Martedì, 16 Agosto 2016 12:00

lettera di licenziamento: si può rifiutare di riceverla?

La comunicazione del licenziamento da parte del datore di lavoro avviene tramite raccomandata A/R o tramite notifica diretta al lavoratore in ufficio. Il punto è: il lavoratore si può rifiutare di accusarne ricevuta?

In questo articolo abbiamo parlato degli aspetti del Jobs Act relativo proprio alla riduzione del personale.da parte delle aziende.

Andiamo ora più nello specifico di un aspetto importante della procedura di licenziamento. Come noto, la legge stabilisce che la comunicazione di licenziamento emessa dal datore di lavoro viene notificata al lavoratore con raccomandata A/R inviata all'indirizzo di residenza del dipendente, oppure durante l'orario di lavoro con consegna diretta della lettera nelle mani del lavoratore - che ovviamente dovrà sottoscriverla per ricevuta. E non è una mera formalità, piuttosto un 'atto unilaterale recettizio' che quindi presuppone che gli effetti si producano dal momento in cui il lavoratore ne ha avuto conoscenza.

Detto così, sembra semplice per il lavoratore evitarne gli effetti: potrebbe semplicemente rifiutarsi di riscontrarne l'avvenuta notifica, ad esempio rifiutando di ritirare la raccomandata, ignorandone la giacenza, o non firmando la lettera di licenziamento. Ovviamente, non è così semplice.

Partiamo dal caso del licenziamento a mezzo raccomandata: ipotizziamo che il lavoratore non riceve la raccomandata A/R.
In tal caso, se il destinatario si rende irreperibile, la notifica è ritenuta comunque perfezionata alla scadenza al termine del periodo di giacenza, ossia i canonici 30 giorni. Riscontrata o non riscontrata dal destinatario, dopo tale termine per legge si ritiene ricevuta.

Secondo caso: ipotizziamo che il lavoratore si rifiuti di apporre la la firma sulla lettera di licenziamento direttamente notificata. Anche in questo caso, il lavoratore non ha vie d'uscita diverse dalla firma: a tal proposito anche la Cassazione si è espressa chiarendo che, se la lettera viene consegnata durante l’orario di lavoro, il lavoratore non ha alcun diritto di non firmare.

E veniamo ai casi più moderni: il licenziamento notificato tramite email (o fax, per chi lo ha a casa). In tali casi, quindi fuori dalle precette vie "canoniche", subentrano maggiori problemi per il datore di lavoro: in talune sentenze la giurisprudenza ne ha ammesso l'utilizzo, ma sta di fatto che queste soluzioni offrono più facilmente il fianco ad impugnazione da parte del lavoratore.

Oltretutto, il consiglio per chi usa l'email è di affidarsi alla PEC (Posta Elettronica Certificata), che a differenza dell'email 'normale' offre un riscontro inopugnabile sulla ricezione da parte del destinatario.

 

FONTE: https://www.investireoggi.it

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