Domenica, 30 Ottobre 2016 12:00

la terra trema, la politica promette

Ci risiamo, dopo le promesse di ricostruzione totale di Berlusconi, ai tempi del terremoto a L'Aquila, ora il premier Renzi si sbraccia a promettere ancora una volta - l'aveva già fatto per Amatrice - che sarà ricostruito tutto. Già, siamo a poche settimane dal referendum costituzionale.

Leggete bene, e soprattutto ricordate cosa dice il premier Matteo Renzi alle popolazioni colpite dal terremoto che imperversa e scuote il centro Italia da fine agosto ad oggi.

Poi lo ribadisce con parole diverse, ma stesso concetto, in conferenza stampa. Il suo governo è fermo e deciso a stanziare tutti i denari necessari per la ricostruzione dei territori colpiti dal terremoto ancora attivo in Umbria e nelle Marche: "Penso a Norcia e alla chiesa di san Benedetto, al fatto che è il patrono d'Europa. Oggi il significato profondo dell'Europa è nella ricostruzione com'era di tutto il territorio di Norcia e degli altri Comuni interessati. Se questo non faremo nessun tipo di passo indietro. In ballo c'è un pezzo dell'identità italiana che vien messo in discussione".

Nel frattempo ha annunciato che lunedì prossimo un apposita sessione del Consiglio dei Ministri dovrà varare le prime misure necessarie al nuovo sisma. E continua: "Tutte le risorse necessarie noi le abbiamo a disposizione, abbiamo spazio per poterle prendere nel bilancio e non abbiamo nessun tipo di riguardo per le regole tecnocratiche che negherebbero l'idea stessa di identità del Paese e del territorio. Non uno solo dei Comuni colpiti resterà fuori. Le spese per edilizia scolastica e sanitaria saranno fuori dal patto di stabilità per i Comuni. Rinnovo l'appello a tutti i sindaci, fate i progetti di adeguamento e manutenzione sismica".

Ancora: "Faccio un appello alle forze politiche per evitare polemiche e divisioni. È fondamentale che tutti insieme, senza polemiche, si vada avanti. Mi auguro che tute le forze di maggioranza e opposizione capiscano che va bene litigare su tutto, ma questo è il momento di essere uniti per l'Italia, per chi vive nel terrore del futuro. Dobbiamo fare del nostro meglio per far sentire forte il nostro abbraccio. Su questo non si scherza. Chi pensa di fare polemica politica a tutti i costi guardi alla chiesa crollata, allo sgomento per i crolli, pensi a chi ha perso la vita, si metta una mano sulla coscienza e metta tutti in grado di fare un lavoro condiviso e congiunto: c'è in ballo l'Italia e non i singoli partiti politici".

Insomma, possiamo raccogliere il succo del discorso nei seguenti punti:

- soccorrere le persone e ricostruire il paese così com'era (e non una baraccopoli di tende e prefabbricati)

- le risorse necessarie saranno trovate anche in barba ai parametri di spesa stabilite dagli accordi europei

- le strutture così ricostruite dovranno essere a prova di sisma

- nessuna polemica politica ma coesione per l'emergenza.

Bellissime parole, assolutamente condivisibili. Ma altrettanto - si sospetta - vuote o comunque prive di fondamento concreto, e soprattutto delle necessarie coperture. Tanto per cominciare, basta voltare lo sguardo per accorgersi che ogni piano di ricostruzione ha soltanto agitato scandali e "furbetti", addirittura imprenditori direttamente imparentati con noti politici come recentemente scoperto. Ma non ha mai portato a ricostruire qualcosa di più solido, semmai è andata pure peggio. E poi, da quanto tempo il Consiglio dei Ministri è informato dagli enti tecnici dello Stato (CNR, ENEA e via dicendo) di quanto costerebbe adeguare a norma antisismica almeno gli edifici dello Stato. Ma si è sempre preferito spendere di più e dopo, aggiungendo a ciò morti, feriti e sfollati.

 

FONTE: http://www.liberoquotidiano.it

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