Martedì, 05 Maggio 2015 12:17

Italicum, è legge la riforma elettorale

La tanto contestata riforma della legge elettorale è legge. La parola ora al presidente Mattarella. Vediamo intanto cosa succede con l'applicazione di tale norma.

In tanti hanno "sparato contro": dalla minoranza del Partito Democratico, fortemente contraria, con Bersani che invoca un "Dissenso abbastanza ampio", con i grillini che ammoniscono "Mattarella non firmi", Brunetta che epiteta "Legge infame", Giorgetti - Lega Nord - che avvisa "Renzi canta Bella ciao sulle note di Giovinezza" e Fratoianni - SEL - che chiude con "Riforma pessima".

Beh, di fronte a tutti questi pareri contrari l'Italicum è ora il nuovo sistema elettorale, approvato dalla Camera in via definitiva con 334 voti favorevoli, 61 contrari e 4 astenuti. Beninteso, tutte le opposizioni non figurano in questo conto perché, d'intesa tra loro, prima del voto hanno abbandonato l'aula di Montecitorio. Oltretutto, lo scrutinio è stato segreto come richiesto da Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia.

Tanto per la cronaca, subito dopo gli esiti del voto i primi che sono andati a baciare il ministro per le riforme Maria Elena Boschi sono stati Angelino Alfano e Roberta Pinotti. Contenti loro.

Vediamo in breve cosa è stato approvato, per chi ancora non lo sapesse. 

Punto 1: la legge elettorale neoapprovata vale solo per la Camera, quindi non per il Senato, ed entrerà in vigore dal luglio 2016. Ciò in quanto si pensa che nel frattempo verrà approvata la riforma costituzionale che prevede il Senato non più elettivo. Staremo a vedere se questo aspetto rimarrà "monco".

Punto 2: questa legge assegna un premio di maggioranza (340 seggi su 630) alla lista che supera il 40%. Nel caso in cui, invece, nessun partito raggiungesse tale percentuale, si svolgerebbe un secondo turno tra i due partiti più votati per l'assegnazione del premio: insomma, si giocano il premio al ballottaggio. Infine, i partiti che non ottengono tale premio, chiamiamoli perdenti, si ripartiscono i 290 seggi rimanenti sulla base della percentuale di voti.

Punto 3: entrano alla Camera tutti e solo i partiti che superino la soglia di sbarramento del 3%.

Punto 4: l'assegnazione dei seggi della Camera avviene proiettando le percentuali dei partiti ottenuti a livello nazionale su 100 collegi, ed in ognuno di essi sono eletti 6-7 deputati.

Punto 5: nei suddetti 100 collegi ciascun partito presenta una lista di 6-7 candidati: il capolista è bloccato - in altre parole, è eletto in automatico quando scatta il seggio - mentre le preferenze contano solo per gli altri candidati.

Punto 6: sono possibili due sole preferenze, e purché la seconda preferenza sia di genere diverso dalla prima.

Punto 7: le liste dovranno esser composte in modo da alternare uomo a donna. In dettaglio, nell'ambito di ogni circoscrizione - cioè ogni regione - i capilista di un sesso non devono essere superiori al 60% del totale.

Punto 8: è consentito che un candidato si presenti in più collegi, fino ad un massimo di 10. Come dire, basta che una sedia gliela trovino, chissenefrega di quale colore.

Punto 9: la scheda elettorale mostra a fianco del simbolo di ciascun partito il nome del capolista bloccato - così da darne evidenza all'elettore - e due spazi dove scrivere le due eventuali preferenze.

Punto 10: le regioni a statuto speciale di Trentino Alto Adige e Valle d'Aosta. Lì si vota si vota con i collegi uninominali, come succedeva applicando il Mattarellum.

Punto 11: infine, potranno votare per corrispondenza i cittadini italiani che sono all'estero per almeno tre mesi o per motivi di studio  - caso esemplificativo, l'ERASMUS, ma anche per lavoro o per cure mediche.

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