Mercoledì, 13 Novembre 2013 10:02

l'affare del fotovoltaico in Puglia, una miniera d'oro per i russi

Attirati dagli incentivi statali al fotovoltaico, gli investitori russi hanno promesso grandi opere, hanno incassato gli ingenti fondi statali e se la sono battuta a gambe levate, lasciando aziende satellite fallite, impianti abbandonati e creditori con un pugno di mosche in mano. Indovinate chi c'è dietro in Italia...

Attraverso un sistema di scatole cinesi e finte ditte satelliti, si parte dal tavoliere della Puglia e Basilicata e si arriva a Mosca. Più precisamente, a monte c'è RENOVA Group, colosso dell'energia nelle mani dell'oligarca russo Viktor Vekselberg.

Il quale si avvicina al comparto italiano dell'energia rinnovabile nel 2007, anno in cui promette di investire nel settore ben un miliardo di dollari in 5 anni. E poi delega un "collega" russo, Igor Akhmerov, a entrare nel mercato italiano del fotovoltaico sia direttamente che attraverso la controllata società FINMAV. A sua volta, queste società controllano la Aiòn Renewables, azienda di primo piano in Italia nel mercato delle energie rinnovabili.

E arriviamo al business selvaggio del pannello solare in Italia. Esiste un gestore dei servizi energetici (GSE), un ente creato appositamente per distribuire finanziamenti per le energie rinnovabili, il quale ha erogato per anni incentivi astronomici alle società titolari di impianti fotovoltaici. Il sistema è semplice - ha addirittura un nome,  Conto Energia: se produci energia solare, hai diritto ad aiuti statali per vent'anni. Sistema gettonatissimo: finora il GSE ha erogato ben 15 miliardi di euro, 2,6 miliardi solo alla Puglia.

Attenzione: gli incentivi non finiscono a chi costruisce gli impianti, ma a chi li possiede. Ed ecco il trucco: secondo i registri della Camera di commercio di Matera, in Puglia e Basilicata è stato creato un esercito di un centinaio di società, tutte con nome tipo En.Fo (Energia Fotovoltaica). le cui quote sono riconducibili ad Aion ed analoghe società come AVELAR, svizzera, o AVELEOS e ENOVOS, entrambe lussemburghesi.

Ma non basta: se cento parchi fotovoltaici non sono abbastanza, basta comprarne altri. Infatti, una serie di impianti già esistenti in Puglia sono stati acquistati da soggetti riconducibili al sistema di scatole cinesi di cui sopra. Un esempio? Attilio Dibari, avvocato del foro di Trani, spiega: "Aiòn ha comprato le quote di una società titolare di un impianto fotovoltaico e le ha rivendute poi ad AVELOES. Il 17 dicembre 2012, questa azienda ha effettuato pagamenti per circa 1 milione di euro verso un conto svizzero di Aiòn. Nessuna causale indicata". Di evidente proveninza da incentivi statali, questa ingente somma di denaro finisce quindi nelle banche elvetiche, il giorno prima che Aiòn faccia richiesta di concordato preventivo. Cioè, prima che Aiòn dichiari di non riuscire a fare fronte ai propri debiti e cerchi un accordo con i creditori per evitare il fallimento. ma guarda il caso.

A marzo 2013 Aiòn fallisce, avendo accumulato debiti per 245 milioni di euro nei confronti di 140 aziende. Peccato che, secondo Pier Angelo Masselli, ex titolare di Aiòn, la società russo-svizzera possiede oltre cento megawatt di impianti fotovoltaici acquistati con contributi statali, che dovrebbero fruttare non meno di 50 milioni all'anno nell’arco dei prossimi vent'anni. Solo che i campi siano stati acquistati a prezzi "non interessanti" per Aiòn, ed ecco il fallimento di Aiòn è l'inizio di una reazione a catena che trascina nel baratro una serie di imprese creditrici e centinaia di lavoratori, dal Veneto alla Puglia.

Attilio Dibari continua affermando che se si confrontano i dati societari di tutte le società coinvolte si nota come le persone fisiche che amministrano dette società siano sempre le stesse. "Il tutto diventa a dir poco curioso se si scopre che gli stessi soggetti amministravano o amministrano tuttora anche le società agricole destinatarie degli impianti e dei generosissimi incentivi italiani per il fotovoltaico".

Il cerchio si chiude con le amicizie politiche degli oligarchi russi: negli organi societari di AVELAR compaiono i nomi di faccendieri italiani con amicizie politiche, come Marino Massimo De Caro, rinomatamente amico dell'ex senatore PDL Marcello Dell'Utri, ed ovviamente noto anche a Silvio Berlusconi. Tanto per essere espliciti, De Caro è vice presidente esecutivo di AVELAR dal 2007 al 2010, ed è coinvolto in un'inchiesta giudiziaria aperta nel 2012 dai PM di Firenze per corruzione: tra aprile e il maggio 2009 ha versato sul conto di Dell’Utri 409 mila euro. Il sospetto, senza troppa fantasia, è che si tratti di una tangente per favorire gli interessi dell'azienda.

Ma siccome il denaro non puzza, come diceva Vespasiano, non solo il PDL ha "inzuppato il biscotto": secondo il registro di commercio del canton Zurigo, nel consiglio d'amministrazione aziendale c'è anche un altro faccendiere, Roberto De Santis, grande amico di Massimo D'Alema e Giampaolo Tarantini - proprio lui, il fornitore di escort per i festini di Silvio Berlusconi.

Alla fine, con le aziende fallite ed i creditori buggerati, che fare delle imponenti strutture di silicio presenti sul territorio pugliese? Vige l'obbligo per legge di smaltire i pannelli solari una volta che non saranno più funzionanti - ma solo per gli impianti costruiti dopo giugno 2011. Per gli altri, la normativa non lo prevede: rimarranno sul groppone dei proprietari, che, però, non sono obbligati a smaltirli. Solo che i proprietari sono falliti o stanno fallendo, quindi rischiano di diventare dei siti orfani, abbandonati a se stessi. Le solite cattedrali nel deserto di cui l'Italia è piena.

 

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it

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