Venerdì, 04 Novembre 2016 12:00

LE TRUFFE DEI BITCOIN - parte quarta: lo schema Ponzi

Sul Bitcoin abbiamo detto tutto: caratteristiche tecniche innovative, eccezionale potenziale per gli investitori e rivoluzionarie caratteristiche come anonimato e assenza di controllo centrale. Continuiamo a vedere in questa quarta parte della guida un'altra tipologia di truffa e come potersi difendere.

 

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Chiunque, prima o poi, viene attirato nella trappola di uno schema Ponzi: ci provano con qualunque bene, compreso il Bitcoin. E nessuno applica il buonsenso che ci dice che, se una prospettiva sembra troppo bella, semplice e remunerativa per essere vera, probabilmente è fasulla. Parliamo di truffe piramidali, chiamate gergalmente 'catene di Sant’Antonio' o, per l'appunto, schema Ponzi.

Di solito, nella maggior parte dei casi è abbastanza facile accorgersi di una truffa di questo tipo. Ma, chissà perché, ci sono ancora persone che ci cadono dentro. E volete sapere perché? Semplice, perché i truffatori sanno bene cosa dire per imbonirvi, per raggirarvi, per carpire immeritatamente la vostra fiducia ed alla fine ottenere quello che vogliono: tirar dentro il loro affare fraudolento quanta più gente possibile, con la promessa di un eclatante, eccezionale ritorno sugli investimenti (ROI) senza tutto sommato dover faticare molto per realizzarlo.

Gavin Andresen, uno sviluppatore molto noto nell'ambito del Bitcoin, ha più volte affermato e altrettante volte ribadito che, ad esempio, tutti i siti di cloud mining di bitcoin sono schemi di Ponzi. Semplice, tutto qui. E come dargli torto: sono siti che vendono alla clientela potenza mining di macchine che, in verità, nel migliore dei casi sono esauste e non saranno mai capaci di ripagare i clienti dei soldi fino a quel momento spesi per affittarne la potenza di lavoro. Al limite, si può ammettere che faranno guadagnare una sciocchezza solo se uno affitta e rivende allo stesso prezzo massimo un mese dopo, incassando quindi solo la produzione di quel mese come guadagno sull’investimento. Ma capite bene che rischiare tutto per guadagnare solo queste briciole è tutto sommato stupido.

Qualcuno, ad esempio, ricorderà che nel 2014 tale Trendon Shavers fu arrestato e poi condannato a 18 mesi di prigione per il suo coinvolgimento in un classico schema Ponzi correlato al mondo del Bitcoin. Tradotto, secondo gli inquirenti aveva sottratto in tutto 146.000 bitcoin agli investitori.

Oppure parliamo di CryptoDouble, un sito oggi chiuso che ancora una volta funzionava come uno schema di Ponzi. Nel 2015, ha chiuso ogni tipo di operazione dopo aver promesso che il proprio schema a piramide avrebbe raddoppiato i depositi dei propri utenti entro sole 100 ore dal versamento. Invece, dopo 100 ore il truffatore è scappato col malloppo, che pare sia stato di circa 2.233 bitcoin, lasciando migliaia di clienti in perdita.

Ancora, esistono schema Ponzi applicati alle pseudo - criptovalute: Onecoin, Onelife, Swisscoin, Hubcoin sono monete virtuali derivate dal Bitcoin ma in realtà applicazioni di schema Ponzi che sfruttano l’ignoranza e la curiosità di tutti quelli che hanno più o meno avuto notizia del Bitcoin e dei favolosi guadagni che la moneta virtuale permetterebbe.

In realtà, invece, i gestori di queste monete iniziano a spiegarvi come funzionano le criptovalute ma alla fine vi vendono il nulla: proiezioni di futuri guadagni in cambio del versamento adesso di soldi veri, attraverso pacchetti di acquisto di un bene imprecisato che non corrisponde ai nulla di simile ad una criptovaluta.

Ebbene, ricordiamo sempre cosa è una criptovaluta ed in cosa si distingue da quello che questi truffatori cercano di vendervi o in cui tentano di coinvolgervi: è una moneta come tutte le altre, ossia la cambi quando vuoi e nella quantità che vuoi, anche minima. Ma ha una peculiarità: essere una moneta matematica, con sicurezze crittografiche e codificata, con un sistema di registri delle transazioni - si chiama blockchain - sempre visibili e trasparenti a tutti gli utenti e soprattutto aderente ad un unico controllo decentralizzato. Non c’è quindi un'entità centrale, un governo o peggio ancora una società privata che ne controlla l'emissione, il valore, la distribuzione o le transazioni. Se non possiede queste caratteristiche, non è una moneta virtuale: è una fregatura.

MORALE. Ce lo siamo già detto precedentemente: se sembra troppo bello per essere vero, allora probabilmente è un falso. In altre parole, ripetiamolo ancora una volta: evitare, evitare, evitare di investire in qualcosa che prometta più guadagno di quanto un ragionevole ROI possa veramente garantire. Oppure torniamo a Pinocchio, il gatto e la volpe e crediamo nel magico albero che produce i soldi. Il fatto poi che una società di Bitcoin abbia ricevuto recensioni positive ed in molti ne parlano bene non vuol dir nulla o quantomeno non dovrebbe convincerci a fidarci. Non aderiamo subito subito, diffidate sempre in questi casi e facciamo una ricerca approfondita ed indipendente prima di sbilanciarci. Poi ve ne accorgerete: tanti investimenti che a prima vista vi sembrano appetibili si riveleranno, nei fatti, l'ennesimo schema Ponzi.

 

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FONTE: http://www.gavrilobtc.it

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