Sabato, 26 Aprile 2014 10:27

l'inarrestabile avanzata del Bitcoin

Le Nazioni più potenti, e dove maggiormente si trovano gli investitori ed utilizzatori delle criptomonete, cominciano a prendere le distanze ed a fare muro contro lo sviluppo di questo nuovo, rivoluzionario mercato: l'era del Bitcoin e suoi derivati (i cosiddetti Altcoin). Forse perchè vogliono guadagnarci con le tasse, forse perchè i poteri forti delle banche "tradizionali" vogliono evitare di perdere fette di mercato in favore delle nuove tecnologie. Ma l'avanzata dei Bitcoin è inarrestabile.

La Cina  dichiara guerra ai Bitcoin: pretende la chiusura dei siti che commerciano in moneta virtuale. Mentre gli Stati Uniti cominciano a isolare il mondo delle criptomonete attraverso espedienti di natura fiscale. In Giappone, ce lo ricordiamo, il sito Mt.Gox, la più potente piattaforma di cambio tra monete "vere" e BItcoin, ha alzato la bandiera bianca del fallimento: proprio a metà aprile finito il sito, in bancarotta dopo avere subito un furto che ha svuotato i conti degli investitori per circa 350 milioni di dollari in criptovaluta, ha abbandonato i piani di rilancio in amministrazione controllata e ha concordato con il tribunale di Tokyo di procedere alla liquidazione. Game over, insomma, per Mt.Gox.

Nel frattempo però, oltre 2 milioni e mezzo di persone nel mondo continuano a investire sulla moneta virtuale, come se nulla di significativo stesse succedendo. Finale, il Bitcoin avanza, il suo utilizzo aumenta, la platea di investitori cresce ogni giorno che passa.

Le opinioni sul futuro sono tuttora divergenti. C'è chi urla alla terza rivoluzione digitale, dopo il computer e internet, che permetterà di fare a meno delle banche e metterà in ginocchio il mondo della finanza. Ma c'è anche chi pensa sia solo l'ultima trovata di un gruppo di informatici disadattati che si diverte a giocare con algoritmi e formule matematiche.

Va detto che il suo valore è assolutamente ballerino, e riserte moltissimo dei colpi assestati dai poteri forti di cui sopra: ai primi di febbraio un Bitcoin veniva scambiato a mille dollari, poi è crollato a meno di 400 dollari ed ora rimane sotto i 500 dollari.

Un duro colpo, come si diceva, l'ha assestato la Cina: la banca centrale cinese ha diffuso una nota in cui chiede (ed in Cina vuol dire "ordina") a banche e società di pagamento online di chiudere entro il 15 aprile ogni account che commercia in moneta virtuale. Oltretutto, il potere cinese ha già individuato 15 siti in lista nera: se non chiudono scatteranno le sanzioni.

Accanto alla reazione bancaria c'è quella fiscale. Come in Giappone, dove il fisco ha deciso che la criptovaluta va considerata una proprietà e non una moneta. E come tale, tassata. E gli USA la pensano allo stesso modo: è un bene, e quindi si assogetta a regimi di tassazione patrimoniale.

Nel frattempo, però, il Bitcoin avanza: secondo l'aggregatore di notizie online Business Insider oltre 2 milioni e mezzo di persone nel mondo possiedono la criptomoneta. Altre cifre le aggiunge la nota agenzia di rating Fitch, che ha confrontato il numero di transazioni quotidiane effettuate a febbraio con Bitcoin e con i servizi di pagamento offerti da PayPal: 68 milioni di transazioni contro 492.

 La distanza non è molta, quindi, tra le transazioni in valuta "reale" e criptovaluta. Ed i numeri, ripetiamolo, sono ancora limitati: il fenomeno è in piena crescita.

La conferma di questa tendenza arriva dal boom in tutto il mondo dei bancomat per acquistare e vendere Bitcoin: con queste macchine oggi chiunque può scambiare le proprie monete "reali", come il dollaro, ed ottenere Bitcoin, aprire un portafoglio virtuale, il "wallet", e iniziare a scambiare la criptomoneta. Va detto comunque che, nel rispetto delle leggi contro il riciclaggio di denaro e per la protezione dei consumatori, all'utente viene chiesto il numero di telefono, un documento di identità e la scansione del palmo della mano. Insomma, l'utente viene identificato in modo da tracciare non tanto il suo nuovo possesso di Bitcoin, ma la provenienza dele monete reali, proprio per evitare il "money laundering". 

