Martedì, 22 Luglio 2014 14:00

l'affare della cura dell'AIDS

Negli anni Novanta la ricerca italiana si era sbracciata ad annunciare di avere trovato il modo per produrre la cura della malattia del secolo, l'AIDS. E quindi ha ottenuto 49 milioni di euro pubblici di finanziamenti per sperimentare, approvare ed infine produrre il vaccino. Da allora, in mano ci resta solo un vaccino terapeutico - già la parola è tutt'altro che chiara - tutto da sperimentare, ed i relativi brevetti vengono regalati ad una società privata. Guidata da Barbara Ensoli, la stessa scienziata che ha condotto finora la ricerca. Capito l'affare?

I giornali del 1998 titolavano "Vaccino anti-Aids: l'Italia è prima" oppure  "Aids, la nuova speranza del vaccino made in Italy". Avevamo la ricetta del secolo, dicevano: un vaccino tutto italiano contro l'AIDS, con ricerca da finanziare per 49 milioni di euro tra ministero della Salute e degli Esteri). Del resto, eravamo dinanzi a una "grande e autentica missione", sono le parole nel 2005 della ricercatrice che da almeno trent'anni è considerata all'interno dell'Istituto Superiore di Sanità la prima depositaria della svolta: la dottoressa Barbara Ensoli, direttottrice del Centro Nazionale AIDS.

Lasciando da parte gli slogan, però, dopo 16 anni il vaccino promesso, cioè la medicina preventiva, non si vede afffatto. Altre al danno la beffa: gli unici risultati raggiunti con i denari pubblici per la componente terapeutica, cioè i brevetti per un nuovo farmaco, rischiano di finire nelle mani di una piccola società chiamata VAXXIT. E chi la possiede? In gran parte proprio la dottoressa Ensoli.

E c'è sempre qualcuno che l'aveva detto: Robert Gallo - virologo statunitense che nel 1983 contese a Luc Montagnier la scoperta del virus Hiv – nel 1995 lo disse a tutta la comunità scientifica internazionale: la proteina TAT, il cavallo di battaglia della ricerca della Ensoli, produceva effetti assolutamente modesti.

Ma la dottoressa aveva notevoli supporters, come Gianni Letta, che a dicembre 2010 va al TG1 e spende parole di gratitudine al team di scienziati capitanato dalla ricercatrice. Già, ma che parere tecnico può mai esprimere un politico come Gianni Letta?

I vertici dell'Istituto Superiore di Sanità, con l'allora presidente Enrico Garaci, è totale. Comunque, i risultati pubblicati ad aprile 2014 sulla tabella dello "stato dell'arte delle sperimentazioni" dall'Istituto sono a dir poco magri. La strada della cura si divide tra il "vaccino terapeutico" (un ossimoro per Gallo: il vaccino si usa prima della infezione, proprio per non esserne colpito) è entrato nella seconda fase di sperimentazione su 200 "partecipanti" in Sudafrica, ed è attualmente in corso, mentre quello preventivo – ancora alla prima fase di sperimentazione partita nel settembre 2011 e testato su 11 persone – è stato sospeso a marzo 2014: di nuovo inceppato.

Torniamo quindi alla sola attività ancora in corso, il vaccino terapeutico. dall'Istituto Superiore della Sanità passa, sotto forma di brevetti, ad una società dal capitale sociale di 10mila euro costituita nel luglio del 2012: la VAXXIT s.r.l.. Già, proprio a seguito della richiesta della dottoressa Ensoli, alla società è attribuito - senza alcun pagamento corrispettivo, quindi a titolo gratuito - il brevetto del cosiddetto TatImmuneTM, la componente vaccinale in uso nella sperimentazione per il vaccino terapeutico.

Buffo constatare che, fino a metà marzo di quest'anno, il 70% delle quote della società fa capo, guarda caso, alla dottoressa Barbara Ensoli, ed il restante 30% alla 3 I Consulting s.r.l. di Giovan Battista Cozzone. E chi è costui? Un esperto di brevetti che, dal maggio 2009, ha ricoperto l'incarico quadriennale di consulente dell'istituto in materia di "trasferimento tecnologico", per la lauta cifra di 393 mila euro. Insomma, i brevetti sono stati regalati dall'istituto ai suoi stessi fautori, o giù di lì.

All'inizio del marzo di quest'anno, poi, il cda dell'istituto, con Fabrizio Oleari succeduto a Garaci, dà il via libera alla concessione di una opzione di licenza esclusiva della durata di 18 mesi per l'utilizzo dei brevetti TAT in questione. Decisione assunta all'unanimità, pensate un po': il ministero della Salute, poi guidato da Beatrice Lorenzin, non si esprime affatto. Ciliegina, l'istituto addirittura posticipa ogni negoziazione dei relativi accordi economici, come dire: intanto prendili gratis, poi semmai vediamo.

Intanto il duo Ensoli - Cozzone amplia le adesioni all'affare, alla ricerca di altri capitali (40 milioni di euro) sul mercato. Chiama nella compagine di VAXXIT otto nuovi soci, tra cui Fabrizio Ensoli, fratello della dottoressa, l'ex marito sempre della dottoressa,  e poi il più grande fondo di fondi canadese, Teralys capital, nonchè la Ferghana Securities Inc., una multinazionale del credito con domicilio nel Delaware, un paradiso fiscale USA.

La cosa però a maggio scorso comincia a puzzare, con il mensile "Altreconomia" che dà conto dell'operazione allora ancora sotto traccia. Poi, arriva l'interrogazione parlamentare di Emilia De Biasi (PD), presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato. A quel punto, il 10 giugno scorso listituto Superiore di Sanità deve fare un passo indietro, cioè dichiarare "non idonea" la delibera del 4 marzo con la quale aveva giudicato la costituzione della società VAXXIT "coerente" con il disciplinare dello spin off dell'istituto.

Il retromarcia dell'istituto è ovviamente mal digerito dalla Ensoli, che giunge a criticare aspramente proprio quell'ente che l'ha sempre sostenuta, ora definito dalla dottoressa "un coacervo di dinosauri che al primo inciampo si è cagato sotto".

 

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it

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