Giovedì, 07 Maggio 2015 14:10

l'euro recupera terreno rispetto al dollaro. che succede?

Il cambio euro - dollaro è giunto ai massimi valori da metà febbraio. Cerchiamo di capire i motivi di questo rafforzamento della moneta unica ed ipotizzarne la sua durata.

In questi giorni il cambio euro-dollaro è cresciuto fino a 1,1376, di fatto agli stessi livelli di quasi 3 mesi fa. Su base mensile, l'euro ha guadagnato circa il 5% sul dollaro, mentre rispetto ai minimi toccati a metà marzo e a metà aprile, quando era a 1,0550, il rialzo è addirittura vicino all'8%. E comunque la moneta unica resta indebolita del 6% rispetto all'inizio dell'anno, perdita che sale a quasi il 19% su base annua. Insomma, un buon recupero dopo un pesantissimo tonfo.

Infatti, esattamente un anno fa il cambio con l'euro sfiorava 1,40. Poi, ricorderete, arrivò la BCE a maggio 2014, proprio per voce del governatore Mario Draghi, che annunciò che sarebbero stati varati nei mesi successivi nuovi stimoli monetari, paventando anche un taglio dei tassi. E tutto cambiò.

Ed ecco i risultati: la rincorsa dell'euro delle ultime 10 sessioni è la più forte registrata dal settembre del 2010. Per chi ama i numeri, attualmente il cambio si attesta al di sopra della media mobile di 1,1260 degli ultimi 100 giorni, e gli esperti ad esempio di Chapdelaine & Co. ritengono che possa arrivare a livelli più alti, compresi tra 1,15 e 1,20, specie qualora si registrasse negli USA una lettura debole dei dati sulla creazione di posti di lavoro nel settore privato.

Domanda: cosa spinge questa rincorsa dell'euro sul dollaro? Sempre gli esperti la giustificano con l'analoga risalita delle quotazioni del petrolio, vedi il Brent oggi intorno ai 70 dollari al barile - vi ricordate quando era arrivato a 49 dollari, per la disperazione dei Paesi petrol-dipendenti come il Venezuela?

E quindi, l'aumento dei prezzi energetici ha stimolato l'inflazione nell'Eurozona, che ad aprile era nulla su base annua dopo 4 mesi in cui era stata addirittura negativa. L'accelerazione dei prezzi ha spinto evidentemente gli investitori a ritenere che la BCE potesse raggiungere il suo obiettivo sull'inflazione vicina al 2% anche prima delle attese, e tutto ciò giustificherebbe una riduzione degli stimoli monetari (il cosiddetto "tapering" in chiave europea, ovvero il "quantitative easing") prima della scadenza di settembre del prossimo anno.

Anche per questo motivo si spiegano i rendimenti sovrani a medio-lungo termine in zona Euro, che guarda caso in questi ultimi giorni stanno risalendo rapidamente. Il mercato si attenderebbe conseguentemente un aumento dell'inflazione e minori acquisti dei titoli governativi da parte della BCE.

Bisogna chiedersi, a questo punto, se il trend possa diventare duraturo o se in futuro assisteremo ad una nuova fase di indebolimento dell'euro. Dicono gli esperti, bisogna tenere d'occhio due fattori: i tassi USA e le quotazioni del petrolio.

Per il primo, se la Federal Reserve evidenzierà nelle prossime settimane e poi al board di metà giugno un rinvio della stretta anche oltre il mese di settembre, il che beninteso è poco probabile, il dollaro potrebbe ancora indebolirsi, e quindi analogamente per un'ampia divergenza dei tassi tra USA ed Eurozona nel breve termine. Viceversa, si rafforzerebbe sulla prospettiva di una divaricazione imminente delle politiche monetarie tra FED e BCE.

Per il secondo, non sono pochi i dubbi sul fatto che le quotazioni resteranno a questi livelli anche nei prossimi mesi: l'eccesso di offerta esiste e non è calato, i fondamentali sono del tutto simili a quelli del periodo in cui i prezzi sono scivolati ai minimi dal 2009, per cui la rincorsa del prezzo del petrolio delle ultime settimane è effettivamente supportata da fattori tecnici. Inoltre, con l'atteso aumento della produzione in Iran e l'output ai livelli massimi in Arabia Saudita, un esubero di produzione potrebbe portare in piena estate ad un nuovo tonfo. Se ciò accadesse, verosimilmente ne risentirebbero le aspettative d'inflazione e l'euro potrebbe apprezzarsi per la previsione degli investitori di un QE duraturo.

Poiché spesso il dollaro e le quotazioni del petrolio vanno in direzioni opposte, è probabile che assisteremo o a un calo dei prezzi energetici, accompagnato da un indebolimento dell'euro, o a un loro rialzo, concomitante a un euro più forte.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

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