Sabato, 21 Settembre 2013 22:09

l'inevitabile aumento dell'IVA: per pagare i privilegi della casta

Il governo dice che l'aumento dell'IVA è ormai inevitabile. Addirittura, è l'Europa che ce lo chiede. D'altronde, era un passo già impostato dal precedente governo Monti. Insomma, è ineludibile. Gli esponenti politici si riempiono la bocca di promesse contro l'aumento dell'IVA, tanto poi le "larghe intese" approvano tutto: meglio continuare a spremere i cittadini, rischiando il blocco totale degli ultimi settori produttivi finora sopravvissuti, che ridurre anche solo di un'inezia gli sperperi tipo le pensioni d'oro.

Aumento sì o aumento no? Un dilemma che affligge il governo, indeciso se applicare o meno il nuovo valore dell'IVA (22% invece che l'attuale 21%) entro ottobre.

Eliminare questo aumento vuol dire rinunciare a un miliardo di entrate per il 2013 e ben quattro miliardi per il 2014. I quali evidentemente vanno trovati in altro modo, oppure vanno ridotte le spese che li chiedono.

Già, perché il punto è tutto qui: a questi soldi ci si può rinunciare semplicemente tagliando proporzionalmente la spesa. A cominciare da quella pubblica, dell'ordine di 800 miliardi di euro - diciamo 725 al netto degli interessi - che corrisponde al 52% del PIL. Avete capito bene: in pratica l'Italia paga la propria macchina burocratica metà della propria produzione.

Il governo fa finta di non capire dove tagliare, o di dover cercare i soldi in altri modi - cioè altre tasse, tipo le accise dei carburanti - gettando il Paese nel ridicolo al cospetto dei propri cittadini e dell'Unione Europea. D'altronde, a tutti è chiaro che si tratta di una questione di interessi e privilegi di casta, cui nessuno ha il coraggio di metter mano per tagliare.

Da ogni parte confederazioni e sindacati gridano alla più semplice delle soluzioni. Cioè toccare, appena scalfire uno dei tanti privilegi della casta: le pensioni d'oro: 13 miliardi di euro all'anno pagati a personaggi più o meno noti della politica e della dirigenza pubblica. Un esempio: il neo nominato giudice della Corte Costituzionale Giuliano Amato potrebbe ridursi i propri introiti da 31 mila euro a 29 mila euro al mese: probabilmente neanche se ne accorgerebbe. Analogamente, certi magistrati potrebbero passare da 12 mila euro netti al mese a 11.200: anche loro camperebbero senza conseguenze. Basterebbe un decreto, dalla sera alla mattina, tipo quello che a suo tempo firmò Amato per mettere le mani nei conti italiani.

Risultato di tale ridicolo taglio alle pensioni d'oro: si pareggerebbe l'aumento dell'IVA, che quindi diventerebbe non più inevitabile.

Continuando a sognare, immaginiamo di limare giusto di un pochino anche gli stipendi dei dirigenti pubblici, di ridurre l'orario di lavoro - e quindi il salario - di quadri e funzionari statali di appena un'ora al giorno. Beh, in questo modo si troverebbero anche i soldi per rifinanziare la cassa integrazione e per abbassare l'IVA, anziché continuare ad alzarla.

E’ matematica, semplicissima, ma in Italia è solo un sogno: la realtà è che preferisce aumentare ancora le tasse, col rischio - quello davvero ineludibile - di un nuovo aumento delle tensioni sociali. Come dice la CONFCOMMERCIO, "gli effetti recessivi dell’eventuale aumento dell'IVA (contrazione di consumi, produzione e occupazione e aumento dell'inflazione) non esauriscono quelli che possono essere gli effetti indiretti". Cioè la chiusura, ad esempio, di 750 mila esercizi in un anno e contestuale aumento della disoccupazione. Continua dicendo che se il governo "non troverà le risorse necessarie per scongiurare questo aumento, questo determinerà anche due effetti ancora oggi sottovalutati: il primo, depressivo, sul sentimento delle famiglie e delle imprese che si vedranno private di quella fiducia a breve termine che aveva dato segnali di risveglio; il secondo, è che andando a colpire le fasce più deboli della popolazione, si potrà aggravare la crisi economica ingenerando gravi tensioni sociali che fino ad oggi sono state scongiurate. La via maestra per evitare tutto questo è inevitabilmente una sola: riduzione e riqualificazione della spesa pubblica, processo che fino ad ora è stato condotto con troppa timidezza". Anzi, diciamo pure che è stato fatto solo ai livelli più bassi, i livelli degli statali che non contano nulla - ma sono tanti.

Tra i primi a riempirsi la bocca con belle parole è il ministro Fabrizio Saccomanni: per lui è ovvio che i soldi per evitare il peggio ci sono, ma sono mal distribuiti dallo Stato. A suo giudizio, i tagli alla spesa pubblica rappresentano la via maestra per trovare le risorse per rilanciare la crescita: solo riducendo le spese dello stato si potrà finanziare in modo sostenibile la riduzione delle tasse su lavoro ed imprese. Belle parole, sicuramente, peccato che poi lui stesso non fa nulla e si arrende all'impossibilità di trovare 4-5 miliardi sui suddetti 725 di spesa pubblica.

Aldilà delle chiacchiere del politico di turno, il governo è di fatto impotente ed ostaggio di caste e gruppi di pressione che si avvalgono di leggi ad hoc fatte approvare dal Parlamento per difendere i loro interessi e non mollare l'osso, il gruzzolo pubblico.Ecco che quindi lo stesso Saccomanni ammette un po' velatamente che l'unica possibilità per far rimanere lo Stato a galla è quella aumentare ancora le tasse. Bella scoperta.

L'ultima barzelletta è che l'Europa ce lo chiede, altrimenti si rischia nuovamente la procedura d'infrazione. Ebbene, è una gigantesca balla: l'Unine Europea non può imporre le modalità di applicazione di una tassa nazionale.  Oltretutto, se i consumi si contraggono ulteriormente per colpa dell'aumento dell'IVA, ciò andrebbe contro gli interessi delle numerose multinazionali tedesche e francesi che in Italia devono tornare a vendere. In ogni caso, l'Europa non può avere ingerenza negli affari economici italiani: è quindi una assurda montatura prodotta dai governanti italiani e messa in scena con l'ausilio del compiacente commissario degli affari economici Olli Rehn in occasione della sua visita a Roma lo scorso 17 settembre: il commissario in quella occasione ha detto il falso facendo capire che l'Europa ci chiede di aumentare l'IVA, sapendo benissimo che non ha potere d'ingerenza nella politica fiscale italiana.

E mentre le eccellenze della casta (pensionati d'oro, dirigenti pubblici d'oro, consulenti d'oro, politici nazionali e regionali di professione, ufficiali delle forze armate, dirigenti di polizia, notai, segretari e assistenti parlamentari, magistrati, commissari alle spending review, e via dicendo) non intendono mollare neanche un centesimo, la stampa compiacente mette in prima pagina su TV e giornali le immagini della Costa Concordia alla deriva sulle coste del Giglio, glorificando l'azione di recupero del vergognoso scempio della natura. Dimenticando che il disastro provocato e coperto dalla casta degli armatori, invece che una fiera impresa tutta italiana, è stato la tomba di 32 persone ed un incalcolabile danno ambientale.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

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