Leader del settore è la società di Las Vegas Robocoin, che ha installato il primo Bitcoin-bancomat alla fine del 2013. Poi, ne ha aperti altri due in Canada, quattro in Texas e uno nel cuore della Silicon Valley, a Mountain View, a due passi dalla sede di Google. Oggi troviamo questi sportelli automatici per Bitcoin anche in Australia, a Sidney, ed in Italia, a Roma. GIà, avete capito bene: sono anche a Roma: ve ne eravate accorti?

Robocoin ovviamente ha appena iniziato il suo lavoro: prevede di installare centinaia di Bitcoin ATM in tutto il mondo, puntando soprattutto su Europa e Asia. Accato agli ATM, molte aziende si sono convinte a cavalcare il fenomeno per evitare di restare indietro: nelle ultime settimane tre diversi sistemi di pagamento online, come Square, hanno consentito l'uso dei Bitcoin. Pensate, anche eBay, che utilizza PayPal - uno dei servizi più minacciati dalla diffusione delle criptovalute - ha aperto una sezione dedicata esclusivamente alle monete digitali, anche se non è ancora possibile utilizzare il denaro virtuale per fare acquisti sul portale di e-commerce: Ebay ancora teme l'estrema volatilità della moneta virtuale e deve proteggersi dal riciclaggio di denaro.

Infatti, in generale l'estrema volatilità del Bitcoin limita ed intimidisce l'arrivo in massa degli investitori "tradizionali": come sappiamo, le fluttuazioni di prezzo sono incredibili, da meno di 20 dollari per un Bitcoin a inizio 2013 a un massimo di 1.203 dollari a dicembre 2013: investire in questo business è tuttora una scommessa a occhi chiusi. I sostenitori della moneta virtuale credono fermamente che il prezzo si stabilizzerà man mano che sempre più gente utilizzerà i Bitcoin: tempo al tempo quindi.

L'altro svantaggio - ed in fondo è la promessa del Bitcoin - è l'anonimato, che rende la criptovaluta attraente per transazioni illecite come l'acquisto di stupefacenti o armi online senza paura di essere rintracciati. L'anonimato è la soluzione perfetta anche per chi deve riciclare denaro proveniente da attività illecite. In questo, la struttura decentrata della criptovaluta rende molto difficile un'attività di vigilanza e controllo da parte delle Nazioni: nessuna autorità politica può "ordinare" alla rete Bitcoin di segnalare le transazioni sospette, dato che la rete stessa è fatta di privati, in gran parte utenti anonimi. 

Non suscita quindi stupore accorgersi che diversi Paesi hanno messo al bando i Bitcoin perché li ritengono troppo pericolosi: anche la Russia sta preparando un giro di vite contro ogni tipo di criptovaluta, mentre la Thailandia e Islanda hanno dichiarato illegale il loro utilizzo. Ma in fondo, concretamente, nessuno sembra davvero intenzionato a fare rispettare il divieto.

Al contrario, Hong Kong sembra essere destinata ad assorbire parte del mercato in fuga dal bando cinese al Bitcoin, ed è sulla buona strada per diventare la capitale asiatica dei Bitcoin: l'ex colonia inglese sta vivendo un vero boom della valuta virtuale e sta per aprire i primi bancomat.

Infine, ci sono i concorrenti, cioè le monete alternative - gli Altcoin - che hanno annusato il mercato del loro "cugino ricco" e stanno pensando di porsi come alternative per i nuovi investitori. E' il caso dei Litecoin, creati nel 2011, che utilizzano un sistema di calcolo più semplice e leggero, e quindi capace di assicurare costi minori e più velocità nelle transazioni rispetto ai Bitcoin: secondo alcuni esperti, il 2014 potrebbe segnare il sorpasso dei Litecoin sui Bitcoin.
 E poi c'è il Dogecoin, molto simile al Bitcoin ed ugualmente in forte diffusione. Dopo di loro, 

un'infinita pletore di monete più o meno promettenti su cui, oggi, nessuno può fare alcuna previsione.

 

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it

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