Sabato, 02 Novembre 2013 13:00

La Spagna si riprende, l'Irlanda segue. L'Italia invece...

A parte la Grecia, ormai tristemente ancorata al fanalino di coda dell'Europa, altri Stati "poveri" duramente colpiti dall'austerità europea stanno rialzando, pur timidamente, la testa. Non lo dice il politicante di turno che deve "vendere" il proprio piano di risanamento, lo dicono i numeri delle agenzie di rating. E l'Italia? Sta ancora allungando lo sguardo per vedere la "luce in fondo al tunnel", quella di Monti prima e poi di Letta.

Lo dicono i numeri dell'agenzia Fitch, il noto istituto di rating che ha cambiato il giudizio sulla Spagna da negativo a stabile.

Il PIL spagnolo, infatti, è tornato quest'estate in positivo con un rialzo dello 0,1%, certo non molto ma intanto è un'inversione di rotta. Certo, la disoccupazione è ancora in zona rossa - circa il 25% globale - ma per la prima volta dall'aprile 2011 il PIL risale grazie - secondo Fitch - significative riforme sul mercato del lavoro, sul sistema pensionistico e sul quadro fiscale e finanziario. Il suo rating rimane a BBB, però - sempre secondo Fitch - d'ora in poi può solo migliorare.

Ricordiamo che nel 2012 Goldman Sachs paragonava la Spagna alla Grecia, al Portogallo e all'Irlanda, tutte Nazioni che richiedevano un piano di salvataggio europeo. Ora invece Morgan Stanley spinge i clienti ad investire nel debito pubblico spagnolo, mentre Deutsche Bank sostiene il lavoro svolto nel paese in termini di competitività. Insomma, quelli che "vedono lungo" - e guardano i numeri invece di credere al politicante di turno - credono nella imminente ripresa spagnola.

Cosa è successo in Spagna? Le solite misure, quelle sbandierate nelle intenzioni di tutti: tagli allo stato sociale, che in Spagna ha avuto come conseguenza la riduzione del costo del lavoro, fondamentale requisito per il rilancio della produttività nazionale. In parallelo, il debito pubblico scende, secondo Fitch scenderà fino al 103% del PIL nel 2016.

Negli altri Stati "poveri" la situazione è meno promettente: in Portogallo il debito dovrebbe arrivare quest'anno - dice il suo governo - al 127%, nonostante le leggi di stabilità contenenti i noti tagli e sacrifici. In Irlanda il debito è al 125%, ma pare cominci a calare. Fanalino di coda, Italia al 130% e Grecia al 160%, entrambe senza alcuna concreta speranza di ripresa.

L'Irlanda è quindi dopo la Spagna l'altra Nazione tornata ad avere un PIL in crescita, con un indice degli ordini manifatturieri al suo punto più alto dal famoso aprile 2011, mentre la disoccupazione è scesa, pur in modo frazionale, ma resta stabile sopra il 13%. E gli hedge funds tornano a puntare sulle banche Irlandesi.

E l'Italia? Noi abbiamo i politici che - per ovvi motivi di propaganda, ovvero per tenersi saldi alla poltrona - vedono la luce in fondo al tunnel. Solo loro, però, la vedono: la verità è che dall'Italia si continua a scappare. Scappano gli stranieri, che arrivano a Lampedusa e tirano avanti fino in Germania, scappano i giovani che non trovano lavoro se non sono raccomandati o non si abbassano a mansioni dequalificanti. E scappano anche i nostri imprenditori. I motivi, in fin dei conti, sono sempre gli stessi di un secolo fa: burocrazia, corruzione, mafia.

Insomma, le Nazioni messe peggio in Europa danno segni di reazione, di ripresa, ma non in Italia: da più di otto mesi siamo inchiodati ad un condannato, siamo fermi ad attendere una decisione che non servirà a nulla, per quanto interessa il cittadino contribuente, come non sono servite le precedenti. Siamo bloccati da una massa di delinquenti e corrotti in giacca e cravatta stretti nei ranghi di un carrozzone politico allucinante: dirigenti senza scrupoli, buoni a promettere a parole ma i cui veri interessi sono solo i propri e quelli degli amici "finanziatori" - gli esempi dei protetti della politica sono infiniti. Siamo in Italia, il Belpaese, una volta i padroni del mondo ed oggi celebre per le "donnine" di Berlusconi, per le truffe ed i furbetti stile "er Betman", per i disastri del capitan Schettino e per i dissesti della compagnia aerea di bandiera.

 

FONTE: http://verdemoneta.investireoggi.it

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