Lunedì, 22 Dicembre 2014 13:56

le commissioni a delinquere

Ogni giorno le cronache dei palazzi dl potere parlano di nuovi inquisiti e condannati per truffe, frodi, peculato: questa o quella formazione politica, nell'Italia dei corrotti figurano praticamente tutti i partiti che contano. Peccato accorgersi che le commissioni che legiferano, valutano, decidono di giustizia, norme, fondi ed appalti vedono tutti quesi personaggi, ancora, ai vertici. Come dire: ecco chi decide per noi dei nostri soldi, della nostra vita e del nostro futuro.

Cominciamo col senatore Altero Matteoli, indagato per corruzione e tuttora in Parlamento come presidente della commissione Lavori Pubblici del Senato, quella che si occupa della legge sugli appalti. L'uomo giusto, vi pare?

Per continuare con il senatore Antonio Azzollini, accusato di maxifrode riguardo la costruzione del porto di Molfetta. Ebbene, costui presiede a Roma un organo alla ribalta nelle settimane della legge di stabilità, cioè la commissione Bilancio sempre del Senato. Tant'è che nell'ultima manovra sono comparsi, guarda caso, 10 milioni di euro proprio per lo scalo della città in cui era sindaco.

Ed ancora, l'ex ministro Nunzia De Girolamo è vice presidente della Giunta per le Autorizzazioni. Ma ricorderete come sia stata indagata per l'inchiesta ASL di Benevento: laddove la Procura chiedesse il suo arresto, la barzelletta è che dovrebbe essere lei stessa a votarlo, pensate un po'.

Tra presidenti e vicepresidenti di commissioni e giunte parlamentari, troviamo in totale tre condannati, due che hanno patteggiato la pena - cioè l'hanno ammessa, nove sono indagati e tre "solo" imputati. Ecco chi decide, giudica e dispone soldi pubblici e regole per il cittadino.

In tutto questo, solo uno tra gli onorevoli ha scelto di andarsene spontaneamente: Salvatore Margiotta, un senatore PD condannato in appello per corruzione in Basilicata ed interdizione dai pubblici uffici. Addirittura, il presidente della Vigilanza RAI Roberto Fico lo ha annunciato come fosse una notizia, tra lo stupore generale. In effetti, non ci sono altri casi di analoga, minima, decenza morale: un vero eroe, una persona da cui prendere esempio...

D'altronde, non deve stupirci questa riluttanza degli onorevoli a dimettersi quando colpevoli di crimini contro lo Stato: nessuno può chiedere di lasciare la carica in quanto la Costituzione non lo prevede, proprio per tutelare la loro indipendenza. Viene il dubbio che ch ha pensato questa norma non ipotizzasse stesse parlando di criminali.

E quindi i criminali di cui sopra, inquisiti imputati o condannati che sia, col ruolo di presidenti o vicepresidenti di commissione hanno la possibilità di presentare testi di legge, dare priorità ad alcuni di questi, calendarizzare la loro discussione, esserne i relatori: sono 28 gli organi permanenti tra Camera e Senato, 14 le commissioni bicamerali, tre commissioni speciali, una mista, due monocamerali, due organismi interni e sette giunte. Totale, 157 cariche affidate, in parte non irrilevante, a criminali o sospetti tali.

Basti guardare la commissione Cultura: a Montecitorio c'è Giancarlo Galan (FI), che però agisce da casa in quanto ha patteggiato per le tangenti per il Mose di Venezia ed è ora agli arresti domiciliari. Ma anche la sua vice, la montiana Ilaria Capua, virologa di fama internazionale, è famosa anche agli organi di polizia: è indagata per corruzione, abuso d'ufficio ed associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di virus. La stessa commissione, al Senato, ha per presidente il renziano Andrea Marcucci, condannato nel 1993 per abusi edilizi. Che dire, la cultura è davvero in buone mani.

Passiamo alla commissione Politiche Comunitarie alla Camera: il vicepresidente, Paolo Tancredi del NCD, è accusato di coinvolgimento nella rifiutopoli abruzzese, parliamo di un inceneritore nel teramano. Commissione Affari Sociali, il presidente Pierpaolo Vargiu, altro montiano, è accusato di aver intascato un milione di euro di rimborsi da consigliere regionale in Sardegna. E spunta anche il noto Roberto Formigoni, sempre NCD, presidente della commissione Agricoltura del Senato, pluri indagato per corruzione, oppure Claudio Fazzone, rinviato a giudizio per raccomandazioni all'ASL di Latina ed oggi  vice presidente della commissione Affari Costituzionali nonchè membro della commissione Antimafia.

Ancora, Donato Bruno, per poco membro della Consulta candidato da Forza Italia: indagato per una consulenza, in Senato dirige il consiglio di garanzia.

Tutto questo non è che un misero, parziale elenco dei "peccatucci" degli onorevoli che contano: in tanti casi basta che la commissione che deve dare il via libera alle indagini o al provvedimento conseguente neghi l'autorizzazione a procedere. Ovvero, la relativa commissione di via libera (composta evidentemente dai colleghi del criminale) rigetta l'istanza a procedere contro il loro compare e, viva l'immunità, l'onorevole fa marameo.

Gli onesti, o diciamo quelli che, ad oggi, non hanno procedimenti analoghi - quelli del Movimento Cinque Stelle, addirittura la maggioranza con Pippo Civati, gridano allo scandalo, lanciano frasi grosse richiamando tipo Formigoni ad un segno di decenza e dignità dimettendosi. Ma, figurarsi, questi si proclamano innocenti e quindi non la poltrona non la mollano di certo. D'altronde, il popolo li ha voluti e la Costituzione li cautela.

 

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it

Letto 665 volte