Giovedì, 02 Maggio 2013 14:00

la rivoluzione dei Bitcoin

Se ne parla molto: il Bitcoin, questa moneta virtuale, sconosciuta ai più, nella cultura di massa a metà tra un giochino ed una diavoleria per informatici. Ma non è questo, o almeno potrebbe essere molto di più: una moneta scambiata in modo sicuro ed anonimo, senza bisogno di intermediari (le banche). E per il futuro, chissà. Scopriamone trucchi e segreti.

Il Bitcoin è una valuta elettronica nata nel 2009 da una persona - o un gruppo, o un'organizzazione, chi lo sa - nascosta sotto lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto. La sua creazione ed il suo scambio avvengono attraverso il protocollo peer-to-peer, ossia tutti i PC della rete vi contribuiscono, un po' come le reti di scambio dei film pirata.

Il suo valore è oggetto di fortissime speculazioni, e quindi assolutamente fluttuante: a maggio del 2012 un Bitcoin era scambiato con 2 dollari, mentre oggi ne vale più di 175. Ad oggi non si possono certo acquistare tutti i beni, come il pane dal fornaio, ma è anche vero che sono sempre di più quelli che accettano il Bitcoin come denaro. Oppure, lo si vende in denaro "classico", come il dollaro o l'euro.

Il numero di Bitcoin che possono essere "coniati" non è infinito: nel suo sistema di gestione è intrinseco il limite di 21 milioni di unità, ed anche la sua disponibilità non è lineare col tempo, ma cresce come una serie geometrica ogni 4 anni. In pratica, il conio di nuove monete è sempre più "raro" man mano che il tempo passa: si prevede siano emessi tre quarti della disponibilità massima entro il 2017, mentre il limite suddetto verrà raggiunto nel 2140.

In ogni Bitcoin è scritto chi ne è proprietario, garantendo in questo modo che venga da questi speso ed una sola volta, evitando possibili truffe: truccare questo dato, riposto in un database distribuito per internet, vorrebbe dire truccare una parte consistente dei PC di tutto il mondo: è verosimilmente impossibile.

Ad oggi non esiste alcuna legge che vieti questo tipo di valuta. Anche perchè la sua mancanza di localizzazione e l'utilizzo di una rete distribuita come circuito di transazioni rende la sua regolamentazione e controllo di fatto impossibili. Riguardo l'anonimato di ogni transazione, ciò non è completamente vero: le transazioni in sè sono pubbliche, in quanto visibili accedendo alla sua rete. Solo che l'identificativo del proprietario non è un nome ed un cognome, e neanche un'email, ma una incomprensibile serie di caratteri e numeri. Come dire, facendo due conti si deduce che esiste una persona che, ad esmepio, possiede un notevole ammontare di Bitcoin, solo che... non si sa il suo nome.

Proprio per questo motivo, quindi, gli esperi consigliano di creare ogni volta un nuovo indirizzo (quello che identifica il proprio portafogli, o "wallet") verso cui indirizzare le transazioni di Bitcoin, specialmente quelle effettuate tramite un sito web, che è evidentemente pubblico e quindi alla mercè di tutti.

E veniamo a discorsi un po' più pratici. Per ricevere o spendere queste monete occorre innanzitutto procurarsi un wallet, tramite l'installazione di un apposito software, disponibile per ogni tipo di PC o addirittura smartphone (con quest'ultimo si può pagare anche nei negozi tradizionali, esponendo un apposito codice a barre). Attenzione: l'indirizzo del wallet è importantissimo, e non va perso - altrimenti i Bitcoin contenuti in esso saranno persi per sempre, e scompariranno dalla rete.

Una votla creato il wallet, s possono generare i Bitcoin. Come? con il "mining", minando come si direbbe in italiano, ossia svolgendo complessi calcoli per la rete mettendo a tal fine a disposizione la capacità di elaborazione del proprio PC: per ricompensa, il sistema concede al "miner" alcune monete, che quindi ciascuno può quindi accumulare nel proprio wallet.

Nel minare vale una regola d'oro: l'unione fa la forza, nel senso che è più efficace minare in compagnia di altri PC e poi spartirsi la ricompensa. Per ciò sono nate le pool, gruppi automatici in rete cui ciascuno può unirsi per contribuire al mining e poi ricevere parte della ricompensa secondo il tempo e la capacità di calcolo messa a disposizione.

Ma cosa sono questi calcoli da svolgere? Semplice, si tratta di risolvere delle crittografie. Le stesse che garantiscono la riservatezza e la sicurezza delle transazione delle monete in rete. Quindi, diciamo che ognuno contribuisce alla causa e per questo viene incentivato con le stesse monete, un po' come un dirigente d'azienda che riceve in premio azioni della stessa azienda.

