Mercoledì, 08 Aprile 2015 16:16

licenziamenti motivati, cosa cambia col Jobs Act

Vediamo in dettaglio cosa cambia con il Jobs Act fortemente voluto dal premier, rispetto alle norme a suo tempo stabilite dalla riforma dell'allora ministro Fornero.

Il licenziamento a causa di giustificato motivo economico, anche ultimamente molto dibattuto sia sul tavoli del parlamento che del governo, è stato profondamente modificato dalla riforma del ministro Fornero a suo tempo ed oggi dal Jobs Act di Matteo Renzi.

Il punto è cruciale: nel momento che intervengono, per ragioni di riorganizzazione aziendale, i presupposti di una riduzione del personale, il giudice ha il ruolo di verificare che per il datore di lavoro il licenziamento sia davvero l'ultima misura attivabile. Infatti il datore di lavoro, nel momento in cui valuta di licenziare il lavoratore per giustificato motivo economico - tra cui la condotta del lavoratore - deve pensare anche alle possibilità per reimpiegarlo, tant'è che il licenziamento può essere in ogni modo contestato dal lavoratore.

E quindi, dopo la comunicazione da parte del datore di lavoro che illustra le ragioni per le quali avviene il licenziamento, il lavoratore ha 60 giorni di tempo per impugnare la comunicazione e contestarla. In termini pratici, per contestarla il lavoratore deve inviare entro 60 giorni una lettera raccomandata al datore di lavoro, ed entro 180 giorni deve depositare il ricorso alla cancelleria del tribunale del lavoro competente, unitamente ad una richiesta al datore di lavoro per tentare una conciliazione.

Poi, se il licenziamento è valutato dal giudice non legittimo, il datore di lavoro dovrà pagare un'indennità al lavoratore pari due mensilità per ogni anno di lavoro prestato presso l'azienda - attenzione, il reintegro sul posto di lavoro non è però previsto quindi è una scela libera del datore di lavoro.

Riguardo proprio questa corresponsione di indennità in caso di illegittimo licenziamento per giustificato motivo economico, come previsto dal Jobs Act, essa vale soltanto per le assunzioni dopo il 7 marzo 2015: i lavoratori assunti prima di tale data, in caso di illegittimità del lienziamento, si devono invece regolare secondo la riforma Fornero, quindi la norma che prevede un risarcimento da 12 a 24 mensilità più - a giudizio del giudice del lavoro - il reintegro sul posto di lavoro se le motivazioni sono valutate infondate. Altro caso particolare, si applica il Jobs Act anche per i lavoratori assunti prima del 7 marzo 2015 quando il licenziamento è una conseguenza delle assunzioni a tempo indeterminato successive a tale data che vanno ad occupare più di 15 dipendenti per ogni sede dell'azienda.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

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