Venerdì, 02 Settembre 2016 12:00

l'Agenzia delle Entrate chiarisce la fiscalità del Bitcoin

Finalmente l'Agenzia delle Entrate, in risposta ad uno specifico quesito posto da un soggetto privato, chiarisce le norme fiscali applicabili alle transazioni e operazioni speculative legate al mercato delle criptomonete.

Abbiamo parlato, in questo articolo, della fiscalità del Bitcoin. Ci sono importanti novità.

Arriviamo subito al dunque: lo scambio di moneta virtuale, in particolare il Bitcoin, agli effetti fiscali rappresenta un’operazione esente da IVA e soggetta a tassazione ordinaria per gli aspetti relativi ad IRES ed IRAP.

Non è una interpretazione o una congettura, ma rappresenta i contenuti di specifica risoluzione della Direzione Centrale Normativa dell’Agenzia delle Entrate - la risoluzione n. 72/E del 2 settembre 2016 per l'esattezza, in ALLEGATO - che così risponde ad un interpello di un contribuente, relativo all'eventuale tassazione diretta ed indiretta applicabile alle operazioni di acquisto e vendita di Bitcoin.

La questione sollevata riguarda quindi quale tipologia di trattamento tributario debba essere applicato ai soggetti coinvolti in attività di intermediazione nell’acquisto e nella vendita di Bitcoin - i siti di exchange, ad esempio. Già, perché da tali operazioni, è evidente, costoro realizzano commissioni a titolo di remunerazione della negoziazione monetaria (virtuale) stessa.

E allora, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione in parola, nel richiamare i principi espressi dalla Corte di Giustizia UE (C – 264/14), nel merito delle imposte indirette (cioè l'IVA) chiarisce che "le operazioni che consistono nel cambio di valuta tradizionale contro unità della valuta virtuale bitcoin (...) costituiscono prestazioni di servizio a titolo oneroso".

Attenzione: a ben vedere, ed in assenza di specifica indicazione normativa, l’attività di 'intermediazione di valute tradizionali con Bitcoin' è un'attività certamente rilevante sia per IVA che per imposte dirette.

Ancora, a fronte dell’art. 135, paragrafo 1, lettera a) della Direttiva 2006/112/CE, è "pacifico che la valuta virtuale bitcoin non abbia altre finalità, oltre a quello di un mezzo di pagamento e che essa sia accettata a tal fine da alcuni operatori". E proprio per ciò, per quanto riguarda l’IVA le transazioni in criptomoneta sono da qualificarsi come esenti (art. 10, comma 1, n. 3, D.P.R. n° 633/72). E allora: le prestazioni in questione non rientrano certo nella categoria delle cosiddette monete tradizionali, non v'è dubbio, tuttavia dovranno essere classificate nell'insieme delle operazioni finanziarie su valute, per cui l’attività risulta appunto esente da IVA.

Proseguendo, ai fini delle tassazione diretta l’Agenzia delle Entrate ritiene che il contribuente "debba assoggettare i componenti di reddito derivanti dall’attività di intermediazione nell’acquisto e vendita di Bitcoin, al netto dei relativi costi inerenti a detta attività". Ossia, gli elementi di reddito scaturenti dall'attività (positivi o negativi che sia) concorrono a formare la base imponibile dell’attività di intermediazione esercitata, "soggetta ad ordinaria tassazione ai fini IRES ed IRAP”.

A ben vedere, seguendo il contenuto della risoluzione in questione, "il guadagno, o la perdita, di competenza della società è rappresentato dalla differenza tra quanto anticipato dal cliente e quanto speso dalla società per l’acquisto, o tra quanto incassato dalla società per la vendita e quanto riservato al cliente".

Ma c'è dell'altro: i Bitcoin che a fine esercizio "sono nella disponibilità - a titolo di proprietà - della società dovranno essere valutati secondo il cambio in vigore alla data di chiusura dell’esercizio". E quindi, tale valore assume rilievo, sotto l’aspetto tributario, a mente dell’art. 9, D.P.R. n. 917/86 (TUIR).

Addirittura, suggerisce l’Agenzia delle Entrate, “potrebbe farsi riferimento alla media delle quotazioni ufficiali rinvenibili sulle piatteforme on line in cui avvengono le compravendite di Bitcoin”.

Per concludere, guardando agli adempimenti fiscali come sostituto d’imposta nei confronti di persone fisiche, per la società operante nel settore della compravendita di Bitcoin le attività di valuta - acquisti piuttosto che vendite - "non generano redditi imponibili mancando la finalità speculativa"; cionondimeno, la società dovrà ottemperare agli obblighi antiriciclaggio (D.Lgs. n. 231/2007, art. 11, comma 2, lettera c), attraverso una "adeguata verifica della clientela, di registrazione nonché della segnalazione".

 

FONTE: http://www.altalex.com

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