Se tutto è chiaro fin qui, passiamo agli aspetti meno tecnici ma più interessanti. Premesso, che il Bitcoin è una moneta molto giovane, e quindi non ha un corso ed una valuta stabile - potrebbe anche scomparire in poco tempo come una bolla di sapone, beninteso - le sue implicazioni, allettanti come disastrose a seconda della prospettiva da cui le si guarda, riguardano l'economia, la finanza ed anche l'etica.

Partiamo dalle ragioni a favore dell'adozione di una tale moneta, accanto o in luogo delle monete oggi conosciute. Il momento è ideale, in quanto proprio in questo periodo la crisi economica dell'Occidente - con gli scandali delle banche, i prelievi forzosi a Cipro, il tapering in USA - ha reso evidenti le gravi falle nel sistema finanziario che regola il nostro mondo. La gente ha quindi preso coscienza che un sistema che credevano robusto è in realtà estremamente fragile. E, sia chiaro, BItcoin ne rappresenta un'alternativa dalla gestione più sicura e trasparente, e soprattutto fuori dal controllo delle banche.

Già, perchè l'aspetto più controverso della moneta come oggi la conosciamo - euro, sterlina o dollaro è la stessa cosa - è il meccanismo di creazione della stessa. Appunto, chi crea il denaro? Una volta erano gli istituti bancari nazionali - cioè di proprietà dello Stato - coprendo tali banconote e monete coniate con un corrispondente valore in oro.

Oggi è diverso: da decenni le banche centrali non devono più garantire una copertura aurifera del denaro che stampano: il valore che le banconote coniate assumono è dato da un accordo tra chi le emette e la gente che la usa: le due parti, insomma, concordano sul fatto che quella determinata banconota vale effettivamente la cifra riportata sopra di essa. Oltretutto, le banche nazionali non esistono più: per tutta l'area euro il denaro viene stampato dalla BCE, i cui soci proprietari sono le banche centrali nazionali. Le quali, per esempio la Banca d'Italia, non sono istituzioni pubbliche ma organismi privati a loro volta di proprietà di banche ed assicurazioni.

Quindi, se uno Stato europeo ha bisogno di iniezioni di denaro nel circuito, deve chiederlo in prestito alla BCE. Cioè, gli Stati ottengono banconote dalla BCE in cambio di cambiali - il debito pubblico. E gli interessi di tali cambiali divengono il guinzaglio con cui la BCE tiene al cappio le Nazioni, perchè il debito - ridicolo credere a qualcosa di diverso - prima o poi va saldato. E questo debito ovviamente lo Stato lo scarica, attraverso le tasse, ai propri cittadini.

Tutto ciò è triste, vero? Ecco, il Bitcoin si sottrae a tutte queste logiche a metà tra inganni politici e usura, e reintroduce la proprietà popolare della moneta. Il denaro virtuale è sempre disponibile - nessuno lo può espropriare al legittimo proprietario, ogni transazione può essere attivata solo da questi - e se ne può disporne quando e come lo si vuole. Inoltre, come detto la quantità massima totale generabile di Bitcoin è pari a 21 milioni: niente inflazione da eccessiva immissione di valuta - il tapering appunto - anzi semmai il fenomeno che si verificherà in futuro sarà la defrazione (e l'aumento del valore della moneta virtuale, visto che una volta coniata la 21milionesima non ce ne saranno più).

Ma ci sono anche motivi per nutrire sospetti sulla moneta virtuale. Il Bitcoin, proprio per il suo carattere anonimo e senza controllo centrale, è ideale per traffici illeciti online: le transazioni non sono attribuibili a persone fisiche, quindi tutti possono comprare beni illegali senza il rischio di venire identificati per ciò.

Oltretutto, per chiunque voglia mettere la museruola al Bitcoin e farlo sottostare a regole (ad esempio fiscali) nazionali, qual'è la competenza territoriale di una moneta virtuale che esiste solo su internet? D'altronde, la produzione della moneta è a carico di singoli individui mentre le transazioni sono transnazionali e peer-to-peer. Nessuna bandiera insomma, ed un incolmabile vuoto legislativo. Vuoto in cui si insinuerebbero tanto combattenti per la libertà quanto mercanti senza scrupoli.

Traiamo le conclusioni: Bitcoin sì o Bitcoin no? E' presto per dirlo: le prospettive per il futuro sono davvero affascinanti, sarebbe una rivoluzione dei mercati di portata incredibile, ma abbiamo parlato anche dei pericoli legati proprio al suo carattere "libero". Oggi, comunque, il suo valore fluttua proprio in ragione della sua natura rivoluzionaria e dello secetticismo che comprensibilmente la accompagna. Staremo a vedere.

 

FONTE: http://articoli.softonic.it

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