Giovedì, 27 Dicembre 2012 10:09

le tasse sui prodotti bancari: anno nuovo regole nuove

Dal 2013 ci aspettano le nuove tasse sui prodotti bancari. Ovviamente tutte al rialzo. Ed assolutamente inevitabili: pur ingegnandosi, è di fatto impossibile avere soldi sul conto ed evitare il balzello. Vediamo tutti i dettagli.

Parliamo di tre specifiche imposte, le cui novità debutteranno al 1 gennaio 2013: quella sui conti bancari, sui conti postali e sui dossier titoli. Tre tasse che hanno due comuni denominatori: il meccanismo impositivo è quello del bollo, mentre l'obbligo impositivo è connesso a rapporti di natura finanziaria con banche o poste. Tanto per cambiare, molti risparmiatori italiani saranno tranquillamente assoggettati a tutte e tre le imposte. Ed ovviamente analoghe imposte sono introdotte sulle medesime attività presso istituti all'estero.

Impossibile evitarle: il fisco rileva i saldi in tutti il periodo di riferimento: anche chi riduce a zero il conto prima che scatti l'imposta sarà colpito dai balzelli.

Andiamo per ordine: il nuovo bollo annuale sui dossier titoli arriverà pari allo 0,15% per portafogli con un valore sopra 22.800 euro, mentre al di sotto si pagheranno "solo" 34,20 euro. In pratica, per questa tassa è previsto un limite inferiore - i 34,20 euro - ma non uno superiore.

Il bollo annuale sul conto corrente per il 2013 sarà invece lo stesso del 2012: 34,20 euro per giacenze sul conto sopra i 5 mila euro.

Altra novità riguarderà la tassa sulle transazioni finanziarie. L'aliquota su base annuale sarà pari allo 0,12% (0,10% dal 2014) sulle compravendite di titoli azionari italiani, pagata solo dal compratore. Il risparmiatore, insomma.

E veniamo ai dettagli: come e quando viene rilevata la giacenza. Certo, se la giacenza è per tutto l'anno sempre sotto o sempre sopra 5 mila euro c'è poco da discutere: nel primo caso non si paga il bollo di 34,20 euro, nel secondo lo si paga. Ma se il conto oscilla intorno a 5 mila euro, talvolta sopra e talvolta sotto, che giacenza si considera per capire quanto si paga? Semplice: per il fisco  conta il periodo di rendicontazione e i saldi medi giornalieri. In altre parole, l'imposta scatta quando viene inviato al cliente l'estratto conto - mensile o trimestrale, dipende dalla banca: in tal caso il bollo sul conto corrente è ripartito per 12 o per 4. E se nel corso del periodo di rendicontazione la giacenza scendesse al di sotto dei 5 mila euro per qualche giorno (valore giornaliero medio), il prelievo verrà ridotto proporzionalmente.

Facciamo un esempio. L'onnipresente Mario Rossi ha un conto con 6 mila euro i primi tre giorni dell'anno, poi fino al 31 marzo la liquidità scende a 4 mila euro. La banca opta per una rendicontazione trimestrale. Il bollo sarà pari a 1,14 euro, 34,20 diviso 90 giorni del trimestre e moltiplicato i tre giorni in cui il saldo è stato superiore alla soglia.

Quindi, è chiaro che il bollo è inevitabile: a poco serve ritirare i denari e portarsi sotto la soglia dei 5 mila il giorno prima della rendicontazione. Ed è inutile chiedere alla propria banca di non inviare l'estratto conto per evitare di pagare il balzello: le banche sono tenute per legge all'invio di questo genere di comunicazione - anche per email - come forma di trasparenza nei confronti dei clienti. In ogni caso l'invio è presunto almeno una volta l'anno. Inutile infine spacchettare i denari in più conti presso la stessa banca: se il conto con 6 mila euro si trasforma in due rapporti da 3 mila, l'imposta si paga ugualmente. Invece, le cose potrebbero cambiare se i conti sono aperti presso due banche diverse: un intermediario non è tenuto a conoscere le giacenze presso gli altri istituti. diciamo che... ci si può provare!

Il povero Mario Rossi ha bisogno del conto corrente: per depositare stipendio, pensione, pagare tributi eccetera. E' inevitabile. Ed appena supera la soglia del 5 mila euro deve pagare 32 e rotti euro. Che diventano almeno il doppio se si "lancia" in acquisto di azioni tentanto di guadagnarci qualcosa - visto che il conto corrente "liscio" di fatto non dà alcun interesse con cui combattere l'inflazione.

 

FONTE: http://www.italiaoggi.it

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