità, indennità di accompagno, pensioni di guerra e reversibilità. Ammesso che, alle porte delle elezioni europee, davvero tocchino tutte le categorie o invece, più probabilmente, solo la categoria "abusi".

E poi, non sono pochi i problemi applicativi di una eventuale stretta alla cinghia dell'INPS: l'opzione di vincolare il cosiddetto "accompagno" al reddito dei beneficiari sotto i 30 mila euro o al reddito familiare inferiore ai 45 mila è a dir poco problematico: i titolari sono invalidi civili totali che non sono in grado di deambulare autonomamente o senza l'aiuto di un accompagnatore. Al 1 gennaio 2012 erano circa 1,9 milioni, ed il beneficio risulta indipendente dalla condizione economica. A loro sono corrisposti 499,27 euro per 12 mensilità. Secondo il piano Cottarelli, questo assegno verrebbe vincolato al reddito di 30 mila euro, consentendo allo Stato di risparmiare 100 milioni di euro nel 2015 ed il doppio nel 2016, applicando la misura solo alle nuove pensioni. Ma Conti, dell'INPS, avverte che, visto il basso livello di prestazioni e servizi offerti alle famiglie con disabili a carico, ritoccare questa voce rischia di essere una scelta politica a dir poco impopolare se non addirittura iniqua. In altre parole, assolutamente sconsigliabile in periodo elettorale.

In finale, il piano Cottarelli, che sbandiera di portare alle casse dello Stato ben 34 miliardi entro il 2016, è a dir poco teorico. Con le associazioni dei disabili che già contestano la fondatezza del piano e sono già sul piede di guerra: secondo loro una simile caccia ai falsi invalidi rischia di penalizzare quelli veri, rendendoli sempre più vittima del pregiudizio e determinando un'ulteriore criminalizzazione della spesa sociale, considerata un costo insostenibile o peggio ingiustificato.

Carlo Francescutti, esperto di valutazione e classificazione internazionale delle disabilità, dirigente sanitario nel Friuli Venezia Giulia e membro dell'Osservatorio Nazionale sulla Disabilità, è estremamente critico: "I grandi casi di abuso vengono scoperti dalle Forze dell’ordine, non dalle commissioni. E' scoraggiante e deludente vedere riproposto un sistema di controlli straordinari che ha già ampiamente dimostrato la sua inutilità. E il paradosso è che i falsi invalidi sono stati certificati da commissioni medico legali: quelle stesse a cui poi affidiamo i piani di controllo. E’ forse il quinto governo che ritiene questa la via maestra per risolvere il problema delle risorse, nonostante i controlli straordinari costino più della quota eventuale di risparmio. C’è un altro rischio nell’operazione. Che la campagna contro i falsi invalidi porti consenso ma finisca per distrarre l’attenzione dal vero terreno di coltura del fenomeno: la criminalità organizzata, la politica, la burocrazia. Gli invalidi, veri o presunti, non si certificano da soli: dietro la fabbrica dei falsi si nascondono medici conniventi e interessi economici/clientelari enormi. Per stanarli, questo il punto, servono più forze dell'ordine, più ispettori sanitari, impiegati amministrativi e funzionari statali. Esattamente l'opposto di quanto si prefigge il piano Cottarelli con la previsione di 85mila esuberi nella PA nei prossimi tre anni".

Certo, l'INPS ha ben poche risorse da dedicare a tale battaglia: l'accorpamento con l'INPDAP ne ha massacrato il bilancio (12 miliardi in rosso), provocando il bisogno di tagli lineari della spending review e quindi, in fin dei conti, tagliandone gli organici. Nel piano si stima un fabbisogno di 2.500 unità ad alta professionalità per i prossimi tre anni, ma ne arriveranno appena 500, forse. Insomma, la situazione è al limite e non ci sono ulteriori margini per tagli alla spesa e al personale senza incidere sui livelli di servizio per la cittadinanza. Addio caccia ai falsi invalidi.

 

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it

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