Martedì, 20 Agosto 2013 14:00

Italia, un paese di evasori

La Guardia di Finanza sta rendendo noti i risultati della loro azione anti evasione da gennaio ad oggi, circa metà anno. Ovviamente, complice la crisi, l'evasione fiscale sta assumendo le proporzioni di un fenomeno di massa, come una forma di difesa dalla sempre maggiore pressione fiscale. Ma ci sono due miti da sfatare: primo, l'evasione fiscale è un'azione illegale personale, non è una forma di protesta popolare. Secondo, gli evasori non sono solo i meno abbienti, ma anche - e soprattutto, i ricchi professionisti ed imprenditori.

Sono quasi cinquemila gli evasori totali scoperti dalle Fiamme Gialle in questa prima metà dell'anno. Questi signori hanno nascosto al fisco redditi per 17,5 miliardi di euro. Poco meno di duemila di questi, diciamo intorno ad un terzo, sono stati denunciati principalmente nei per omessa dichiarazione dei redditi. Insomma, secondo loro i suddetti miliardi non esistevano proprio,in altre parole loro svolgevano attività imprenditoriali o professionali assolutamente remunerative ma erano completamente sconosciuti al fisco. Quindi, hanno vissuto completamente alle spalle dei soliti "fessi", i contribuenti onesti, ed hanno usufruito di servizi pubblici che non hanno mai contribuito a pagare, magari intestando beni e patrimoni a prestanomi o società di comodo.

Beninteso, l'evasione fiscale è talvolta un corollario che a tanti altri "peccatucci": lo sfruttamento dell'immigrazione clandestina, le frodi in danno del sistema previdenziale e soprattutto lo sfruttamento di manodopera irregolare: quasi 20 mila lavoratori irregolari sono stati identificati dalla Guardia di Finanza, di cui più di 9 mila impiegati completamente in nero (da parte di più di 3 mila datori di lavoro), con fenomeni di caporalato e gravi forme di prevaricazione e violenza in danno di lavoratori (guarda caso immigrati e clandestini, sottopagati e costretti a lavorare in condizioni igienico sanitarie precarie ed in violazione delle norme di sicurezza). E ci sono anche le interposizione di manodopera e fittizi rapporti di lavoro agricolo, finalizzati ad ottenere indebite prestazioni previdenziali, nonché irregolarità legate all'applicazione di forme contrattuali atipiche o flessibili come collaborazioni coordinate e continuative, utilizzo di vouchers e contratti part-time.

Facciamo un paio di esempi: a Torino è stata identificata una società di commercio all'ingrosso di abbigliamento che, occultati redditi per 24 milioni di euro, ha simulato una crisi aziendale (ovviamente inesistente) licenziando 60 dipendenti per nascondere le vendite in nero e mettere al riparo i beni in una nuova società appena costituita. Oppure, a Treviso, dove due night club mascherati da associazioni culturali "no profit", che dichiaravano di occuparsi di promozione del tempo libero ed iniziative di natura culturale e ricreativa (ovviamente a carattere volontario e senza finalità di lucro, dicevano loro), impiegavano 109 lavoratori in nero evadendo le imposte per milioni di euro.

L'economia sommersa è un danno non solo alle casse dello Stato, ma anche alle regole del mercato: crea un illecito vantaggio competitivo ai danni dei lavoratori ed imprenditori onesti che, invece, dichiarano profitti e pagano i contributi ai lavoratori. Per continuare, un altro fenomeno connesso all'economia sommersa è la produzione ed il commercio di falsi: in 6.500 operazioni di controllo del territorio ed indagini anti contraffazione, in media 30 al giorno, la Guardia di Finanza ha ritirato dal mercato 34 milioni di "tarocchi", 27 milioni di prodotti pericolosi e quasi 3 milioni di falsi "made in Italy", sottraendo al giro d’affari dell'economia criminale un valore stimabile in oltre 700 milioni di euro e scoprendo, seguendo la "filiera dei falsi", 400 imprese illecite adibite ad opifici e depositi. 

 

FONTE: http://www.lanotiziagiornale.it

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