Stampa questa pagina
Venerdì, 26 Febbraio 2016 12:00

investire in titoli: cedola o rendimento?

Una delle differenze tra titoli è la remunerazione, in forma di cedola piuttosto che di rendimento. E dobbiamo avere ben chiaro cosa vuol dire l'una e l'altra quando investiamo in un titolo.

Facciamo un esempio. Partiamo da un'ipotetica società quotata in borsa, che emette un'obbligazione che scade esattamente dopo 3 anni dall'emissione, e che offre una cedola annua del 4%. Vuol dire che la società rimborserà il titolo al 100% del suo valore nominale, e che annualmente l'investitore riceve un premio pari al 4 percento del valore dell'investimento.

Supponiamo allora che l'emissione sia avvenuta ad un prezzo inferiore al valore nominale: ossia, l’investitore in tal caso ottiene oltre alla cedola annuale anche il rendimento derivante dalla differenza tra quanto il titolo gli verrà pagato alla scadenza e quanto l’ha pagato all’emissione. Tale differenza evidentemente si divide nel numero di anni mancanti alla scadenza o alla rivendita anticipata dell’obbligazione (in caso di collocazione nel mercato secondario), sommando il risultato al valore percentuale della cedola.

A questo punto una formula aiuta a capire: ebbene, il rendimento si ottiene dalla seguente formula: r = (C + K/n) / P x 100.

Dove C è la cedola annua (lorda o netta dipende dal tipo di calcolo che s’intende effettuare), K è la differenza - negativa o positiva - tra il prezzo di rimborso o di rivendita e quello di acquisto del titolo, n è il numero degli anni mancanti alla scadenza o alla rivendita e P il prezzo di acquisto del titolo, eventualmente maggiorato delle commissioni.

Bene, ora facciamo due calcoli con i dati dell'esempio di sopra. Abbiamo detto che l’obbligazione è triennale e con cedola (diciamo lorda) del 4%, emessa ad un prezzo di 97 e rivenduta ad un prezzo di 100. Allora, il rendimento sarà (4 + (100-97) / 3) / 97 x 100 = 5,15%.

Come risulta dal conto, infatti, si sommano due fattori di rendimento: la differenza (vantaggiosa, in questo caso) tra il prezzo di acquisto e quello di vendita e ed il valore della cedola.

Facciamo un altro caso: mettiamo che il prezzo di emissione o di acquisto sul mercato secondario fosse sopra la pari, cioè rivendiamo a meno del prezzo di acquisto: otterremmo quindi un rendimento dell’obbligazione inferiore al valore della cedola annua, proprio in quanto il plusvalore pagato dall’investitore all'acquisto abbassa il risultato complessivo dell’operazione vanificando, in parte, il vantaggio della cedola.

Per ultimo, supponiamo che il titolo fosse emesso o acquistato alla pari (cioè comprato a 100 e rivenduto allo stesso valore): evidentemente non si ha differenza tra il valore della cedola e il rendimento.

Beninteso, finona abbiamo effettuato il calcolo con anni residui interi: se siamo invece nel caso di una durata non esattamente ad anni interi ma a frazioni - per esempio mesi - basta fare il conto in mesi e alla fine dividere per 12. Analogamente se si trattasse di giorni, dividendo alla fine per i giorni degli anni (365 a meno di quelli bisestili).

Attenzione anche ai termini: nella terminologia inglese, la cedola si indica con “coupon” mentre il rendimento con “yield”. DIfferenti termini, stesso concetto.

In finale, ricordate la semplice regola: se rendimento > cedola, vuol dire che il titolo è stato emesso sotto la pari (meno di 100): Mentre se rendimento < cedola, vuol dire che il titolo è stato emesso sopra la pari (più di 100). Infine, se rendimento = cedola, vuol dire che il titolo è emesso alla pari (esattamente a 100).

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

Letto 543 volte

Articoli correlati (da tag)