Venerdì, 08 Luglio 2016 12:00

la bolla dei bond governativi, pronta per scoppiare

I bond governativi, sia quelli su Paesi solidi che più a rischio di default, sono ancora molto diffusi. Ma sappiamo che i rendimenti reali sono mediamente nulli se non negativi. E corre sempre più il rischio che questa bolla esploda addosso agli investitori.

Non dobbiamo dimenticare che l'intera finanza mondiale è racchiusa in una gigantesca bolla speculativa. Oggi, a differenza dei tempi scorsi, non sono i mercati azionari i principali protagonisti, ma lo sono le obbligazioni governative, i cosiddetti bond.

Ricorderete quando scoppiò la crisi dei mutui subprime, nel 2007-2008, e fallì la celebre Lehman Brothers: da allora il mercato non è più lo stesso. La ricerca di sicurezza da parte degli investitori, unita ai timori verso la recessione globale su lungo periodo hanno guidato i governi delle principali potenze economiche mondiali ad attuare politiche di austerità, proprio per contenere l'esplosione incontrollata del debito pubblico, ma non solo. In parallelo, le banche centrali, sull'onda degli stessi timori, hanno abbassato il costo del denaro fino a far toccare lo zero. Col risultato che il denaro è fuoriuscito dai mercati azionari ed entrato in quelli obbligazionari. Fino al punto in cui, oggi, il rendimento di un terzo del debito pubblico mondiale è giunto addirittura sotto zero.

La paura tra gli investitori è dilagata, amplificata oltretutto dai media di fatto al servizio della speculazione. Alimentando questo pericolosissimo trend che ancora non ha raggiunto la fine. Le banche gli investitori istituzionali, a braccetto con l'industria dei fondi d'investimento, riempie ancora i propri portafogli di titoli di Stato, al momento soprattutto europei e giapponesi, convinte in modo assolutamente discutibile che le banche centrali poi li riacquisteranno a prezzi più alti in virtù di programmi di acquisto anti crisi, come il noto quantitative easing.

Il problema è che questo "giochino" ammesso che funzioni ancora oggi certamente non potrà andare avanti all'infinito, e quindi c'è da chiedersi, come in tutte le cose, chi e quando rimarrà alla fine col cerino in mano.

Insomma, il mercato obbligazionario "investment grade" è in piena bolla speculativa: una bolla epica, di proporzioni colossali, un vero tsunami che sta montando sempre più come riferisce ai microfoni della CNBC’s Peter Boockvar, capo analista per The Lindsey Group. I Threasury bond sono ai massimi livelli di sempre, analogamente ai bond giapponesi, ai bond svizzeri, ai GILT inglesi ed i Bund tedeschi. Ed il trend non si è ancora invertito: la corsa a comprare titoli di Stato sembra non finire mai, con i fondi assicurativi che non riescono più a garantire un minimo ritorno futuro alle polizze vita. Accanto ad un mercato azionario europeo e giapponese i quali, al contrario, sono a forte sconto rispetto ai fondamentali delle società che, per assurdo, si stanno finanziando a tassi d'interesse finora mai visti.

Riassumendo con le parole di Boockvar, siamo seduti su una polveriera pronta ad esplodere non appena i capitali cambieranno tendenza di flusso, ossia andranno man mano a defluire dai bond per tornare alle azioni. Il che potrebbe avvenire in modo traumatico, con un crash mondiale, o con un piano globale pilotato, un cosiddetto "soft landing". Tutto dipende dall'entità di indebitamento degli Stati e soprattutto dalla loro capacità di approfittare dei tassi negativi per provare a ridurre il debito pubblico. Fatto che, aldilà delle chiacchiere dei governanti sempre ottimisti e pronti a vedere la "luce in fondo al tunnel", nei fatti non sta avvenendo quasi da nessuna parte. In soldoni, è il caso di dirlo, Paesi come l'Italia approfittano dei minori costi di finanziamento per mantenere i soliti elevati livelli di spesa cui sono stati finora imporpriamente abituati.

La realtà è che dal 2008 il debito mondiale è continuato a crescere in modo esponenziale, ponendo le basi per la crisi finanziaria globale. In 8 anni, a detta dell'agenzia McKinsey, il debito mondiale è cresciuto di 57 trilioni di dollari ed ha quindi raggiunto la cifra record di 200 trilioni di dollari, accanto ad un PIL globale che non riesce a stare neanche lontanamente al passo con tale debito.

Sostiene l'agenzia che "livelli di debito in crescita costante mettono in serio pericolo la stabilità finanziaria globale se alcuni Paesi devono affrontare il rischio di una possibile crisi; il debito, anche nei prossimi anni, costituirà un freno all’espansione economica del PIL mondiale e darà origine ad alta volatilità nei mercati finanziari, che risulteranno essere più fragili in caso di peggioramento economico globale. Dalla crisi del 2007 i governi, a livello mondiale, hanno incrementato il loro livello di debito di 25.000 miliardi di dollari. Nelle economie avanzate tutti i 22 Paesi presi in considerazione nello studio hanno visto crescere il rapporto debito / PIL del 50% dall'inizio della crisi".

Al riguardo, il Giappone è la Nazione messa peggio, con un rapporto debito / PIL che supera il 240%, visto che i vari governi finora succeduti hanno cercato di espandere l'economia solo creando altro debito. Che non è servito certo a migliorare la situazione o creare investimenti per il futuro, ma solo per sostenere gli attuali eccessivi consumi.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

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