Domenica, 23 Febbraio 2014 13:00

la patrimoniale non si farà. o meglio, non si potrà fare

GLi italiani mediamente hanno parecchi risparmi in banca, tipicamente in conti deposito, colpa dell'incertezza dello scenario nazionale e non. E' una fortuna che fa gola a molti, a cominciare dal fisco nazionale per finire con la BCE, sempre creditrice verso lo Stato italiano di un debito pubblico fuori misura. E allora, al neo governo Renzi converrà una parimoniale?

Il risparmio degli italiani è solido e consistente, ed è l'effetto della crisi dei consumi e delle incertezze per il futuro, un clima che dura dal lontano 2008 - quando in USA scoppiò la crisi dei mutui subprime. Rispetto ai "colleghi" europei, gli italiani sono assolutamente parsimoniosi proprio in virtù di un diverso rapporto tra indebitamento pubblico e privato: a differenza di altri Paesi dell'eurozona, in Italia il primo è alle stelle, il secondo è relativamente basso - anche per il fatto che le banche non prestano liquido a privati.

In cifre, secondo un'analisi del Centro Studi UNIMPRESA, basato su dati della Banca d'Italia, in un solo anno i risparmi depositati in banca sono cresciuti di circa 29 miliardi di euro, pari a +2,77%. In termini complessivi, a dicembre 2013 i "salvadanai" delle famiglie e delle imprese sono pari a 1.063,68 miliardi di euro, quindi in aumento rispetto ai 1.035,03 miliardi di euro di fine 2012.

Difficile quindi capire, coin un patrimonio privato così ingente, come il settore bancario italiano sia in profonda crisi e come lo Stato italiano abbia il debito pubblico più grande del mondo dopo Stati Uniti e Giappone. Debito che, vale la pena ricordarlo ancora una volta, nessun governo finora ha avuto la voglia ed il coraggio di tagliare, evidentemente per non urtare tutti quegli interessi annidati nelle varie corporazioni e lobby del settore finanziario.

Allora viene da chiedersi, ancora una volta: che adesso Renzi ed il suo giovane gruppo di ministri pensi ad una patrimoniale, o un prelievo forzoso? Una soluzione del genere, beninteso, non risolve il problema strutturale ma solo immette una tantum liquidità nelle delonti casse dello Stato.

Infatti, da un punto di vista empirico, vi sono tre soluzioni per abbattere il debito pubblico di uno Stato: il default, la svalutazione e la patrimoniale. Come detto, sono misure che danno solo una boccata d'ossigeno, ma alla lunga, in assenza di riforme, il problema ritorna a bussare alla porta. E sono tutte misure improponibili per l'Italia.

Il default è impensabile all'interno dell’eurozona: non gliel'hanno fatto fare alla Grecia, figuriamoci all'Italia. La svalutazione è impossibile semplicemente perchè non abbiamo sovranitò monetaria: l'euro non è italiano, ma è della BCE. Per esclusione, resta la patrimoniale, che però, in assenza dei tanto annunciati (ma mai realizzati) tagli alla spesa pubblica e alla burocrazia, non abbattono alla lunga il problema del debito.

Per capirlo basta lavorare di memoria: nel 1992 il governo Amato impose un prelievo forzoso sui conti correnti, che allora erano ben gonfi, proprio per fare cassa. Ma non servì a nulla: tre anni dopo i nodi tornarono al pettine, quasi peggio di prima.

Oltretutto, gli effetti di una patrimoniale sarebbero devastanti, tipo una fuga incontrollata di capitali all'estero e una corsa agli sportelli da parte dei risparmiatori. Poi, si perderebbe la fiducia verso le istituzioni, già nell'occhio del ciclone per via degli sprechi e delle inefficienze della Pubblica Amministrazione. Infine, la patrimoniale l'abbiamo già avuta - ma non ci abbiamo fatto troppo caso - con il governo Monti in occasione dell'introduzione dell'IMU, del prelievo percentuale sulla consistenza dei depositi bancari e postali el'inasprimento delle imposte sulle cosidette rendite finanziarie e capital gain. Insomma, già vista ma sotto mentite spoglie.

E c'è dell'altro: la patrimoniale la pagherebbero soprattutto gli imprenditori. Infatti, sempre secondo lo studio di UNIMPRESA, la crescita dei depositi bancari non riguarda tutte le categorie di risparmiatori: a salire sono soprattutto i depositi delle aziende (+6,96%) e delle imprese familiari (+2,20%). Le riserve delle famiglie invece sono cresciute solo dell'1,83%.

Quindi, la patrimoniale ancora una volta colpirebbe in particolar modo le attività produttive, e solo in misura minore le famiglie o i risparmiatori privati. Conseguenza, un enorme danno al tessuto imprenditoriale e produttivo del paese, già in profondo affanno.

La vera soluzione che potrebbe adottare il governo Renzi? E' possibile una rinegoziazione dei titoli di Stato, almeno quelli emessi a partire dal 2013 - nel regolamento contengono speciali clausole, introdotte all'epoca di Monti, che permettono una ridefinizione di tassi e scadenze al verificarsi di determinate condizioni di criticità, cioè quelle in atto in questo periodo. Perchè la vera soluzione, cioè abbattere le spese statali e tagliare pensioni e stipendi d'oro dei dirigenti dello Stato, è una favola a cui, ormai cresciuti, non crediamo più.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

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