Sabato, 13 Ottobre 2012 11:37

limiti in giudizio alle parcelle degli avvocati

La legge di stabilità impatta anche sulle parcelle degli avvocati. Che non possono essere di importo maggiore rispetto al valore della causa. Quindi chi vince non può imputare spese legali eccessive alla controparte: la quota di spese legali che eccede il valore della causa, alla fine, se la paga il cliente vincitore. Vediamo in dettaglio come funziona.

La legge di stabilità - recentemente partorita - propone di sostituire il quarto comma dell'articolo 91 del codice di procedura civile. La versione proposta, infatti, prevede che i compensi liquidati dal giudice e posti carico del soccombente non possono superare il valore effettivo della causa. Fino ad oggi, invece, lo stesso comma formula un'analoga regola, ma limitatamente alle cause previste dall'articolo 82 del medesimo codice: cause il cui valore non eccede i 1.100 euro, di competenza del giudice di pace. Peraltro nella versione vigente il tetto riguarda non solo i compensi per l'avvocato, ma ogni possibile voce, come spese, competenze ed onorari. La proposta, quindi, estende il concetto già presente nel codice fino a riguardare qualunque causa - anche se si precisa che i compensi non comprendono le spese. In finale, il giudice potrà liquidare i compensi con il tetto dell'importo del valore della causa, mentre le spese si aggiungono. Si tratta di un criterio di liquidazione delle spese di giudizio che si aggiunge a quelli previsti dal decreto 140/2012 sui cosiddetti parametri, sostitutivi delle tariffe forensi.

L'effetto di questa disposizione - da un punto di vista economico e nella prospettiva del cliente - è un possibile vantaggio per chi perde la causa e uno svantaggio per chi vince la causa. Questo si verifica soprattutto quando il valore della causa è basso e il compenso stabilito dal giudice (che deve rispettare il tetto) è più probabile che sia minore della cifra che l'interessato e l'avvocato hanno inserito nel contratto stipulato tra di loro. Inoltre la quantità e la qualità della prestazione professionale può essere rilevante, anche per cause di importo piccolo. Altro possibile effetto è quello di disincentivare il ricorso alla giustizia, considerata la prospettiva di non poter recuperare i soldi che si spenderanno. Attenzione: sta all'avvocato informare il cliente di questa regola, consentendo al cliente di agire con consapevolezza dei costi e decidere in piena coscienza delle regole nuove.

Il disegno di legge di stabilità interviene anche sulle entrate dei tribunali e in particolare sul contributo unificato e cioè il balzello da pagare ogni volta che ci si rivolge al sistema giustizia. Balzello che aumenta, ovviamente, soprattutto nel settore della giustizia amministrativa. Più in generale, gli incrementi del balzello riguardano tutti i tipi di procedimento, anche se rispetto a una prima versione del disegno di legge c'è qualche differenza. Nella versione originaria aumentava da 300 a 350 euro il contributo per ricorsi in materia di accesso ai documenti amministrativi e quelli avverso il silenzio dell'amministrazione: l'ultimo testo disponibile non contempla più queste ipotesi.

Altra menzione riguarda anche gli appalti. Nel disegno di legge, per queste controversie di competenza del TAR e del Consiglio di Stato, si individua una scaletta in base al valore della causa: il contributo dovuto è di euro 2 mila (contro i 3 mila della prima versione) quando il valore della controversia è pari o inferiore a euro 200 mila; per quelle di importo compreso tra 200 mila e un milione di euro il contributo dovuto è di euro 4 mila, mentre per quelle di valore superiore a 1.000.000 euro è pari ad euro 6 mila (era 5 mila nella versione originaria). Aumenta il contributo unificato anche per tutti i processi amministrativi in materie diverse da quelle sopra elencate: si passa, infatti, da 600 a 650 euro.

Incremento sensibile si deve registrare per tutti i giudizi in cui si applica il rito abbreviato con termini ridotti a metà (materie previste dal libro IV, titolo V, del codice del processo amministrativo e altre disposizioni speciali): il contributo unificato passa da 1.500 euro a 1.800 euro. Infine, si pagherà un contributo doppio per i giudizi di impugnazione avanti al Consiglio di Stato e si paga un secondo contributo nel caso in cui le impugnazioni anche civili siano respinte o dichiarate improcedibili o inammissibili.

Insomma, tante le novità proposte dal disegno di legge c.d. "di stabilità". Alcune potrebbero risultare convenienti per il cliente, laddove si riesca bene a fare i conti. Fatto sta che i balzelli pretesi dallo Stano non diminuiscono certo, ed in tutto questo c'è di mezzo la professionalità dell'avvocato, che a conti fatti potrebbe risultare non sufficientemente pagata visti i limiti introdotti. E quindi, talvolta, potrebbe non convenire affatto andare in causa invocando il legale.

 

FONTE: http://www.italiaoggi.it

Letto 1394 volte