Venerdì, 29 Agosto 2014 12:28

Italia in deflazione. prezzi al consumo in calo, disoccupazione alle stelle

Nel '59 i prezzi al consumo calavano, ma eravamo in forte crescita. Da allora, una situazione così non si era mai vista: oggi però il fenomeno deflattivo vuol dire solo brutte notizie: crescita economica zero, disoccupazione alle stelle. Ma come, non eravamo a posto con 80 euro in tasca, non vedevamo la luce in fondo al tunnel? "Ci vuole un po' di sano ottimismo", come no.

Il premier Renzi voleva stupire tutti con il tanto dichiarato consiglio dei ministri "strategico", quello odierno, in cui gli slogan dei mesi scorsi trovavano una soluzione normativa. Intanto però esce in evidenza lo spauracchio tante volte evocato negli ultimi mesi, quello della deflazione. Che, tanto per cambiare, va a braccetto con un nuovo scatto in avanti della disoccupazione.

Questo agosto l’indice dei prezzi al consumo misurato dall'ISTAT ha marcato un calo dello 0,1% rispetto allo stesso mese dello scorso anno: i prezzi hanno invertito la rotta, stavlta sono in calo. E' una amara novità: a luglio scorso salivano ancora, seppur di poco (+0,1%). Beninteso, l'aumento dei prezzi (inflazione) è normale - ovviamente se entro certi limiti - in un'economia in salute.

In realtà, nelle grandi città già a luglio i prezzi al consumo erano in debole calo, e quindi avevamo già il pur debole campanello di allarme che ora, invece, suona come una tendenza generalizzata su scala nazionale. E, beninteso, non succedeva dal 1959 che si verificasse una deflazione. Ma, allora, era accompagnata da una forte crescita: non era il consumo che calava, ma la moneta che si irrobustiva. Non è storia di oggi, però.

Scendono quindi i prezzi del cosiddetto carrello della spesa, cioè l'insieme dei beni essenziali che comprende l'alimentare e i prodotti per la cura della casa e della persona. E' una doccia fredda, anzi gelata per il governo - altro che "lce bucket challenge", la secchiata che Renzi si è autoinflitto.

L'arrivo della della deflazione è una vera batosta per il governo, perchè impatta su molti fronti. Per cominciare, il calo dei prezzi potrebbe sembrare una buona notizia - la spesa costa meno ai consumatori - ma in realtà innesca un circolo vizioso che conduce alla stagnazione dell'economia: il cittadino rimanda gli acquisti più ingenti sperando di poter risparmiare di più nel futuro. Calo dei consumi, quindi.

A valle di ciò, le aziende investono meno e non assumono, visto che la produzione non trova risposta in una domanda di consumo adeguata. Così la disoccupazione sale. Globalmente, con il calo dei consumi e meno lavoro nel Paese circola meno denaro: il motore economico riduce sempre più i giri.

Andando nello specifico dei dati sul lavoro, la situazione è a dir poco allarmante: in luglio il tasso di disoccupazione è tornato a salire toccando il 12,6%, in aumento dello 0,5% sui dodici mesi e dello 0,3% rispetto a giugno. Passando da percentuali a numeri assoluti, significa che a luglio si è registrato un calo di 35mila occupati: in media, si sono persi più di mille posti al giorno. In totale, i senza lavoro sono ad oggi 3 milioni e 220 mila, in aumento del 2,2% rispetto al mese precedente (+69 mila) e del 4,6% su base annua (+143 mila), mentre gli occupati calano a 22,36 milioni.

Pari opportunità, più o meno: rispetto al mese precedente la disoccupazione aumenta sia per la componente maschile (+3,3%), sia per quella femminile (+1%). Anche se rimane un certo divario tra uomini e donne sul mercato del lavoro: in luglio il tasso di occupazione maschile è stato del 64,7%, mentre quello femminile fermo al 46,5% del totale delle donne attive. Ed entrambi i dati sono in calo dello 0,1% sull'anno prima, ovviamente.

Piccola ed unica buona novella, la disoccupazione giovanile è in lieve calo: il tasso scende al 42,9%, cioè -0,8 punti rispetto al mese prima. Resta pur sempre una valore alto, e soprattutto maggiore del 2,9% rispetto al valore registrato a luglio 2013. Per finire coi numeri, notiamo che l'incidenza dei disoccupati della fascia 15-24 anni sulla popolazione di stessa età è pari all'11,8%, in aumento di 0,1 punti rispetto al mese precedente e di 1,1 punti su base annua. 

Per consolarsi uno sguardo oltre frontiera: qanto sopra non è un problema solo italiano. Il rischio deflazione, dopo la frenata di Germania e Francia, è al centro del dibattito europeo, e tutta l'Eurozona auspica si augura un rapido e energico intervento della Banca Centrale Europea sotto la guida di Mario Draghi. L'Italia, in tutto questo, sicuramente fa da "apripista".

Mentre questo articolo viene scritto, si sta riunendo il consiglio dei ministri per dare il via libera al decreto "sblocca Italia" e al pacchetto giustizia. Manca la riforma della scuola, che come noto è stata rimandata a settembre: per il governo troppa carne al fuoco, altrimenti. Chissà quante sorprese che ha in serbo il nostro giovane premier...

FONTE: www.ilfattoquotidiano.it

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