Martedì, 10 Febbraio 2015 11:46

la Grecia esce (forse): e da noi che succede?

E se la Grecia lasciasse la zona euro? Morgan Stanley prevede in tal caso un sensibile crollo della moneta unica contro il dollaro tipo a 0,90 in quanto gli investitori pretenderebbero un maggiore premio per l'acquisto dei titoli di Stato dell'area periferica dell'Eurozona. Vediamo in dettaglio cosa si può prevedere.

Come noto, il premier Alexis Tsipras sta girando l'Eurozona per sondare il terreno e raccogliere, magari, consensi alla sua tattica verso l'Europa e soprattutto la gestione del debito nazionale. Il punto è che se entro le prossime 36 ore non sarà raggiunto un minimo compromesso tra le parti avremo la relativa certezza che di lì a poco la Grecia uscirà dall'euro.

E beninteso, anche fosse accordato un prestito ponte ad Atene non cambierebbe molto, semplicemente si sposterebbero i termini del problema a poco più avanti, visti i punti fermi dell'Eurogruppo su austerità deli conti e riforme necessarie: tutto il resto è valutato come chiacchiere.

Aldilà delle tattiche negoziali e dei salotti sorridenti della politica, è evidente che l'Europa ormai ritiene la Grecia un caso perso, verso cui non nutre alcun interesse a trattenerlo nell'unione monetaria. Oltrettuto, la BCE ha di fatto isolato finanziariamente Atene con il QE (Quantitative Easing), rendendo bassissimo se non nullo il rischio di contagio del problema Grecia verso il resto della periferia dell'Eurozona.

Questa la teoria. Vediamo invece qualche punto di vista differente, per esempio per l'Italia.

Facile a dirsi per noi. Se la Grecia tornasse alla dracma, i mercati finanziari finalmente prenderebbero coscienza che la moneta unica non è un progetto irreversibile - come dice Mario Draghi - e che quindi il rischio di rottura potrebbe interessare anche altri paesi: Italia, Spagna e Francia, le tre principali economie in difficoltà e alle prese con una crescente popolarità delle formazioni politiche anti-euro di politici come il nostro Salvini.

Ahimè, l'Italia potrebbe essere il Paese più bersagliato dagli effetti nefasti della situazione, nota la sua conclamata instabilità politica e la fragilità istituzionale. Magari il governo Renzi potrebbe entrare in fibrillazione, e a quel punto la figura di riferimento per la gestione della crisi politica diventerebbe il nuovo presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Con tutto il rispetto, non l'abbiamo ancora visto come si muoverebbe in ambienti internazionali e turbolenti come i mercati finanziari.

Quindi, solito film: gli investitori alla fine chiederebbero un premio maggiore per acquistare BTp, Bonos e BTf francesi. Stando alle previsioni di Morgan Stanley, se Grecia uscisse dalla moneta unica si verificasse uno schianto dell'euro contro il dollaro a un cambio di 0,90, il 20% in meno dei livelli attuali. Ma è viva anche l'ipotesi opposta, cioè che l'euro si potrebbe rafforzareuna volta sdoganatosi della "zavorra" ellenica. Tuttavia, la crisi di credibilità dell'unione monetaria sarebbe una certezza.

Ed andiamo in Grecia: nel breve periodo nulla di buono all'orizzonte. Il ritorno alla dracma comporterebbe un deprezzamento di almeno il 50% rispetto all'euro, ed ecco che i cittadini greci vivrebbero una stagione più o meno lunga di alta, altissima inflazione a causa dell'aumento del costo dei beni importati.

E non solo. L'impatto più duro sarebbe per l'assalto agli sportelli delle banche: i risparmiatori starebbero già convertendo in euro, dollari, ma soprattutto in oro i loro depositi, per tutelarsi dal rischio di perdita del potere d'acquisto nel caso di un ritorno alla dracma. Lo farebbe chiunque, beninteso, in una situazione simile.

Tale massiccio smobilizzo dei depositi spingerebbe la Banca di Grecia a intervenire con finanziamenti massicci alle banche per evitare il tracollo del sistema bancario, però difficilmente potrebbe riuscire nell'intento data la fragilità patrimoniale di partenza degli istituti. Ed ecco che potrebbe comparire come nulla lo spettro delle nazionalizzazioni.

A quel punto, il governo di Atene che oggi tanto inveisce contro l'austerità sarebbe costretto a tenere il bilancio in pareggio. Perchè le alternative sarebbero solo due. Uno, rifinanziarsi sul mercato per coprire i disavanzi, ma a rendimenti così elevati da essere insostenibili anche solo nel breve periodo. Due, accettare gli indigeribili aiuti del Fondo Monetario Internazionale, che glieli concederebbe come accade dagli anni Ottanta ma solo dietro l'accettazione incondizionata del solito menù di politica economica.

L'ipotesi uno, ed è quella più allarmante, si traduce nel fatto che il governo greco inizia a coprire il deficit stampando nuova moneta, a similitudine dell'Argentina di questi ultimi anni. Gli effetti sono noti: inflazione altissima per la Grecia. Per evitarlo, Atene potrebbe introdurre controlli sui capitali e chiudersi commercialmente al resto del mondo, stile paesi del blocco comunista di altri tempi. Però, i consumatori greci dovrebbero fare così i conti evidentemente con una carenza diffusa di beni anche di prima necessità, e di pari passo un boom del mercato nero, tipo quello che succede in Venezuela.

Ed ancora, la chiusura commerciale di cui sopra non sarebbe attuabile restando nella Unione Europea. E quindi, si può intuire che d'ora in avanti sentiremo ancora parlare di scontro tra Atene e Bruxelles. Perchè l'oggetto del contendere non sarebbe solo la rinegoziazione del debito.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

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