Sabato, 18 Febbraio 2017 12:15

lavorare durante il periodo di malattia

La domanda è lecita: in periodo di malattia - e compatibilmente con i limiti fisici dettati dalla malattia stessa - si può comunque lavorare? Beninteso, parliamo di lavoro per un'altro cliente.

Ripartiamo ad esaminare le varie casistiche di interruzione del lavoro per malattia, dopo aver parlato in questo articolo dei malati del week end.

In teoria, se siamo malati restiamo nel nostro domicilio, buoni buoni, tutti dediti a recuperare le facoltà fisiche che ci consentano di tornare operativi al posto di lavoro. Talvolta però le condizioni fisiche momentaneamente ridotte ci impediscono di fare il nostro mestiere - e quindi siamo in malattia nei confronti del nostro datore di lavoro - ma non talmente infortunati da non poter fare altri mestieri, come ad esempio elaborare una relazione e lavorare al PC. Quindi la domanda: in linea di principio, è possibile lavorare verso clienti terzi (un'altra ditta, insomma) mentre si è assenti per malattia dal posto di lavoro?

La Corte di Cassazione dice di no: si incorre, infatti, nella violazione del dovere di fedeltà con l’azienda verso cui risultiamo assenti per malattia.

La sentenza della Corte di Cassazione, più precisamente, è la n. 3630/17 del 10.02.2017, riferita allo specifico caso di un dipendente che ha presentato il certificato medico così da assentarsi dal lavoro per malattia, che invece ha svolto un lavoro per conto di altri in regime di impresa familiare. Ebbene, può essere tranquillamente licenziato.

La legge, quindi, per voce della suddetta corte si è chiaramente espressa in merito alla possibilità di svolgere un altro lavoro - quando si è assenti per malattia - da quello principale. Si è insomma stabilito che il comportamento suddetto può costituire una violazione del dovere di fedeltà con l’azienda, in ogni caso - ossia, anche se il lavoro extra non influisce sulla guarigione del dipendente.

E' evidente che ciò si inserisce nel solco del dibattito sulle false malattie, piuttosto che su tutti quegli atteggiamenti irregolari che compromettono in varia misura o comunque mettono in discussione il principio di guarigione del dipendente. Fino al punto che i giudici hanno deciso di intraprendere una linea dura in merito. Ecco quindi come siamo arrivati alla sentenza della cassazione in questione.

Finale - e cerchiamo di ricordarcelo per bene - chi presenta un certificato medico per malattia e poi presta attività lavorativa per terzi può incorrere nel licenziamento. Anche se risulta di fatto già guarito: in tutti i casi va contro gli obblighi di fedeltà e di diligenza dovuti al proprio datore di lavoro.

La sentenza ci risulta legibile in chiave ancora più dura quando sottolineiamo che essa include anche le attività svolte a titolo gratuito per i familiari - il caso specifico preso in esame dalla Corte di Cassazione era relativo ad un dipendente assente per infortunio che, poi, aveva aiutato la moglie nella rosticceria di famiglia.

Cosa avrebbe invece dovuto fare il lavoratore in malattia? Ebbene, il dipendente avrebbe dovuto comunicare all’azienda l'avvenuta guarigione, ed ovviamente subito dopo tornare al lavoro. E non avrebbe dovuto, invece, prestare servizio per terzi, ancorché a titolo gratuito. Morale, negare (stesso che non comunicare) l’avvenuta guarigione costituisce un comportamento in malafede, passibile di licenziamento.

 

FONTE: https://www.investireoggi.it

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