Domenica, 29 Maggio 2016 12:00

La beffa degli 80 euro: in molti li devono restituire

Ieri zero euro, oggi 80 euro, ecco il governo renzi in numeri. Era lo slogan del premier. Peccato che parecchi beneficiati dovranno restituire la somma, perché - e qui è l'assurdo - hanno guadagnato troppo poco per meritarla.

Si lamenta una cuoca di 31 anni, Eugenia Pages: nel 2015 ha ottenuto il bonus da 80 euro, e dopo un anno ha scoperto che non ne aveva diritto, perché aveva reddito troppo basso. E quindi deve restituire la somma all'Agenzia delle Entrate. Ed ovviamente in unica soluzione: 80 euro per tutti i mesi del beneficio.

Nel 2015 i casi analoghi sono stati per 1,4 milioni di italiani, praticamente uno ogni otto beneficiari del bonus. E di questi, ben 341 mila avevano un reddito sotto i 7.500 euro all'anno. Ossia, ne avevano decisamente bisogno.

Nel caso della Pages, costei ha lavorato per tre mesi in un ristorante di Chiavari, in provincia di Genova, e per due mesi ha percepito l'indennità di disoccupazione. Ebbene, nei tre mesi di lavoro ha portato a casa poco più di 4 mila euro, l'INPS le ha concesso il beneficio sul sussidio di disoccupazione - che, norma alla mano, non le spettava. Poi, a maggio, la commercialista chiama la cuoca per informare che l'Agenzia delle Entrate chiedeva di restituire il bonus, in unica soluzione.

"Punita per non aver trovato un lavoro in regola", questa la conclusione della lavoratrice: nel 730 precompilato compariva infatti la scritta: "In sede di dichiarazione è stato recuperato il bonus IRPEF non spettante erogato dal datore di lavoro per un importo pari a 410 euro". Ossia, la cuoca deve restituire in un colpo solo un decimo di quanto ha guadagnato a lavoro l'anno scorso.

Morale, quest'estate, quando lavorerà di nuovo con la breve stagione turistica, farà meglio a tenere da parte 80 euro al mese perché l'anno successivo potrebbero venire richiesti indietro.

Ben altre erano le parole di Renzi: "Un'operazione che definirei di portata storica. I destinatari del nostro intervento non sono solo i ceti meno abbienti, ma anche un po' di ceto medio", disse il 12 marzo 2014 quando presentava in conferenza stampa l'idea del bonus da 80 euro.

Peccato che proprio i ceti meno abbienti sono ora sono in difficoltà nel restituire il bonus. Infatti, il bonus spetta a quanti hanno un reddito compreso tra gli 8 mila – la soglia di incapienza, sotto la quale non si pagano le tasse – e i 26 mila euro. La richiesta è presentata dal datore di lavoro, che deve "determinare la spettanza del credito e il relativo importo sulla base dei dati reddituali a loro disposizione", dice l'Agenzia delle Entrate. Ma capita che commettano un errore o che "i dati reddituali a loro disposizione" siano insufficienti per un calcolo preciso. E così, il bonus va restituito in quanto percepito indebitamente da lavoratori sotto la soglia degli 8 mila euro o sopra il limite dei 26 mila euro di reddito .

Come dicevamo, il 12,5% dei beneficiari ha dovuto restituire il bonus: numeri tutt'altro che irrilevanti, pari a 320 milioni di euro - circa 220 euro a testa - restituiti all'agenzia.

Guardando ancora i numeri, notiamo che 55 milioni di euro sono stati rimborsati da chi è troppo povero per pagare le tasse: costoro guadagnano talmente poco che non pagano imposte perché la detrazione fiscale per il reddito da lavoro dipendente supera l'ammontare di tasse che dovrebbero pagare. Invece, hanno dovuto rimborsare circa 160 euro a testa.

 

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it

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