Lunedì, 26 Agosto 2013 17:24

italiani disoccupati, immigrati impiegati

Mentre in spiaggia si parlava solo del "condannato" Berlusconi, qualcuno ben pensava a portare a casa un risultato importante per il suo programma politico. E' ora legge la norma con cui lo Stato assumere impiegati anche se non cittadini italiani, basta che abbiano il permesso di soggiorno o lo status di rifugiati politici. E gli italiani restano disoccupati.

Presto troveremo immigrati tra i docenti nelle scuole, gli infermieri negli ospedali e perché no anche tra gli impiegati comunali. Lo dice la legge, appositamente adattata nei silenzi agostani.

La legge numero 97 del 6 agosto 2013, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 20 agosto, recante "modifiche alla disciplina in materia di accesso ai posti di lavoro presso le pubbliche amministrazioni" modifica l'articolo 38, comma 1, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 come segue:

a) al comma 1, dopo le parole: 'Unione europea' sono inserite le seguenti: 'e i loro familiari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro che siano titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente'

b) dopo il comma 3 sono aggiunti i seguenti: '3-bis. Le disposizioni di cui ai commi 1, 2 e 3 si applicano ai cittadini di Paesi terzi che siano titolari del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo o che siano titolari dello status di rifugiato ovvero dello status di protezione sussidiaria'.

Traduciamo, appunto: anche senza cittadinanza, con il solo permesso di soggiorno o titolati dello status di rifugiato politico, puoi lavorare per lo Stato. Cioè, dopo che gli immigrati hanno provveduto a fare i lavori che gli italiani non vogliono fare, ora saranno titolati a fare anche quelli che agli italiani interessano di più.

La promotrice della proposta di legge rapidissimamente approvata è, chiaramente, la tanto contestata Cécile Kyenge, ministro dell'integrazione. A suo tempo disse che "serve una legge organica sul diritto di asilo. Questa è una delle proposte che intendo portare avanti che sarà la garanzia di accesso per i migranti ai posti nella pubblica amministrazione, su esempio di ciò che furono in le americane 'affermative action', politiche già applicate in Gran Bretagna. L’Emilia Romagna già applica in parte queste possibilità, ma anche molte grandi aziende estere hanno compreso che i migranti possono essere un volano per l'economia nonché referenti privilegiati per dialogare e creare partnership commerciali con i paesi di origine anche nel settore privato".

Come dire: per fare "affari" con un paese estero assicuro il posto statale ad un suo cittadino... tanto per capirci, le "affermative action" a cui si riferisce il ministro sono delle misure di tutela per le minoranze, quote di impiego riservate agli appartenenti ad una minoranza.

Ovvio percepire un certo risentimento nell'apprendere questa notizia: in un momento per l'Italia di profonda, drammatica crisi dagli allucinanti risvolti occupazionali - la disoccupazione giovanile è ormai oltre il 40% - decidere di dare un posto fisso agli immigrati mettendo in coda gli italiani sembra a dir poco inappropriato, con tutto il rispetto per gli immigrati aventi bisogno. Oltretutto, il lavoro pubblico o privato che sia si ottiene in base ad un titolo di merito, e non in base alla appartenenza ad una minoranza benvoluta dal governo del momento. Ma queste sono solo chiacchiere, conta la legge.

 

FONTE: http://www.liberoquotidiano.it

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