Venerdì, 14 Settembre 2012 14:00

IVIE ed IVAFE: le patrimoniale per gli immobili ed i conti all'estero

Si sente in giro di persone che acquistano case all'estero, talvolta dopo un periodo passato a lavorare all'estero (specie i funzionari governativi). Ma non solo: tanti acquistano per mero investimento in posti con maggiori possibilità di profitto. Ma soprattutto sperando di pagare meno tasse che in Italia. Attenzione: indipendentemente dalle tasse applicate dallo stato estero, il residente italiano deve pagare le tasse per l'immobile estero anche in Italia.

Si chiama IVIE, è la tassa sugli immobili detenuti all’estero, assolutamente analoga all'IMU per gli immobili in Italia. Ed è dovuta da tutti coloro che devono presentare dichiarazione dei redditi in italia, cioè i residenti italiani.

Un po' di storia: la manovra "Salva Italia", varata a dicembre 2011, ha introdotto IMU ed IVIE (Imposta sul Valore degli Immobili all'Estero). L'IVIE prevede il pagamento dello 0,76% sul valore degli immobili. Il quale valore si calcola in base al valore catastale dello stesso. In caso, però, si tratti di immobili adibiti ad abitazione principale di soggetti che lavorano all’estero, l’aliquota dell’imposta è ridotta allo 0,40%; inoltre, in tal caso spetta anche una detrazione massima di 200 euro. E’ una vera e propria patrimoniale dovuta sull’immobile detenuto nello stato estero.

Siamo vicini alla scadenza per la presentazione del modello Unico 2012 (scade il prossimo 30 settembre): quest’anno la dichiarazione dei redditi cambia volto per far posto proprio all'IVIE. Infatti, le persone fisiche residenti in Italia che detengono immobili e attività finanziarie all’estero, oltre a compilare il quadro RW sono soggetti anche alla compilazione del quadro RM – Sezione XVI, righi RM 33 e RM 34. Non a caso, il quadro RM del modello Unico 2012 è intitolato “Imposta sugli immobili e attività finanziarie detenute all’estero (art. 19, commi da 13 a 22, D.L. n. 201/11)”. E’ nella sezione XVI del quadro Rm si liquida sia l’IVIE che l’IVAFE (l'Imposta sul Valore delle Attività Finanziarie detenute all’Estero): spesso le due vanno insieme.

Ed arriviamo all'IVAFE: essa è un’imposta dovuta nella misura del 0,1% calcolata sul valore di mercato rilevato all’estero al termine del periodo di imposta, eventualmente utilizzando la documentazione fornita dall’intermediario estero, se disponibile, o utilizzando il valore nominale o di rimborso. In generale colpisce quantomeno chi possiede un conto corrente o libretto all'estero (in genere necessario per qualunque attività all'estero), in dettaglio in Paesi europei o appartenenti allo Spazio Economico Europeo che garantiscono un adeguato scambio di informazioni con l’Italia. Una tassa unica indipendentemente dal traffico finanziario su di esso: 34,20 euro. In pratica, l'aliquota minima per un corrispondente conto in Italia.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

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