Martedì, 03 Novembre 2015 10:25

legge di stabilità: le critiche della Corte dei Conti

La Corte dei Conti, convocata in audizione alle commissioni di bilancio, ha sottolineato il carattere temporaneo di parecchie coperture alla legge di stabilità. Tradotto, la manovra scarica i problemi sugli anni a venire. Vediamo i dettagli.

La Corte dei Conti si unisce al coro dei "gufi", come li definisce il premier Matteo Renzi, che borbottano dietro alla legge di stabilità chiedendosi delle coperture necessarie a realizzare le innovative misure previste dalla legge stessa.

A detta della Corte, infatti, gli interventi per i consumi e gli investimenti verranno pagati riducendo i margini di protezione dei conti pubblici e lasciando irrisolti sullo sfondo tanti altre questioni. Tipo le famigerate clausole di salvaguardia alla flessibilità delle pensioni.

Ecco quindi, dopo i rilievi dei tecnici di Camera e Senato, la lettura decisamente critica della legge di stabilità a voce del presidente della Corte dei Conti, Raffaele Squitieri, presente in audizione nelle commissioni bilancio.

Secondo quest'ultimo è chiara la "scelta di politica economica" che risiede dietro la manovra: sfruttare al massimo gli spazi di flessibilità disponibili, riducendo esplicitamente i margini di protezione dei conti pubblici e lascia sullo sfondo questioni irrisolte come clausole, contratti pubblici e pensioni, nonché mancate decisioni importanti quali un definitivo riassetto del sistema di finanziamento delle autonomie territoriali.

Certamente appare condivisibile la scelta di una "politica fiscale più accomodante come quella oggetto della manovra", proprio in quanto mira "a bilanciare un possibile indebolimento della domanda estera con un maggiore contributo di consumi e investimenti. "Appare pertanto condivisibile la preoccupazione del governo di non incidere in senso negativo sulle prospettive del paese, muovendo in direzione di un'ulteriore revisione di strategia di fiscal policy e degli obiettivi di convergenza verso l'equilibrio strutturale di bilancio". Insomma, buono l'intento di promuovere l'ottimismo verso il rilancio economico - ovvio - ma attenzione a come si compensa tale scelta.

Infatti, accanto a i dati macroeconomici più o meno incoraggianti ma certo non univoci, insomma opinabili, il governo lascia dei vuoti che evidentemente andranno ad essere colmati negli anni a venire. E qui viene in mente la clausola sull'aumento dell’IVA, che doveva essere rimodulata con "un articolato intervento sulle aliquote e sulla struttura stessa", invece che annullata. In finale, la legge di stabilità "sconta il carattere temporaneo di alcune coperture e il permanere di clausole di salvaguardia rinviate al futuro", e quindi saranno necessari "consistenti tagli di bilancio o aumenti di entrate" già a partire dal 2017. Tutto molto incoraggiante per i giovani cui il premier si indirizza.

E veniamo allo sbandierato taglio delle tasse sugli immobili. A detta della Corte "la tassazione che riguarda gli immobili risulta ancora senza una fisionomia definita e richiede una particolare attenzione". E poi, il taglio della TASI "cristallizza" la capacità fiscale dei Comuni, avvantaggiando chi ha alzato al massimo le aliquote e penalizzando i Comuni dove la TASI era meno cara. Anche qui, "andrà valutato come si distribuirà tra gli enti il reintegro dei fondi della TASI sulle prime case. Ne trarranno il beneficio maggiore gli enti che hanno attivato il tributo utilizzando al massimo la propria capacità fiscale (che viene così cristallizzata). Le collettività che potevano apparire ieri come le più penalizzate potranno godere dal 2016 di un relativo beneficio".

Guardando oltre, "fermo il capitolo catasto e nuove rendite, con l'abolizione dell’IMU e della TASI sulla prima casa, la principale fonte di finanziamento manovrabile da parte degli enti riguarda le abitazioni diverse dalla prima casa, su cui continuerà a vivere il dualismo TASI - IMU, con la conseguenza che la maggioranza dei servizi indivisibili forniti dai comuni graverà di regola sui non residenti".

Insomma, il Comune deve evidentemente ottenere in un modo o nell'altro le risorse per funzionare: come diminuisce la fiscalità dei residenti, il Comune verosimilmente compenserà con i non residenti.

 

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it

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