Venerdì, 23 Agosto 2013 14:00

la Grecia ha bisogno di altri aiuti, nel frattempo affonda sempre più

La Grecia ha già ricevuto fiumi di miliardi di euro dall'Europa - ovviamente a patto di farsi dettar legge nella politica interna - e nonostante tutto è sempre più in crisi, mentre il debito pubblico aumenta ancora. Quasi una lenta agonia verso una fine che gli aiuti europei contribuisco solo a rimandare, ma non a risolvere.

Finora i 240 miliardi di aiuti alla Grecia, in scadenza entro dicembre 2014, non hanno risolto un granchè. Il paese è ormai piegato dagli effetti disastrosi della crisi economica.

Qualche dato: tra il 2008 ed oggi il PIL è crollato del 25%, del 4,4% nel solo secondo trimestre 2013 - mentre l'Eurozona mostrava un tipido 0,5% in ripresa. La disoccupazione è a livelli allucinanti: 27,9% il dato complessivo della popolazione, 64,9% quella giovanile. Un disastro generazionale che potrebbe alimentare il focolaio di una rivolta sociale.

Nei primi sette mesi di quest'anno le casse elleniche hanno registrato un avanzo primario di circa 2 miliardi, ma secondo il Fondo Monetario Internazionale è una situazione assolutamente momentanea: dal 2014 in poi si registrerà un progressivo ammanco, fno ad un previsto "buco" di circa 11 miliardi nel 2015.

Le privatizzazioni imposte dalla Troika non sono mai realmente iniziate, e di riforme sociali non s'è vista neppure l'ombra. RIsultato, la ripresa dell'economia è un miraggio lontanissimo, dopo ormai sei anni consecutivi di recessione.

Unico dato positivo, il turismo in crescita (presenze aumentate del 17% su base annua). Una bazzecola contro il debito al 176% del PIL ( nonostante un anno e mezzo fa si sia tagliato del 53,5% il valore nominale dei titoli di stato emessi fino a quel momento, allungando le scadenze fino a 30 anni).

Tutto questo porta ad una naturale domanda: il buco da 11 miliardi come verrà colmato? Tutto sommato la Grecia ha visto cifre ben peggiori, come i 240 miliardi di prestiti dei primi due piani di aiuti europei.

La Germania si prepara: qualche giorno fa il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, ha annunciato ai concittadini che un terzo piano di aiuti per la Grecia sarà necessario anche se molto contenuto (cioè a dire, meno degli 11 miliardi necessari). Mentre il candidato dei socialdemocratici, Peer Steinbrueck, sostenendo che la Merkel avrebbe mentito ai tedeschi sulla necessità di varare nuovi aiuti per i greci, ha rimarcato che per quanto giusti, i prestiti sono un pesante fardello sulle spalle dei contribuenti tedeschi.

Per l'FMI, l'Europa dovrebbe attuare un secondo "haircut", ossia un taglio del debito ellenico ormai detenuto pressochè interamente da BCE e Nazioni europee. La Germania ed i Paesi del nord si tirano indietro, preoccupati che la BCE possa trasformarsi in una sorta di prestatore di ultima istanza che monetizzi all'infinito il debito greco rinunciando ai dovuti interessi o a buona parte di essi.

Altra ipotesi, l'allungamento delle scadenze del maxi-prestito già accordato, oppure la sospensione degli interessi maturati su di esso per un determinato lasso di tempo - chiamiamolo "periodo di grazia". Ultima spiaggia, a quanto risulta non voluta dai tedeschi, è la cessione da parte di Francoforte dei titoli ellenici all'ESM, (il meccanismo europeo di stabilitàm altrimenti detto fondo salva-stati permanente): quest'ultimo si accollerebbe le perdite del suddetto "haircut" o rinuncerebbe agli interessi su di essi. Per ultima l'ipotesi - inaccettabile - della cessione dei titoli da parte della BCE ai prezzi di acquisto e non ai ben più alti valori nominali di rimborso: sarebbe un'altra forma mascherata di monetizzazione del debito ellenico.

Il problema, in realtà, non è trovare altri 11 miliardi da prestare alla Grecia. Il vero porblema è la sensazione che tutti i prestiti finora corrisposti, il cui totale è impressionante anche per la BCE - al confronto 11 miliardi sono noccioline - stiano finendo in un pozzo senza fondo, e non saranno mai risarciti. Cioè, a fronte degli immensi sacrifici imposti alla popolazione ellenica per attuare delle simil-misure di crescita, i benefici in campo sociale, preludio di una crescita del PIL greco, nemmeno s'intravedono.

Addirittura, oggi il governo di Antonis Samaras è di unità nazionale (tipo "larghe intese": ci ricorda qualcosa?) e molto debole politicamente. Assurdo pensare che riesca a tenere il pugno duro ed attuare le misure richieste per la crescita. A questo punto, le speranze di ripresa della Grecia e di rimborso del debito all'Europa stanno a zero.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

Letto 2021 volte