Giovedì, 27 Dicembre 2012 13:00

l'eredità di Monti. i fatti e non la propaganda

Mario Monti è passato in pochi mesi da accademico sconosciuto ai più a senatore a vita, premier e salvatore della Patria post Berlusconiana. I ceti medio-alti ne tessono le lodi continuamente, per non parlare della stampa estera. Ed ora vuole fondare un suo gruppo politico per continuare la sua miracolosa opera. Ma - propaganda a parte - guardiamo con i numeri cosa è riuscito veramente a fare.

Dopo l'"Agenda Monti", il premier ha presentato agli italiani un programma elettorale che - stando alodi e pareri entusiasti raccolti da entità esterne ed interne - pare avere un potere salvifico solo a parlarne. Il suo esecutivo è durato solo 13 mesi, dal novembre 2011, comunque un tempo sufficiente per verificare, numeri alla mano, se i giudizi tanto lusinghieri tributati quasi all'unanimità dal mondo finanziario, accademico e dell'estabilishment alto-borghese del nostro Paese sono davvero meritati o se si tratta solo di propaganda attuata dai pochi ma potentissimi sponsor del professore.

Cominciamo dallo spread. Quando il governo tecnico iniziò i lavori, lo spread BTP bund era intorno ai 530 punti base. Tale valore non si abbassò sostanzialmente, se non tra la fine di dicembre e la metà di marzo. Infatti, il 29 dicembre 2011 e a fine febbraio 2012, la BCE pompò liquidità alle banche europee per oltre mille miliardi di euro (oltre 250 miliardi alle sole banche italiane) al tasso dell’1% e fino a tre anni. E le banche goderono del "gioco" tra i tassi attivi (fino al 7%) e quelli passivi (l’1%). Peccato che poco dopo lo spread ripartì ad aumentare fino alla fine di luglio, quando si attestò fino a 530 punti base: lo stesso di fine governo Berlusconi. Evidentemente, le responsabilità non erano da attribuire (almeno, non totalmente) al precedente esecutivo, ma alla grave instabilità finanziaria nell'Eurozona. Poi il 26 luglio il governatore della BCE, Mario Draghi, annunciò che avrebbe fatto tutto il necessario per salvare l’euro e i bond pubblici in crisi. E lo spread cominciò a recuperare, facendo chiudere il governo Monti con un decoroso, si fa per dire, 310 punti base.

E passiamo al debito e deficit. Monti ha lasciato i conti pubblici peggio di come stessero un anno prima: nel 2011 il debito pubblico si attestava al 120,1% del PIL, adesso ha sfondato quota 2 mila miliardi - 2 mila e 14 miliardi di euro per l'esattezza - attestandosi al 126,1% del PIL. Quanto al deficit, nel 2011 l’Italia aveva chiuso con un disavanzo fiscale del 3,9% – secondo migliore risultato in Europa, dopo la Germania ovviamente – e ad un anno di distanza, malgrado i denari riscossi col salasso della cura Monti, il deficit non scende sotto il 3%. Nel 2013 poi, anno in cui si dovrebbe raggiungere il pareggio di bilancio per gli accordi tra Roma e Bruxelles, non si prevede un risultato migliore del 2,9%.

Il PIL, anche lui, è in calo: mentre il governo Berlusconi fu attaccato in patria e all'estero per la debole crescita del PIL - il 2011 si era chiuso con un PIL a +0,7% contro un PIL 2010 dell’1,1%, mentre in Germania nel biennio 2010-2011 la crescita è stata del 3% annuo - oggi il PIL è in caduta del 2,5% e si stima tra lo 0,4% e l’1% l’anno prossimo. Certo, anche nella conferenza stampa di fine anno il premier dimissionario spiegava che le riforme impongono sacrifici nel breve periodo per ottenere miglioramenti nel lungo. Ma quali sarebbero le misure che l’esecutivo ha intrapreso per fare crescere la nostra economia? In realtà, il mercato del lavoro è tale e quale quello lasciato in eredità dal precedente governo e non si sono affatto intaccate le impostazioni delle attuali libere professioni, per esempio. Anche il consolidamento fiscale si è dimostrato inesistente: le tante tasse hanno sicuramente fatto crollare il PIL, ma hanno solo minimamente scosso il disavanzo fiscale.

Anche la cura Monti per il rilancio della produttività industriale ha avuto effetti positivi tutti da cercare: nei primi dieci mesi di quest'anno è scesa del 6,5% su base annua - e quante imprese hanno chiuso - mentre i consumi privati delle famiglie hanno registrato un calo drammatico (carne in calo del 5,5%, pesce 1%, ortofrutta 0,9%). Tanto che il Natale 2012 ha visto un crollo medio degli acquisti del 14%, con punte del 16% per l’abbigliamento e calzature.

E che dire della disoccupazione: è questo l'unico dato in crescita. Alla fine del governo Berlusconi coloro che erano in cerca di un lavoro erano il 9%, oggi però siamo all'11,1% (dato ancora più allarmante: gli under 25 sono al 36,5%, insomma uno su tre è a spasso), pari a 644 mila unità. 

Il mercato immobiliare poi è fermo - è stato scritto più volte: nel solo secondo trimestre del 2012 le compravendite immobiliari sono crollate del 23,7%, a fronte di un tonfo del 41,2% dei mutui erogati. Nessuno compra e nessuno - quindi - riesce a vendere.

Ma anche la pressione fiscale cresce, complice il calo del PIL, fino al 46% del reddito nazionale. Il dato reale potrebbe essere maggiore, visto che non tutti pagano le tasse: cercando di stimare il sommerso, il dato reale potrebbe essere vicino al 54%. Cioè, quelli che pagano le tasse ci lasciano più di metà del proprio reddito.

Beh, dati alla mano Monti ci lascia un'agenda con tante buone intenzioni - che lui non ha saputo realizzare evidentemente - ed un'Italia peggio di come gli era stata passata dal Cavaliere. Ognuno si faccia l'opinione che vuole e racconti la situazione secondo la propria legittima prospettiva. Ma i numeri rimangono sempre tali.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

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