Lunedì, 13 Marzo 2017 16:15

la SEC rigetta l'ETF in Bitcoin, ma la moneta resiste

Grande delusione per il parere negativo della SEC sull'ipotesi di ETF in Bitcoin. Ma, stranamente per i più, il valore della moneta virtuale non crolla. Segno che è un asset davvero stabile?

Poco fa parlavamo del rialzo della moneta virtuale in questo articolo, e dei motivi che 'spingono', in particolare l'ipotesi di ETF in Bitcoin. Ci sono novità al riguardo.

Tagliamo corto, secondo la Securities and Exchange Commission (SEC) l'ETF in Bitcoin non è una possibilità credibile, e quindi non ne consentono l'attivazione.Ebbene, poco dopo la notizia il prezzo è crollato, un po' beninteso, ma alla lunga ha resistito al potenziale colpo. Forse è un segno che il mercato della moneta digitale è più solido di quanto si pensi.

Certamente la settimana appena trascorsa è stata davvero interessante per il Bitcoin, la moneta digitale ormai più utilizzata al mondo. Appena è stato reso noto che la SEC, una sorta di CONSOB in salsa americana, aveva annunciato che avrebbe dato riscontro entro il venerdì appena scorso alla richiesta dei gemelli Winklevoss di creare un ETF in Bitcoin, ecco che il mercato si è subito scaldato. A tale punto che i prezzi sono schizzati fino a oltre 1.300 dollari ciascuno, dando quindi per buono se non addirittura scontato scontando un accoglimento positivo della pratica da parte dell'ente di vigilanza USA.

Invece, arriva la doccia fredda: le attese sono purtroppo andate deluse, la SEC ha rigettato la richiesta dei gemelli - che ormai era pronta sui taboli da anni - adducendo essenzialmente un paio di considerazioni in parte condivisibili.

Primo, il mercato dei Bitcoin risulta ancora poco liquido, e con ciò non consente una formazione trasparente dei prezzi. Secondo, è ancora non propriamente regolato, fatto che mette potenzialmente a rischio gli investimenti. Quindi, a protezione dei consumatori - investitori, la SEC ha detto di no.

La reazione reazione sulle piattaforme di trading non si è fatta attendere ed è ovviamente stata negativa: in un solo istante i prezzi della criptomoneta sono precipitati di oltre 300 dollari, finendo addirittura sotto la soglia di 1.000 euro - precisamente, ha otccato il minimo di 978 dollari. Ma ciò non è durato molto: la buona notizia è infatti che, dopo lo shock del momento, i prezzi della moneta si sono immediatamente ripresi ed oggi sono tornati attorno ai 1.200 dollari.

Ancora, era stato detto che, in caso l'istanza dei WInkelvoss fosse stata respinta, il mercato avrebbe addirittura potuto reagire positivamente, proprio in quanto di fronte alla SEC pendevano altre due richieste decisamente simili, i cui relativi proponenti avrebbero potuto sfruttare le motivazioni della sentenza in questione per aggiustare il tiro e quindi incrementare le probabilità di un loro accoglimento. E invece no, le ragioni del diniego all'istanza in parola non hanno nulla a che vedere con qualche vizio formale nella formulazione della richiesta - è stata respinta per motivi assolutamente generali - pertanto è lecito aspettarsi che anche le altre richieste saranno presto bocciate.

Nonostante ciò, il mercato delle criptomonete sembra essere rimasto globalmente positivo: da un lato, è vero che i prezzi dei Bitcoin hanno perso circa l’8 percento rispetto a un istante prima che la SEC si pronunciasse, dall'altro lato è visibile che i prezzi restano comunque vicini ai massimi di sempre, ad evidente testimonianza della loro resilienza sempre maggiore alle notizie controproducenti. D'altronde, è proprio l’elevata volatilità della moneta digitale che ne aveva limitato gli investimenti tra i piccoli gruppi di investitori per così dire 'temerari'.

Ricordiamo, oltretutto, che da gennaio scorso l'andamento della moneta sembrava prossimo ad invertire il trend rialzista, proprio quando se ne avvertivano i rischi legati, ad esempio, alla Cina che aveva paventato una stretta sul trading - inducendo le piattaforme più popolari sul proprio territorio, dove viene negoziata la maggior parte dei Bitcoin al mondo, ad eliminare il servizio di margine ed imporre sulle compravendite una commissione minima. Ebbene, anziché ripiegare, le quotazioni si sono stabilizzate al rialzo: proprio in prospettiva (sconfessata, come abbiamo detto) di un via libera della SEC all’ingresso dell’assets nel tempio della finanza mondiale, in realtà.

A questo punto, come sempre slanciamoci in previsioni. Secondo ad esempio Adam Davies, analista della Altus Consulting, sussistono le condizioni perché i prezzi del Bitcoin arrivino addirittura a 3.000 dollari entro la fine di quest’anno.

I motivi? Tanto per cominciare, la crescente regolamentazione in Cina contro l’uso dei Bitcoin per riciclare denaro. Poi, la demonetizzazione in India, che ha spinto molti possessori di banconote fuori corso a investire nella moneta digitale per diminuire il carico fiscale a loro rivolto. Ancora, la volatilità delle valute e le incertezze globali.

L'abbiamo visto, la stretta tentata in Cina non ha assolutamente messo in ginocchio il mercato dei Bitcoin, al contrario potrebbe sdoganarlo proprio agli occhi delle banche centrali e delle autorità nazionali. Se ad oggi la SEC non intravede nel mercato delle monete virtuali quei requisiti minimi atti a consentire ad un fondo di investirvi e replicarne la performance, potrebbe comunque convincersi a breve termine sulla base proprio della crescente regolamentazione presso il loro principale mercato di trading. Fatto, questo, che che minimizzerebbe i rischi di pirateria informatica ai danni degli investitori, man mano che la liquidità giornaliera cresce, rendendo le negoziazioni di fatto meno volatili e perciò più accessibili.

In fondo, se il Bitcoin non arriverà entro l'anno a 3.000 dollari, beh poco male: comunque, è certo che la delusione per la SEC non segnerà la fine dell'impennata dei prezzidella moneta virtuale.

 

FONTE: https://www.investireoggi.it

Letto 324 volte