Mercoledì, 05 Settembre 2012 20:06

la Chiesa e l'IMU: altra occasione mancata?

Tra i molteplici passaggi "epocali" che ci si attendeva da Monti, accanto alla riduzione del numero di parlamentari ed alle economie sulle spese della "casta", vi era l'introduzione dell'obbligo per la Chiesa di contribuire all'IMU per i (tanti) immobili non direttamente adibiti al culto. Qualcuno ci ha creduto, qualcun altro invece si era mostrato dubbioso sin dal primo annuncio della misura. Fatto sta che, ad oggi, ancora la norma non è approvata. Mentre altre norme dirette al "comune" cittadino sono arrivate a destino rapidissimamente. Guarda caso.

Sembrava cosa fatta: per la fine di maggio scorso si attendeva la firma del Ministero Economia e Finanze sul decreto che avrebbe dovuto marcare un passaggio storico: l’IMU agli immobili della Chiesa, quantomeno per quelli non dediti al culto. Ma qualcosa non ha funzionato: la firma sta slittando. Si dice a breve, per poi passare all’esame del Consiglio di Stato. La materia è complessa, sicuramente, "ma questo” – sottolineano fonti del Dicastero – “ non pregiudica la corretta applicazione della norma, anche perché la scadenza della prima rata è il 16 giugno 2013″.  Ma non è esattamente così: la manovra "Salva Italia" di dicembre ha previsto l’esenzione IMU per gli immobili della Chiesa, da applicarsi in misura proporzionale all’utilizzo non commerciale dell’immobile come risulta da apposita dichiarazione IMU.

Tra l'altro, ad oggi manca ancora la dichiarazione IMU (per tutti i contribuenti) e negli ambienti specializzati si vocifera di una probabile proroga. Quindi, diventa sempre più consistente l’ipotesi di far slittare il termine, ad oggi al 30 settembre 2012  (1 ottobre: il 30 settembre è domenica), per poter presentare la dichiarazione IMU, visto che allo stato attuale manca il modello dichiarativo con le relative istruzioni, da approvarsi con decreto del Ministero Economia e Finanze.

Alla fine, un po' per lungaggini burocratiche un po' per ritardi generali, diventa sempre più consistente l'ipotesi che la norma "epocale" si riveli un vero flop, ossia tante belle intenzioni (o annunci) ma poca concretezza: i buoni propositi proclamati dal Governo sembra si stiano inciampando sulla retta via. In ogni caso non ci resta che attendere e vedere se le parole dei tecnici del MEF, che si dicono allo studio del decreto attuativo, saranno vere.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

 

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