Venerdì, 12 Febbraio 2016 12:00

la crisi in Grecia: l'Europa l'ha già dimenticata

Chi si ricorda ancora della crisi in Grecia? Non se ne parla più. Eppure, la situazione è tutt'altro che risolta: nuove ondate di proteste di piazza contro la riforma delle pensioni, scontro con i creditori pubblici. Ed il governo Tsipras sempre più debole.

Poul Thomsen, rappresentante del Fondo Monetario Internazionale chiede alla Grecia ancora più impegno nel risolvere la crisi sulle pensioni. Ma non crede più possibile raggiungere l’obiettivo di un avanzo primario del 3,5% del PIL nel 2018, come pattuito con gli altri (UE e BCE) l’estate scorsa. In altre parole, la Grecia si scordi pure di ottenere un terzo piano di aiuti per 86 miliardi in 3 anni.

A meno che, ed è il solito discorso, non siano applicate da Atene nuove misure di austerità fiscale per 7,2-9 miliardi di euro, pari al 4-5% del PIL: roba da rivoluzione civile. Altra via non c'è: austerità o (peggio ancora) taglio della spesa previdenziale, il ramo dove si concentrano i maggiori squilibri del bilancio pubblico ellenico. Insomma, tasse alle stelle per i lavoratori o assegni da fame per i pensionati.

Il problema è che, ogni anno, lo Stato copre la spesa pensionistica con risorse derivanti dalla fiscalità generale per il 10% del PIL. Una cifra pazzesca, dato che la media europea si aggira sul 2,5%. Ed è su questa "stranezza" che la Troika vuole intervenire, aggredendo proprio questo capitolo insostenibile di spesa pubblica.

Ma il popolo al solo sentirne odore si prepara a protestare: oggi è stato il turno degli agricoltori, che nelle vie della capitale hanno lanciato anche pietre contro le forze dell’ordine.

La tensione sociale è globalmente tornata alta, tutto sommato dopo mesi di relativa calma. Ma i creditori non mollano: non possono accettare che i lavoratori greci vadano in quiescenza prima dei loro colleghi europei, e pure condizioni più generose. Quindi, ecco il ricatto: niente riforma austera delle pensioni, niente tranche di aiuti che permetterebbero ad Atene di onorare le prossime scadenze di debito.

D'altro canto, l’FMI richiede che il debito pubblico verso i creditori europei venga tagliato o quantomeno abbassato in modo da diventare sostenibile: è la condizione fondamentale per la partecipazione del Fondo al terzo piano di assistenza finanziaria. Ma nessuno più ci conta:è di questa mattina la notizia dell’ufficializzazione per l’economia ellenica di recessione, con il proprio PIL arretrato dello 0,6% nel quarto trimestre (nei tre mesi precedenti era al -1,4% rispetto al trimestre tra luglio esettembre). IN altre parole, nel 2015il PIL si è contratto dello 0,7%.

Ormai solo la cieca fiducia può far giungere i creditori al compromesso, come ha dichiarato il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem. In realtà, nessun governo dell’Eurozona vuole concedere alla Grecia un condono parziale dei crediti vantati, figurarsi l'abbuono completo. Semmai, si ragiona su un possibile, ulteriore procrastinarsi delle scadenze e su una proroga del periodo di grazia, durante il quale non dovranno essere pagati né gli interessi, né il capitale. Ma il debito vero, quello non lo vuole abbonare nessuno.

Ed i creditori non esprimono certo un giudizio positivo per la gestione dell’immigrazione del governo Tsipras: l'Unione Europea ha intimato un ultimatum di tre mesi, termine entro il quale la Grecia dovrà riparare alle sue falle in tema di sicurezza dei confini nazionali e quindi dimostrare di gestire i flussi. Altrimenti, la Grecia sarà fuori dall’area Schengen.

Le trattative ormai si giocano su tre differenti tavoli: riforme, debito e immigrazione. Difficile far incastrare tutto, anche perché politicamente il premier Alexis Tsipras sembra più debole di qualche mese fa, oltretutto potrebbe perdere la maggioranza in Parlamento per la seconda volta dopo il "bail-out” firmato a luglio.

E in fondo, questo nuovo scontro con i creditori avviene in una fase critica per l'Europa coinvolta in una bufera finanziaria abbattutasi sulle sue banche. Ma anche affetta da disgregazione interna, per le differenti vedute degli Stati membri in tema sia di emergenza profughi. Ed ancora, minacciata dagli effetti del Brexit, ossia dell’uscita del Regno Unito dalla comunità europea. E per finire, preoccupata per il ritorno delle tensioni sui titoli di Stato di Portogallo e (al solito) Grecia, ma anche di Spagna e Italia.

In finale, i problemi della Grecia sono ancora tutti lì: politici, economici e sociali. a differenza del 2015, quando si diceva che la Grecia rappresentava l’1% dell’economia europea ma attraeva il 99% dell’attenzione degli altri europei, ora il quadro è cambiato e non è una buona notizia a favore del potere contrattuale di Atene. I dossier allo studio sul tavolo di Bruxelles sono tanti e tutti molto importanti: il destino dei greci non è più una priorità.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

Letto 434 volte