Mercoledì, 29 Giugno 2016 10:47

interpellanza parlamentare: il canone RAI è illegittimo

La tassa più odiata dagli italiani, il canone RAI, nella sua più recente forma di pagamento, in bolletta elettrica, viola la Legge di Stabilità. Perciò, è stata addirittura presentata un’interpellanza parlamentare. Staremo a vedere che succede.

E' il timore di tutti: l'arrivo della bolletta con l'addebito in più del addebiti del canone RAI, secondo il discutibile meccanismo di presunzione del possesso dell’apparecchio televisivo come previsto dalla legge di stabilità 2016. In dettaglio, il meccanismo prevede tale presunzione se nel luogo di residenza è attiva un'utenza elettrica, ma ciò deve essere verificato attraverso l’incrocio dei dati delle anagrafi comunali circa la composizione del nucleo familiare, proprio per evitare che sulla stessa famiglia gravassero doppie imposizioni.

Il punto è tutto lì: non c'è il tempo sufficiente per tali verifiche. Quindi, il Ministero per lo Sviluppo Economico (MISE) e l’Agenzia delle Entrate hanno deciso per un'altra soluzione: prendere i soldi a tutti, se poi qualcuno paga troppo si lamenta. Tradotto, invece di fare i dovuti controlli anagrafici hanno preventivamente attribuito il canone RAI a tutte le utenze residenziali e quindi lasciato il cittadino con l'unica possibilità (ed onere) di comunicare con l’auto dichiarazione il non possesso dell’apparecchio televisivo o la situazione di doppio pagamento, se il canone è già pagato da altro familiare. Evidente mossa che danneggia il contribuente e viola in un solo colpo non solo lo Statuto del Contribuente, ma anche la stessa legge di stabilità.

L'ADUC ha segnalato subito il tutto, e così hanno fatto anche i deputati Alessandro Di Battista, Roberto Fico, Mirella Liuzzi, Vincenzo Caso, Emanuele Scagliusi, Giuseppe L’Abbate e Manlio di Stefano, i quali hanno presentato una interpellanza parlamentare appunto per chiedere al Governo come pensi di rimediare a tali violazioni ed assumere iniziative normative urgenti per posticipare la riscossione in bolletta elettrica del canone RAI, consentendo una corretta e precisa informazione verso i contribuenti.

Nel frattempo, la macchina del fisco procede implacabile: l’Agenzia delle Entrate riscuoterà il canone partendo non dai dati anagrafici - che avrebbero dovuto fornire i comuni - ma dall’intestazione dell’utenza elettrica residenziale. Il quale, come ovvio, non rispecchia l'effettiva residenza dell'intestatario nell’immobile e quindi non tiene conto se egli abbia residenza altrove con il proprio nucleo famiglia, dove magari è già presente qualcuno che paga il canone.

E quindi, come può reagire il contribuente che rischia di pagare doppio? L’intestatario dell’utenza elettrica può inviare una dichiarazione sostitutiva dichiarando di non pagare il canone RAI, non dovuto, poiché viene già pagato da un familiare. Ma ci sono delle conseguenze: il gestore potrebbe procedere al ricalcolo della tariffa elettrica applicata, a partire dagli ultimi 5 anni, secondo una tariffa non più residenziale, e questo vuol dire dover pagare di più. In finale, se tale differenza è maggiore del costo del canone RAI, conviene accettare di pagare il canone, ancorché non dovuto. Già, sembra assurdo ma è il male minore.

Insomma, con questa tattica l’Agenzia delle Entrate pone il cittadino nella condizione di pagare comunque una imposta non dovuta, intromettendosi forzatamente nella gestione di un rapporto contrattuale di tipo privatistico (quello tra il gestore del servizio e l'intestatario della bolletta) favorendo ingiustamente, a seconda del singolo caso, l'erario piuttosto che i gestori elettrici. Non siamo, evidentemente, in uno Stato che difende i diritti dei cittadini.

 

FONTE:https://www.investireoggi.it

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