Mercoledì, 02 Novembre 2016 12:00

LE TRUFFE DEI BITCOIN - parte seconda: le truffe dei Bitcoin exchange

Sul Bitcoin abbiamo detto tutto: caratteristiche tecniche innovative, eccezionale potenziale per gli investitori e rivoluzionarie caratteristiche come anonimato e assenza di controllo centrale. Continuiamo a vedere in questa seconda parte della guida una tipologia di truffa e come potersi difendere.

 

LEGGI LA PARTE PRIMA DELLA GUIDA

 

Le truffe dei Bitcoin exchange: evitare questa truffa non è affatto semplice. Tradotto in termini più semplici, stiamo parlando della possibilità che la banca dove abbiamo depositato il nostro denaro chiuda i battenti e scappi col malloppo. Se parliamo di una banca 'normale' questo è pressoché impossibile, ci sono fior fiore di entità governative che vigilano o comunque posso agire a nostra difesa. Ma nel mondo dei Bitcoin non ci difende nessuno, siamo soli e quindi da soli dobbiamo capire di chi fidarci e di chi no.

Ed è un problema: intanto perché i mercati di scambio prevedono il deposito delle monete da scambiare - e quindi di qualcuno dobbiamo necessariamente fidarci - e poi perché le organizzazioni dietro ai più frequentati siti di exchange hanno tipicamente un elevato livello di credibilità all'interno dello spazio Bitcoin. Oltretutto, più un sito di exchange è famoso e più denaro vi confluisce, aumentando l'appetito dei truffatori. I quali, beninteso, potrebbero essere sia esterni che interni, fino al CEO stesso del sito.

Ricordiamo ad esempio il caso di Cryptsy, nel 2014. La piattaforma di scambio di valute digitali perse 13.000 BTC e 300.000 LTC - disse il CEO - per una violazione hacker dell'exchanger. Insomma, una rapina alla banca. Ma, guarda caso, subito dopo il furto andò avanti senza informare i suoi utenti della situazione per paura di provocare il panico e la corsa a ritirare il denaro. In realtà, il CEO è scappato col malloppo, e non ha avvisato nessuno per avere tempo, dopo aver vuotato le casse, di cancellare ogni traccia di dove le monete erano finite.

Sempre nel 2014, qualche mese prima di Cryptsy, già un altro sito dal nome Mt.Gox divenne famoso per eventi simili: il CEO rivelò che circa 850.000 bitcoin erano stati trafugati dal sito. Una cifra astronomica, allora pari a circa 450 milioni di dollari che oggi invece sarebbero ben di più, circa 620 milioni. Si dice che circa 200.000 bitcoin siano stati in qualche modo recuperati e restituiti ai proprietari, fatto sta che i più ancora piangono le proprie perdite.

MORALE. Come detto, depositare le monete solo in siti di fiducia è una frase senza senso: nessun sito merita assoluta fiducia o è coperto da garanzie esterne. E allora? Intanto, cerchiamo di non mettere tutte le uova nello stesso paniere - regola valida anche per i conti in banca, beninteso. Ancora, dividere le monete in più portafogli. Così, si abbatte il rischio di rapina proporzionalmente al numero di portafogli creati e di siti in cui le monete sono depositate: difficile pensare che tutti questi vengano contemporaneamente derubati.

Guardando invece al sito, un indizio che le cose si mettono male è quello di notare ritardi nella notifica delle operazioni, in particolare il ritiro di monete - indizio verificatosi nel caso proprio di Mt.Gox - cercando di cogliere i segnali di pericolo in anticipo. Sperando che non sia già troppo tardi.

Non speriate di avere altre garanzie: potete provare ad esempio a chiedere, in merito alla procedura di antiriciclaggio, informazioni di dettaglio sulla sicurezza dei dati che state mandando loro, e quali assicurazioni possano mettere in campo nel caso di una penetrazione del loro sistema di sicurezza con conseguente perdita di dati e di denaro. Ma vi assicuriamo che neanche una piattaforma solida ed affermata come Bitstamp vi darà risposte rassicuranti: piuttosto, si cautela dandovi conoscenza dello scenario peggiore.

 

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FONTE: http://www.gavrilobtc.it

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