Mercoledì, 07 Agosto 2013 14:00

l'Italia in piena crisi politica, ma lo spread è bassissimo. strano...

Lo spread in questi giorni è bassissimo. Proprio quell'indice che, nella cultura popolare, è sinonimo di sfiducia dei mercati verso l'Italia, che quando aumenta sottolinea la difficoltà politica del Paese. E che, a fine 2011, fu talmente alto da innescare la caduta del governo Berlusconi, l'ultimo governo legittimato dal popolo. Ora stanno andando bene le cose in Italia, o i "meriti" del rialzo dello spread vanno ad altro?

Lo spread in questi giorni è ai valori minimi storici, e continua a scendere. Ricordando che indica il differenziale di rendimento tra i nostri BTP decennali e i Bund tedeschi, il suo valore si è ristretto di quasi una ventina di punti base - fino a 255 nelle ultime sedute post Cassazione, tanto per capirci. Strano vero? Berlusconi viene condannato, il governo di "larghe intese" vede il terreno franare sotto i piedi e lo spread si abbassa. Addirittura, il BTP italiano a dieci anni arriva a rendere il 4,25%.

Guarda caso, l'attacco ai nostri BTP - ed il coerente aumento dello spread - spinse alla caduta del governo Berlusconi dopo la metà del 2011, e solo a maggio di quest'anno si è avuto uno spread più basso di allora. E mentre, a borse chiuse, la Cassazione ha condannato in via definitiva il leader di uno dei principali partiti che sostengono il governo Letta delle larghe intese, mentre si comincia a realizzare che l'Italia sta precipitando verso la più grave crisi istituzionale di sempre, sempre più vicini al caos più assoluto, lo spread continua a scendere: come se la reazione dei mercati sia stata quasi festosa. Strano per i più, ma nulla di insolito oo imprevedibile per i "tecnici".

Un po' di memoria: a febbraio scorso, quando le elezioni politiche presentarono lo scenario peggiore - la paralisi in Parlamento - lo spread s'impenno subito fino a quota 340 punti, per poi scendere costantemente fino ai 275 punti intorno al 24 aprile, quando il presidente Giorgio Napolitano conferì l'incarico di formare il governo ad Enrico Letta. E poi lo spread scese ancora, nonostante i due mesi di caos, di incomprensione totale anche per i più avvezzi alle stranezze della politica, perdendo ben 65 punti.

Ma allora, come si riflette la fiducia degli investitori nello spread? Tutto abbiamo creduto - o ci hanno fatto credere - che fu lo spread alto che determinò la caduta del governo Berlusconi nel novembre del 2011: peccato che poi impennò fino all'incredibile quota di 530 punti base nel luglio dello scorso anno, durante il governo tecnico del "salvatore" Monti che ci tartassava di tasse per incassare liquidità con cui salvare - dicono le malelingue - grandi gruppi bancari.

Morale: le politiche economiche dei governi europei e gli accadimenti interni ai vari Paesi sono fatti secondari per gli investitori, che invece guardano maggiormente agli scenari macro-geopolitici, a quanto succede a livello internazionale. Magari una crisi interna, un grave accadimento nazionale influiscono istantaneamente sui comportamenti degli investitori, ma nel medio-lungo periodo questi agiscono con più razionalità, basandosi sui dati di fatto e su scenari più influenti a livello globale.

Un esempio: in questi giorni lo spread scende perché la Federal Reserve ha confermato il QE3 (il "Quantitative Easing", l'alleggerimento quantitativo alleggerimento quantitativo: la banca centrale si impegna ad acquistare attività finanziarie dalle banche del sistema (azioni o titoli, anche tossici), con effetti positivi sulla struttura di bilancio di queste ultime).

Ossia, ha immesso nuova liquidità nel sistema bancario, fatto fondamentale per allontanare spettri di crisi: altro che Letta, Berlusconi e via dicendo.

Crisi politica o non crisi, i mercati confidano ancora che l'abbondante liquidità in circolazione funga da domanda sufficiente per evitare tensioni sui titoli di stato dei paesi semi-periferici dell'Eurozona. In dettaglio, la Federal Reserve si è impegnata ad immettere in cinque anni 2.800 miliardi di dollari sui mercati e in tutto il pianeta l'aggregato monetario M2 (la "quasi moneta", comunque indice di liquidità come la moneta legale) è cresciuto di 22 mila miliardi di dollari, nello stesso lasso di tempo. Insomma, con tutto questo contante in giro, qualcuno comprerà i nostri titoli, non vi pare ragionevole?

Allora, grazie alla Federal Reserve - e non a Letta o Napolitano - è tutto a posto? Meglio non illudersi: a settembre la politica italiana potrebbe esplodere in tensioni che potrebbero portare alla caduta del governo Letta, mentre le elezioni in Germania verosimilmente decreteranno il terzo successo di fila per Angela Merkel. Mentre la Federal Reserve robabilmente inizierà il suo “tapering” del QE3, cioè l'allentamento della suddetta iniezione di liquidi.

Tutti fattori che dovrebbero spingere, a partire da settembre, gli investitori a vendere i nostri BTP, o comunque ad usare meno fiducia e più prudenza. Risultato finale, lo spread tornerà a salire. Non ci credete? Staremo a vedere.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

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