Lunedì, 27 Marzo 2017 10:47

la TOP TEN dei furbetti italiani

Decenni di indagini e denunce non hanno, evidentemente, cambiato nella sostanza un sistema truffaldino che si articola tra il pubblico ed il privato, tra i grandi ed i piccoli numeri. In tutto ciò ci rimette sempre e solo pantalone, il cittadino che paga regolarmente le tasse. Vediamo i casi più eclatanti.

I tutori della legge

A Viareggio un ispettore capo della POLSTRADA era solito fermare le auto, cercare qualche pretesto per la multa e poi prendere 50 euro per non contestare violazioni di fatto inesistenti con multe ben più salate - evidentemente il conducente sceglieva la via meno onerosa, conscio che nessuno gli avrebbe dato ragione in caso di denuncia.

Aveva quasi ragione: dopo il processo penale, il poliziotto ottiene solo anno e sei mesi con sospensione della pena e interdizione per cinque anni. Restano ovviamente i danni all'immagine del Corpo, ma la lavano con 2 mila euro di multa al truffatore.

Parimenti, a Senigallia due agenti si accontentano di buoni benzina: il titolare di un'impresa edile li denuncia, ma dopo il processo innescato dalla Procura se la cavano con un massimo di due anni, oltretutto pena sospesa. E per i danni, pagheranno 500 euro ciascuno.

L'Ispettore delle Entrate

Un po' di contanti, piuttosto che beni preziosi (un orologio Franck Muller da 5 mila euro, ad esempio) bastano a Lecco perché il Capo Ufficio Controlli dell’Agenzia delle Entrate annulli una posizione debitoria contro un'impresa. Pensate, il difensore del funzionario dell'agenzia sostiene che erano compensi per consulenze tributarie, magari incompatibili con la funzione ricoperta ma certo non frutto di corruzione.

Alla fine il funzionario viene condannato a 64 mila euro di risarcimento per danno di immagine da tangente. Nel frattempo però - i fatti risalgono al 2011 - incombe la prescrizione.

La pausa caffé del prof

A Nuoro, in un centro di formazione professionale, un caffè dura davvero tanto. Così tanto che otto dipendenti avevano l'abitudine di strisciare il cartellino per marcare la presenza e poi dileguarsi - addirittura lasciando l'auto accesa fuori dall'istituto per perdere meno tempo possibile sul posto di lavoro. Per far le cose per bene, qualcuno di loro preparava i fogli di permesso, che poi ovviamente stracciava appena appurato che non erano incorsi controlli.

Secondo gli accertamenti delle Fiamme Gialle, riuscivano a cumulare sospensioni dell'attività lavorativa sotto la dicitura 'pausa caffè', per quasi 90 ore in tre mesi: parliamo di quattro giorni lavorativi al mese.

IPAD con i fondi europei

Lodiamo, si fa per dire, chi riesce a spendere i fondi europei, visto che la politica si lamenta di non riuscire a farlo. Il dirigente scolastico dell'Istituto di Istruzione Secondaria Superiore "Francesco D'Aguirre" di Salemi è riuscito ad impiegare le risorse del fondo sociale europeo - destinato a corsi di formazione - per comprare ben 108 tablet e relative custodie, per la modica cifra di 20 mila euro.

Manco a dirlo, i tablet acquistati nel 2012 non arrivano mai nelle mani dei corsisti, figurarsi: per loro resta carta penna e calamaio. Invece, il dirigente generosamente elargiva ai tutor - magari per connivenza - compensi maggiori del dovuto, addirittura per migliaia di euro. Dopo il processo, Nel 2017 è condannato a risarcire 20 mila euro. Nessun danno di immagine, evidentemente.

Il sindaco di Lari

Lari è un bellissimo Comune nel pisano di 10 mila abitanti: nel 2012 il suo sindaco discute aspramente con il segretario comunale per un rimborso chilometrico reclamato dal sindaco. Il punto è che non sussistono i motivi di servizio, come vuole la legge. Reazione del sindaco: cambia l'incarico e affida il rimborso al nuovo - ovviamente più accondiscendente - che prontamente liquida 5 mila euro di spese a favore di tutta la giunta. E già che c'era fa cambiare anche il regolamento sul trattamento economico degli amministratori, annullando il vincolo di spesa.

Finale, dopo cinque anni di cause, indagini e contestazioni, il sindaco e il suo braccio destro sono condannati a rifondere solo metà degli importi.

Strisce pedonali verdi

Le strisce pedonali sono bianche e nere, o almeno quasi dappertutto. Tranne a San Martino di Lupari, nel padovano: lì il responsabile dell’area tecnica comunale ha l'estro di affiancare alla striscia bianca obbligatoria per legge altre strisce non nere, ma di colore verde. E non per un breve attraversamento isolato: per 55 attraversamenti. Magari ringrazierà il sindaco leghista Sergio Boratto, comunque la versione del tecnico comunale è che le strisce con i colori 'classici' non sono visibili e dunque sicure.

Attenzione però: la vernice verde costa il doppio rispetto a quella bianca. Ossia, il genio artistico del tecnico ha provocato un danno di 1.500 euro alle casse comunali. E 529 euro per spese di giudizio.

Prendi i soldi e scappa

A Campi Bisenzio, intorno Firenze, una signora di 54 anni apre un negozio di prodotti siciliani. Non ha però i mezzi necessari, e allora decide di farsi aiutare dallo Stato: nel 2007 ottiene quindi finanziamenti agevolati, soprattutto a fondo perduto, per ben 24 mila euro. La sorpresa per la Guardia di Finanza è però che il negozio non c’è più: nel frattempo ha fallito. E, ovviamente, la titolare non si era preoccupata di comunicarlo, anzi aveva addirittura venduto i beni materiali comprati con quei soldi. Senza aver pagato i ratei.

La signora si giustifica: non sono derivati gli utili sperati, solo debiti. Quindi, grazie dei soldi e tanti saluti. 

Il sacco dei derivati e il finto divorzio

E' un mistero la scomparsa a Palermo di 30 milioni di euro che, nel 2006, l’allora provincia investì attraverso una finanziaria di Como: vengono condannati in via definitiva i manager oltre all’ex direttore generale di Palazzo Comitini, tale Antonino Caruso, a cui viene contestato pure un danno da 26,5 milioni. Invece, costui risulta nullatenente.

Il perché ha del ridicolo: 10 giorni dopo aver ricevuto l’atto di citazione ha subito pensato di liberarsi del suo ingente patrimonio di case e terreni trasferendolo all'ex moglie e ai figli a titolo di mantenimento. L’ente locale danneggiato impugna gli atti: vedremo come va a finire.

L'agricoltore senza campo

Un agricoltore tra il 2011 e il 2013 aveva chiesto ed ottenuto 10 mila euro di contributi comunitari per la propria attività: fin qui tutto normale. Il punto però è che, secondo la Guardia di Finanza di Capo d’Orlando, il terreno noto alla comunità europea non è suo: 20 ettari di terreni risultano di proprietà di altri. Il giudice lo condanna quindi in primo grado nel 2016, ma solo per un misero anno di contribuzione. Allora, la Corte d’Appello riformula la sentenza allargandola all’intero importo ricevuto, più rivalutazione interessi: per avere il sussidio agricolo è infatti ovvio che devi essere agricoltore e soprattutto avere un pezzo di terra.

Assurdo che per arrivare a questa conclusione ci sono voluti sei anni e due gradi di giudizio.

 

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it/

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