Domenica, 24 Febbraio 2013 13:00

la legge elettorale attuale, una vera porcata

Una legge comoda a tutti i partiti, un sistema scientifico e legalizzato per togliere ogni possibilità all'elettorato di mandare a casa il politico che non ha raccolto consensi. Un sistema così, che permette ai partiti di farsi i loro incuici tenendo all'oscuro l'ignaro elettorato, davvero c'è qualcuno nel palazzi del potere che ha interesse a cambiarlo?

Una vera PORCATA. Così la legge elettorale fu chiamata, pensate un po', dal suo autore, l'allora Ministro Calderoli, dopo aver visto tutte le modifiche che ne avevano, a suo dire, stravolto il senso. Alchè il politologo Giovanni Sartori coniò il termine "Porcellum", che seguiva il nomignolo della precedente legge, il Mattarellum - qui è facile capirne l'etimologia.

Storia a parte, vediamo come funziona la legge 21 dicembre 2005, n. 270, recante "modifiche al sistema di elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica". Legge che fu subito applicata alle elezioni politiche del 2006, quelle in cui vinse Prodi per una sciocchezza (e Berlusconi chiese di ricontare i voti) ma, grazie al premio di maggioranza previsto dalla legge Calderoli, si portò a casa 348 seggi alla Camera e 158 al Senato, alla faccia di Berlusconi che ne portò rispettivamente 281 e 156.

In due parole, la legge Calderoli è un sistema proporzionale a liste bloccate: i seggi alla Camera ed al Senato vengono assegnati alle forze politiche in modo proporzionale ai voti da queste raccolti - con tuttavia complicati meccanismi per correggere il numero di seggi assegnati. Il punto è che - udite bene - l'elettore non esprime alcuna preferenza su candidati ma solo sulla forza politica: i candidati vengono poi scelti in base ai seggi ottenuti dalla singola forza politica. Ed ovviamente durante le elezioni la forza politica non ha l'obbligo di pubblicare la lista dei propri candidati e bloccarla: la formalizza e la blocca solo all'atto del'insediamento.

Alla Camera: la forza politica - lista o coalizione -  deve superare una soglia di sbarramento (4% per le liste, 10% per le coalizioni - con almeno il 2% su ogni lista costituente) per poter ottenere seggi. Inoltre, alla forza politica che ottiene il maggior risultato elettorale relativo su scala nazionale viene regalato il necessario per arrivare al 55% di numero di seggi - 340 seggi quindi.

Al Senato il conteggio dei voti è invece su base regionale. Le forze politiche hanno anche qui una soglia di sbarramento, pari all'8% per le liste e 20% per le coalizioni. Il premio di maggioranza è identico: chi ha il maggior numero di voti ottiene il 55% dei seggi. Tutte le percentuali, come detto, su base regionale: risultato, la maggioranza dei voti su scala nazionale non vuol dire maggioranza di seggi al Senato.

E' chiaro il meccanismo perverso: togliere ogni scelta al cittadino per imporre la dirigenza "di comodo", frutto di bassi accordi di palazzo senza alcun riguardo per la volontà dell'elettorato. Con i risultati ormai noti: politici di carriera come la Bindi o la Finocchiaro, Casini o D'Alema - ma sono davvero tanti - sono ancora là, eterni ed imperturbabili. O, nel senso opposto, i grillini entrano a Palazzo con giovani maestri di Karate o allegri animatori turistici, e tutti si chiedono: "Ma chi li ha votati?". Nessuno appunto: sono scelti dal partito.

Facile quindi immaginarsi la "scenetta": in campagna elettorale si promettono mari e monti - tanti chi parla non si sa neache se e che ruolo avrà al governo - e dietro le quinte - fuori dagli occhi dell'elettorato - cominciano le negoziazioni tra partiti, le alleanze di convenienza tra liste, calcolatrice alla mano, per aggiudicarsi a tavolino gli agognati seggi da assegnare alla persona che più fa comodo alla "causa". Mentre il popolo crede, e sbaglia, di avere ancora potere di scelta.

Quindi fatevi la domanda: un sistema così partitocratico, dove i partiti sono retti da leader intramontabili - la castra, insomma - che ormai vediamo in televisione da decenni, potrà mai cambiare? Ovvero, come si può sperare che la casta abbia voglia di cambiare una legge che permette la propria sopravvivenza? Sarebbe come chiedere a Giuliano Amato, il superpensionato "dottor sottile", di ergersi a saggio e studiare come ridurre le pensioni d'oro, e poi entrare come giudice della Corte Costituzionale per valutare l'applicabilità di tale studio. Appunto.

 

FONTE: http://www.linkiesta.it

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