Mercoledì, 05 Febbraio 2014 16:11

INPS davanti al baratro, pensioni a rischio

E' di ieri la notizia del Presidente dell'INPS, Antonio Mastrapasqua, che si dimette. E' di oggi la notizia, più volte subodorata, che l'INPS versa in acque ben poco tranquille. Per tutti, si concretizza ancora di più l'impotesi che le pensioni del futuro siano a rischio. Come al solito la nave sprofonda un attimo dopo che il suo comandante è calato con la sua scialuppa di salvataggio.

I giornali, ed i media in generale, stanno lavorando alacremente per ritardare il messaggio o semplicemente ammorbidire la pillola. Ma la verità è nei numeri: le pensioni italiane sono a rischio.

Sì, perchè l'INPS chiuderà il 2014 con un patrimonio netto negativo di quantomeno 4,5 miliardi, frutto anche dei debiti ereditati dall'altro carrozzone in rosso, l'INPDAP. Infatti, solo per l'esercizio in corso l'INPS prevede un risultato negativo per 11.997 milioni di euro.

E lo dice l'INPS stesso, in un documento diffuso dall'istituto che sottolinea come, a fronte del trasferimento definitivo delle anticipazioni concesse dallo Stato fino all'esercizio 2011, pari a 25.198 milioni di euro - 21.698 per anticipazioni di bilancio e 3.500 per anticipazioni di tesoreria come previsto dalla legge di stabilità - il risultato economico per l'esercizio 2014 passa da un disavanzo di 11.997 milioni di euro ad un avanzo di esercizio di 13.201 milioni di euro: tranquilli, il buco viene tappato dallo Stato, che si rivale sulla fiscalità generale - tradotto, più tasse per tutti.

Per chi ha creduto alla velina di Mastrapasqua che si dimette perchè ha troppi incarichi e per cartella truccata all'opedale israelitico, tanto che viene addirittura ringraziato per la sua gestione fin qui svolta e la sua "saggia decisione" di fare un passo indietro, si svela che le ragioni delle dimissioni del presidente dell'INPS Antonio Mastrapasqua stanno nei conti disastrosi dell'INPS.

Infatti, per la prima volta nella storia italiana si è giunti a prevedere un buco da 12 miliardi di euro nei conti previdenziali. Un debito enorme da far venire i brividi non solo ai pensionati, ma anche - e soprattutto - ai lavoratori attivi. Certo, come detto lo Stato ci mette oggi una toppa a colori - che poi sono le tasse in più che i contribuenti pagheranno - ma alla lunga lo sbilancio andrà sanato a livello strutturale. Altrimenti...

E tanto per chiarire, le varie riforme pensionistiche – lo dicono fior di esperti in materia – hanno solo rallentato l'acuirsi di una problematica oramai non più sostenibile o differibile.

Tutta colpa della crisi, direbbe qualcuno. Non proprio, però: il problema maggiore è rappresentato dagli assegni previdenziali troppo elevati per una vasta platea di pensionati. Insomma le pensioni d'oro (e di svariate altre sfumature di materiali preziosi), quelle che mai nessun governo ha avuto la volontà di aggredire, sono una delle maggiori cause del deficit dell'INPS: ossia, il male per le casse dell'Istituto è il tremendo sbilancio fra entrate e uscite, l'eccessivo squilibrio tra spesa pensionistica ed entrate contributive. Ancora più chiaro? I pensionati d'oro, di platino e d'argento sono strapagati a fronte di due spiccioli che hanno versato come contributi, e ciò per l'INPS è una costante rimessa.

E così, oggi scopriamo che sono in rosso tutti i fondi gestionali, a cominciare dal quello più più grosso - quello dei lavoratori pubblici dipendenti. Grazie, come detto, a trattamenti previdenziali liquidati senza adeguata copertura contributiva e il sistema di calcolo cosiddetto "retributivo" delle pensioni - quello che hanno goduto i nostri predecessori ma che ora non esiste più per i nuovi pensionati in quanto diventato "contributivo", cioè tanto versi e, se va bene, tanto ritiri.

Qualcuno già chi pensa da tempo a un ridimensionamento delle pensioni dai 1.600 euro mensili in su, come in Grecia o in Portogallo, e parimenti bloccare le rivalutazioni ISTAT degli assegni più pesanti. Altri pensano a un ricalcolo delle pensioni liquidate solo col sistema retributivo in base ai contributi versati. Sicuramente una soluzione più italiana - un aumento delle aliquote contributive a carico dei datori di lavoro e dei lavoratori - sarebbe una misura che farebbe in breve esplodere il governo in carica a partire dalla sua credibilità.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

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